Sicurezza sul lavoro e lavoratori “vintage”

A cura della Redazione

Si stima che i lavoratori di età compresa tra i 55 e i 64 anni nel 2030 sarà oltre il 65%, fattore che deve essere preso in considerazione al momento della valutazione dei rischi.

Di cosa si tratta:

 L’Italia è il Paese più “vecchio” dell’Unione Europea, con metà della popolazione di età media superiore ai 48 anni. Questo dato ha numerosi impatti nella società, tra cui anche la difficoltà di cambio generazionale nel mondo del lavoro e la conseguenza è un aumento dell’età media dei lavoratori. La statistica dimostra come risulti impossibile convertire la tendenza per i prossimi decenni a causa della mancanza di personale giovane.

Ma chi è il lavoratore anziano? Questo aspetto non risulta ben chiarito nelle varie indicazioni, norme tecniche o leggi, poiché ad esempio nella movimentazione manuale dei carichi ci sono dei limiti all’età dei 45 anni, mentre per il rischio di lavoro a video-terminale sopra i 50 anni, ma dall’altra parte l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fissato tale soglia all’età dei 55 anni.

I limiti previsti dalla legge a determinate soglie di età valgono per tutti, ma ci sono altri fattori personali che devono essere presi in considerazione:

  • aumento di alcune patologie (diabete, malattie cardio-vascolari, osteoporosi);
  • aumento dei tempi di recupero;
  • diminuzione del campo visivo;
  • diminuzione dell’equilibrio;
  • aumento dei tempi di reazione;
  • diminuzione della memoria;

L’invecchiamento però non ha conseguenze solo biologiche ma coinvolge anche aspetti psico-sociali; quindi, le azioni per gestire l’aumento dell’età media nel mondo del lavoro vedono coinvolti diversi aspettirevenzione, gestione aziendale e politiche sociali.

D’altro canto, bisogna tenere in considerazione che la presenza di lavoratori “vintage” hanno maggiori conoscenze, competenze, saggezza, percezione olistica e pensiero strategico.

Il compito di tenere in considerazione l’età dei lavoratori al momento della valutazione dei rischi rimane in capo al Datore di Lavoro, il quale è obbligato dalla legge, art.28 del D.lgs 81/2008, a valutare tutti i rischi, compresi quelli connessi alle differenze di età. Ma oltre agli obblighi legislativi deve tenere conto del modello di promozione della salute nei luoghi di lavoro, il Workplace Health Promotion.

Conclusioni:

La particolarità del rischio legato all’aumento dell’età è che ogni lavoratore anziano non costituisce un gruppo omogeneo, perché possono sussistere differenze considerevoli tra persone della stessa età. La valutazione deve tenere in considerazione i requisiti del lavoro in relazione alle capacità e allo stato di salute individuale.

I principali rischi a cui sono esposti i lavoratori anziani riguardano:

  • il lavoro fisico pesante;
  • pericoli connessi al lavoro a turnazione;
  • lavoro in ambienti rumorosi o in condizioni di temperatura bassa o elevata.

Quando la forza lavoro cambia, anche il luogo di lavoro dovrebbe subire delle modifiche, soprattutto a livello organizzativo (frequenza delle pause, turnazione, ergonomia…)

Il benessere delle persone all’interno di una azienda non deriva solo dalla norma, ma rappresenta un vero elemento di sviluppo imprenditoriale.

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