Biossido di titanio: Inail fa il punto su esposizione e rischi per la salute
A cura della Redazione
Il biossido di titanio (TiO₂) è ampiamente utilizzato in numerosi settori industriali, dalle vernici alle plastiche, fino ai cosmetici e alle applicazioni tecnologiche. Una nuova pubblicazione Inail fa il punto sulle principali modalità di esposizione e sui possibili effetti sulla salute, alla luce anche della recente evoluzione normativa europea. Dopo l’annullamento definitivo della classificazione armonizzata come sostanza sospettata di provocare il cancro per inalazione, il quadro scientifico resta, infatti, caratterizzato da alcune incertezze, soprattutto per quanto riguarda le particelle di dimensioni nanometriche.
Di cosa tratta:
Il biossido di titanio è un composto inorganico impiegato soprattutto come pigmento bianco, grazie alla sua stabilità chimica, al potere coprente e all’elevato indice di rifrazione. Le principali forme di interesse applicativo sono il rutilo e l’anatasio, mentre sul piano dimensionale occorre distinguere tra TiO₂ micrometrico e nanometrico, caratterizzati da proprietà e comportamenti differenti.
Il documento Inail dedica particolare attenzione all’evoluzione della classificazione della sostanza. Nel 2020 il Regolamento delegato (UE) 2020/217 aveva classificato il TiO₂ in polvere contenente almeno l’1% di particelle con diametro aerodinamico pari o inferiore a 10 μm come cancerogeno di categoria 2 per inalazione (H351). La classificazione era entrata in vigore nel 2021, ma è stata successivamente annullata dal Tribunale dell’Unione europea. In seguito ad alcuni dibattimenti, il 1° agosto 2025 la Corte di giustizia dell’UE ha respinto gli appelli della Commissione europea e della Francia, rendendo definitivo l’annullamento.
La rimozione della classificazione armonizzata non significa però assenza di rischio. In ambito occupazionale, la principale via di esposizione è rappresentata dall’inalazione delle polveri fini e ultrafini generate nelle attività di produzione, manipolazione e lavorazione. Particolare attenzione è rivolta alla frazione nanometrica, maggiormente studiata sotto il profilo tossicologico.
Gli effetti sulla salute:
Le evidenze scientifiche disponibili non forniscono, allo stato attuale, un quadro univoco. Gli studi epidemiologici sui lavoratori esposti al TiO₂ hanno prodotto risultati contrastanti.
Alcune indagini non hanno rilevato incrementi significativi della mortalità per tumore polmonare, mentre altre analisi hanno individuato associazioni con il tumore del polmone, soprattutto per esposizioni più elevate. Nel complesso, tuttavia, non è stata dimostrata una chiara relazione dose-risposta tale da consentire di attribuire con certezza un effetto cancerogeno all’esposizione professionale.
Più rilevanti appaiono le incertezze relative alle nanoparticelle di TiO₂, che presentano una maggiore superficie specifica e una maggiore reattività. Studi sperimentali evidenziano possibili meccanismi basati sulla produzione di specie reattive dell’ossigeno, stress ossidativo, infiammazione e danno cellulare.
Il documento sottolinea, inoltre, che la letteratura scientifica non permette ancora di definire con precisione soglie di esposizione, relazioni dose-risposta ed effetti a lungo termine. In Italia, in particolare, non è previsto uno specifico VLEP nazionale per il TiO₂.
Indicazioni operative:
Inail richiama la necessità di mantenere un approccio cautelativo nelle attività che possono determinare la dispersione di polveri di TiO₂. La prevenzione dovrebbe privilegiare:
- il confinamento dei processi polverosi e ventilazione localizzata;
- l’automazione delle lavorazioni quando possibile;
- la corretta gestione della pulizia degli ambienti, evitando la risospensione delle polveri;
- il monitoraggio periodico delle concentrazioni aerodisperse;
- la formazione dei lavoratori sulle corrette modalità di manipolazione e stoccaggio;
- l’utilizzo di adeguati DPI respiratori con filtri ad alta efficienza quando le misure collettive non risultano sufficienti.
Sul piano aziendale, l’annullamento della classificazione armonizzata non dovrebbe tradursi in una riduzione delle misure di prevenzione già adottate. La valutazione del rischio deve continuare a considerare le caratteristiche della sostanza utilizzata, la granulometria, le quantità manipolate, le modalità operative e la concreta possibilità di formazione di aerosol o polveri respirabili.
Conclusioni:
Il quadro normativo sul biossido di titanio è cambiato sensibilmente negli ultimi. In definitiva, il TiO₂ non è classificato a livello armonizzato come cancerogeno di categoria 2 per inalazione. Tuttavia, restano aperte diverse questioni scientifiche, soprattutto con riferimento alle nanoparticelle e agli effetti delle esposizioni prolungate.
Nelle organizzazioni che utilizzano il TiO₂, resta centrale il controllo dell’esposizione professionale, attraverso misure tecniche, organizzative e di monitoraggio coerenti con le effettive modalità di utilizzo della sostanza.
Per maggiori approfondimenti si allega il factsheet INAIL.
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