Dalla compliance alla competitività: il valore strategico della sostenibilità
A cura della Redazione
L’Europa sta affrontando un periodo di grande incertezza e cambiamenti continui, fra l’innovazione tecnologica dirompente, la crescita dell’inflazione, la crisi energetica e il cambiamento climatico. In una recente pubblicazione l’Agenzia Europea per l’Ambiente sottolinea come puntare alla sostenibilità può aumentare la competitività, invece di ostacolarla.
Cosa tratta:
Il rapporto di ottobre 2026 dell’AEA “Competitive by nature – Europe’s long-term competitiveness through the lens of sustainability” propone un cambio di prospettiva: la sostenibilità ambientale non dovrebbe essere considerata semplicemente un costo o un ostacolo alla crescita, ma un elemento trainante dell’economia in Europa.
Cambiamento climatico, dipendenza dall’esportazione da fuori UE di materie prime e instabilità geopolitica posso avere un impatto diretto sulla produttività, sugli investimenti e la continuità delle catene di approvvigionamento.
Puntare ad una competitività sostenibile, secondo l’AEA, vuol dire creare valore economico, salvaguardando allo stesso tempo capitale sociale e risorse naturali. Ciò necessita però di politiche mirate e riforme strutturali, che non spostano semplicemente il problema da un settore da un altro.
Le quattro leve della competitività sostenibile
L’analisi dell’AEA individua quattro ambiti su cui lavorare:
- Economia circolare ed efficienza delle risorse: ridurre l'impiego di risorse primarie, prolungare la vita dei prodotti, favorire riparazione, riutilizzo, ricondizionamento e riciclo significa diminuire sia gli impatti ambientali sia la dipendenza europea dai mercati internazionali delle materie prime.
- Decarbonizzazione ed elettrificazione: elettrificazione, efficienza energetica e fonti rinnovabili possono ridurre la dipendenza europea dai combustibili fossili importati e dall'instabilità dei relativi prezzi.
- Adattamento climatico e resilienza: l’adattamento non viene più interpretato solo come una spesa necessaria a riparare i danni climatici già avvenuti, ma come un investimento che protegge la capacità produttiva. Fra il 2021 e il 2024 gli eventi estremi hanno causato danni per 208 miliardi di euro solo in UE.
- Protezione e ripristino della natura: suolo, acqua, biodiversità e altre risorse naturali sono indispensabili per la produttività di molte imprese. Il rapporto rileva che il 72% delle imprese dell'area euro dipende fortemente da almeno un servizio ecosistemico.
Le criticità attuali
Nonostante sia riconosciuta come fondamentale per molte organizzazioni, la transizione ecologica ancora fatica a decollare e incontra alcune criticità oggettive.
La crescita dell’economia circolare è lenta: il tasso di utilizzo circolare dei materiali nell’UE è passato dal 10,7% nel 2010 al 12,2% nel 2024, ben lontano dagli obiettivi indicati per il 2030.
L’abbandono delle fonti di energia fossili, inoltre, richiede di investire su tecnologie che necessitano di altre materie prima critiche.
Guardare al 2040
L’AEA prova ad immagine cinque differenti scenari per il 2040, senza la pretesa di fare previsioni, ma analizzando quali strategie potrebbe funzionare meglio per il futuro.
Dall’analisi, emergono le sei strategie più robusto su cui puntare senza indugio, definite “no-regret”:
- Far crescere l’economia circolare ed l’efficienza nell'uso delle risorse;
- Investire nell'adattamento al cambiamento climatico;
- Sviluppare in Europa il potenziale dell’IA, del calcolo avanzato e delle biotecnologie di nuova generazione;
- Rafforzare competenze e investire in istruzione e formazione sulle nuove tecnologie;
- Sostenere coesione sociale, fiducia e quadri regolatori efficaci;
- Mantenere un ruolo attivo dell'UE nella definizione degli standard internazionali e nelle istituzioni multilaterali.
Conclusioni
L’AEA evidenzia come con le giuste strategie, le soluzioni sostenibili possano diminuire l’impatto ambientale e far crescere la competitività delle imprese allo stesso tempo. Tuttavia, la sostenibilità competitiva richiede una valutazione integrata del ciclo di vita, dei rischi climatici, delle dipendenze dalle risorse e delle conseguenze ambientali degli investimenti.
In allegato il rapporto AEA in lingua inglese.
COSA DICE LA LEGGE
- Regolamento (UE) 2024/1781 (Ecodesign);
- Direttiva (UE) 2024/1799 sul diritto alla riparazione;
- Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR);
- Regolamento (UE) 2023/1542 sulle batterie;
- Regolamento (UE) 2024/1252 (Critical Raw Materials Act).
INDICAZIONI OPERATIVE
Alcuni suggerimenti per le organizzazioni che intendono adottare simili strategie per migliorare impatto ambientale e competitività:
- Valutare l’impatto dell’intero ciclo di vita dei prodotti e dei servizi.
- Integrare la circolarità nella progettazione, considerando durabilità, manutenzione, riparazione, riutilizzo, ricondizionamento, possibilità di disassemblaggio e recuperabilità dei materiali, anziché limitarsi alla gestione a fine vita.
- Valutare alternative alle materie prime attualmente utilizzate, sia in termini di impatto ambientale, ad esempio scegliendo materiali riciclati, sia in termini di continuità dell’approvvigionamento, preferendo forniture da paesi meno instabili;
- Adottare sistemi digitali di tracciabilità dei prodotti e dei materiali.
- Integrare il rischio climatico nelle proprie valutazioni, sia per aspetti HSE che per le decisioni sugli investimenti di lunga durata.
- Adottare sistemi di gestione ambientali e energetici integrati.
- Monitorare e tracciare l’andamento delle performance ambientali, energetiche e finanziarie.
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Allegati
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