Batterie al litio nei luoghi di lavoro: il rischio incendio che molte aziende stanno ancora sottovalutando
A cura della Redazione
La diffusione di carrelli elevatori, transpallet elettrici, robot mobili e sistemi di accumulo alimentati da batterie agli ioni di litio sta cambiando profondamente la logistica e l’industria. Accanto ai vantaggi operativi emergono però nuovi scenari di rischio, in particolare quello legato agli incendi da fuga termica. La gestione di queste tecnologie richiede una revisione dell’approccio tradizionale alla prevenzione incendi, con particolare attenzione alla valutazione dei rischi, alla formazione degli operatori, alle procedure di emergenza e al monitoraggio continuo delle condizioni delle batterie.
COSA TRATTA
Le batterie agli ioni di litio sono entrate in modo silenzioso ma massiccio nella quotidianità delle aziende. Magazzini automatici, carrelli elevatori, AGV, robot mobili, sistemi di accumulo dell’energia e attrezzature portatili dipendono sempre più da questa tecnologia. La ragione è semplice: offrono elevata autonomia, tempi di ricarica ridotti, assenza di manutenzioni tipiche delle vecchie batterie al piombo e migliori prestazioni operative.
Tuttavia, ogni innovazione introduce nuovi rischi che devono essere compresi e governati. Per il sistema HSE, la vera sfida non è la batteria in sé, ma il cambiamento dello scenario di rischio che essa porta con sé. L'incendio di una batteria al litio non segue infatti le dinamiche tradizionali di molti incendi industriali e richiede competenze specifiche, procedure dedicate e una preparazione adeguata sia tecnica sia organizzativa.
Un RSPP incontrato durante un audit in un centro logistico dell'Italia centrale sintetizzava il problema con una frase tanto semplice quanto efficace: "Abbiamo sostituito le batterie al piombo convinti di eliminare un problema. In realtà abbiamo semplicemente cambiato tipo di rischio". È una considerazione che molte aziende stanno facendo solo ora.
Il fenomeno della fuga termica: quando il rischio accelera
L'evento più temuto nelle batterie agli ioni di litio è la cosiddetta fuga termica, una reazione autoalimentata che può coinvolgere progressivamente le celle presenti all'interno del pacco batteria.
Il fenomeno può avere origine da differenti cause:
- urti, schiacciamenti o danneggiamenti meccanici;
- difetti costruttivi o di assemblaggio;
- sovraccarica o scarica profonda;
- cortocircuiti interni o esterni;
- esposizione a fonti di calore;
- degrado dovuto all'invecchiamento della batteria.
Quando una cella supera determinate condizioni di temperatura e pressione, inizia a sviluppare calore, vapori e gas infiammabili. In molti casi il processo diventa autonomo e può propagarsi rapidamente alle celle vicine. È proprio questa propagazione a rendere complessa la gestione dell'emergenza.
Le temperature raggiungibili sono estremamente elevate e possono favorire l'emissione di sostanze tossiche, corrosive e infiammabili. Nei casi più severi possono verificarsi esplosioni localizzate, proiezione di frammenti e importanti fenomeni di reinnesco anche molte ore dopo l'apparente spegnimento dell'incendio.
Per questo motivo il rischio non termina quando le fiamme si spengono. La fase post-incendio rappresenta spesso uno degli aspetti più delicati dell'intera gestione emergenziale.
Magazzini, logistica e ricarica: dove si concentra il rischio
Nelle realtà industriali moderne le batterie al litio sono particolarmente diffuse nelle attrezzature di movimentazione materiali. Carrelli elevatori, stoccatori, transpallet e robot mobili operano spesso in ambienti caratterizzati dalla presenza di grandi quantità di materiali combustibili, imballaggi e merci accatastate.
La fase più critica risulta generalmente quella della ricarica.
Durante questa attività le batterie sono sottoposte a sollecitazioni elettriche che aumentano la probabilità di anomalie. Proprio per questo molte organizzazioni stanno predisponendo aree dedicate alla ricarica, separate dalle normali attività operative e mantenute libere da materiali combustibili.
L'errore più frequente consiste nel considerare la batteria come un semplice componente elettrico. In realtà occorre trattarla come una sorgente energetica complessa che richiede una gestione integrata tra prevenzione incendi, manutenzione, sicurezza elettrica e organizzazione del lavoro.
Particolare attenzione merita inoltre il livello di carica della batteria. Numerosi studi hanno evidenziato che batterie con elevato stato di carica tendono a sviluppare incendi più intensi e più difficili da controllare. Per questo motivo molte procedure aziendali stanno introducendo specifici limiti operativi e criteri di gestione della ricarica.
Il ruolo della prevenzione: tecnologia e cultura della sicurezza
La prevenzione rappresenta oggi la misura più efficace.
Le organizzazioni più mature stanno investendo in sistemi di monitoraggio continuo delle batterie attraverso Battery Management System evoluti, sensori di temperatura, rilevatori di gas e controlli termografici periodici. La termografia, in particolare, consente di individuare anomalie e punti caldi prima che si trasformino in un principio di incendio.
Anche gli strumenti digitali stanno trovando crescente applicazione. Sistemi di supervisione centralizzati, monitoraggio remoto, manutenzione predittiva e raccolta automatizzata dei dati consentono di intercettare segnali deboli che altrimenti potrebbero passare inosservati.
La tecnologia, da sola, non basta.
Serve personale formato in grado di riconoscere segnali precoci come:
- rigonfiamenti della batteria;
- surriscaldamenti anomali;
- perdite di liquido;
- emissione di odori insoliti;
- rumori di sfiato o crepitio.
Questi indicatori devono essere considerati veri e propri segnali di allarme e attivare immediatamente procedure predefinite.
Gestire l'emergenza: serve un approccio diverso
Gli incendi che coinvolgono batterie al litio richiedono strategie differenti rispetto agli incendi convenzionali.
L'obiettivo principale non consiste soltanto nello spegnimento delle fiamme visibili, ma soprattutto nel raffreddamento delle celle e nella prevenzione della propagazione della fuga termica.
Le evidenze tecniche disponibili indicano che gli agenti estinguenti a base acquosa risultano generalmente i più efficaci sotto il profilo del raffreddamento. Tuttavia ogni situazione deve essere valutata considerando dimensioni del sistema, accessibilità della batteria, presenza di persone e caratteristiche dell'ambiente.
Nei contesti industriali avanzati stanno inoltre trovando applicazione:
- sistemi automatici di rivelazione incendio dedicati;
- rilevatori di gas specifici;
- monitoraggio termografico continuo;
- estintori progettati per incendi che coinvolgono batterie agli ioni di litio;
- procedure di isolamento e quarantena delle batterie danneggiate.
Una criticità spesso trascurata riguarda la riaccensione. Una batteria apparentemente stabilizzata può manifestare nuovi fenomeni di surriscaldamento anche a distanza di giorni. Per questo la sorveglianza post-evento deve essere pianificata e documentata.
Nuovi rischi, nuove competenze per la funzione HSE
L'espansione della mobilità elettrica industriale e dei sistemi di accumulo rende inevitabile una crescita dell'esposizione al rischio associato alle batterie al litio.
Per RSPP, HSE Manager e HR Manager il tema non può più essere trattato come una problematica specialistica confinata ai responsabili antincendio. La gestione coinvolge infatti valutazione dei rischi, formazione, organizzazione del lavoro, manutenzione, gestione degli appalti, emergenze e continuità operativa.
Le aziende che stanno ottenendo i risultati migliori sono quelle che hanno integrato la gestione delle batterie nei processi ordinari di sicurezza, evitando di trattarle come un rischio separato.
La vera differenza non la farà la batteria più sicura disponibile sul mercato, ma la capacità dell'organizzazione di riconoscere tempestivamente i segnali di degrado, monitorare i parametri critici e intervenire prima che una criticità si trasformi in emergenza.
MODIFICHE AL DVR
Il tema richiede una verifica del Documento di Valutazione dei Rischi nei casi in cui siano presenti:
- carrelli elevatori, transpallet o mezzi alimentati da batterie agli ioni di litio;
- sistemi di accumulo energia (BESS);
- robot mobili autonomi (AMR/AGV);
- aree dedicate alla ricarica delle batterie;
- attività di stoccaggio, manutenzione o sostituzione batterie.
La revisione del DVR dovrebbe valutare specificamente:
- rischio incendio da fuga termica;
- rischio elettrico associato alle batterie ad alta tensione;
- emissione di gas tossici e corrosivi;
- possibili atmosfere esplosive derivanti dall'accumulo di gas;
- gestione delle emergenze e della fase post-incendio.
PROCEDURE DI SICUREZZA
L'introduzione o la diffusione di batterie agli ioni di litio in azienda può rendere necessaria la predisposizione o l'aggiornamento delle seguenti procedure:
- procedura di ricarica delle batterie;
- procedura di controllo visivo e segnalazione anomalie;
- procedura per la gestione di batterie danneggiate;
- procedura di emergenza in caso di surriscaldamento o principio d'incendio;
- procedura di isolamento e sorveglianza post-incendio;
- procedura per stoccaggio temporaneo e smaltimento di batterie compromesse.
COSA DICE LA LEGGE
La gestione del rischio incendio legato alle batterie al litio deve essere ricondotta principalmente alla normativa italiana ed europea vigente:
- D.Lgs. 81/2008, articoli 15, 17, 18, 28, 43 e 46, in materia di valutazione dei rischi, prevenzione incendi, gestione delle emergenze e formazione dei lavoratori.
- D.M. 3 settembre 2021 e D.M. 2 settembre 2021, relativi alla gestione della sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro e alla formazione degli addetti antincendio.
- Codice di Prevenzione Incendi (D.M. 3 agosto 2015 e successive modifiche).
- Regolamento (UE) 2023/1542 sulle batterie e sui rifiuti di batterie, che introduce requisiti lungo l'intero ciclo di vita del prodotto.
- Norme tecniche CEI applicabili a impianti elettrici, sistemi di accumulo e infrastrutture di ricarica.
- Normativa ADR per il trasporto di batterie danneggiate o potenzialmente pericolose.
Il datore di lavoro deve dimostrare di aver valutato il rischio specifico associato alle batterie presenti in azienda e di aver adottato misure tecniche, organizzative e procedurali coerenti con lo stato dell'arte.
INDICAZIONI OPERATIVE
- Censire tutte le batterie al litio presenti in azienda, indicando tipologia, capacità, ubicazione e modalità di utilizzo.
- Creare aree di ricarica dedicate, segregate e mantenute prive di materiali combustibili nel raggio di sicurezza definito.
- Eseguire controlli termografici periodici documentati e monitorarne l'andamento nel tempo.
- Formare il 100% degli operatori che utilizzano attrezzature alimentate a batterie al litio e verificare l'apprendimento mediante prove pratiche.
- Introdurre una procedura di segnalazione immediata per ogni anomalia rilevata sulle batterie.
- Verificare trimestralmente l'efficienza di estintori, impianti di rivelazione e procedure di emergenza dedicate.
- Integrare nei software HSE aziendali il monitoraggio dello stato delle batterie, delle manutenzioni e delle anomalie rilevate.
- Definire KPI misurabili: numero anomalie rilevate, tempi di intervento, percentuale di personale formato e rispetto dei programmi manutentivi.
- Sviluppare un piano pluriennale di aggiornamento tecnologico delle attrezzature e dei sistemi di monitoraggio.
- Utilizzare i dati raccolti per costruire modelli previsionali che consentano interventi preventivi prima dell'insorgenza di condizioni critiche.
IL 20% CHE CONTA (PER L’80% DEI RISULTATI)
A. Le fasi di ricarica rappresentano il momento di maggiore attenzione operativa.
B. Urti, surriscaldamenti e anomalie elettriche sono i principali fattori che possono innescare la fuga termica.
C. Il raffreddamento precoce delle celle è spesso più importante dello spegnimento delle sole fiamme visibili.
D. Formazione, procedure e monitoraggio continuo riducono drasticamente la probabilità di eventi gravi.
E. Sistemi digitali di supervisione, termografia e manutenzione predittiva permettono di intercettare criticità prima dell'emergenza.
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