Leadership della sicurezza: perché l’intelligenza emotiva sta diventando una competenza decisiva per RSPP e HSE Manager

A cura della Redazione

Nel mondo della salute e sicurezza sul lavoro, la competenza tecnica da sola non basta più. Le organizzazioni moderne richiedono professionisti capaci di influenzare comportamenti, costruire consenso, gestire il cambiamento e favorire la partecipazione delle persone. In questo contesto, l’intelligenza emotiva emerge come una delle competenze più strategiche per RSPP, HSE Manager e professionisti delle risorse umane. Comprendere le dinamiche relazionali, gestire lo stress e sviluppare fiducia può trasformare l’efficacia delle iniziative di prevenzione, contribuendo a creare ambienti di lavoro più sicuri, collaborativi e resilienti.

La sicurezza non è solo tecnica: è prima di tutto relazione

Per molti anni il mondo della prevenzione ha concentrato la propria attenzione principalmente sugli aspetti normativi, tecnici e procedurali. Questa impostazione ha certamente portato benefici importanti in termini di controllo dei rischi, conformità legislativa e riduzione degli infortuni. Tuttavia, l'evoluzione delle organizzazioni e la crescente complessità degli ambienti di lavoro stanno evidenziando una realtà spesso sottovalutata: la sicurezza dipende anche dalla capacità di influenzare le persone.

Chi opera nella funzione HSE si trova quotidianamente a dialogare con direzione aziendale, responsabili di produzione, manutentori, lavoratori, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, consulenti esterni e personale HR. In molti casi deve promuovere cambiamenti organizzativi senza disporre di un'autorità gerarchica diretta nei confronti delle persone coinvolte.

Proprio per questo motivo emerge una competenza che fino a pochi anni fa veniva considerata marginale: l'intelligenza emotiva.

La capacità di comprendere le proprie emozioni e quelle degli altri, gestire situazioni conflittuali, affrontare resistenze al cambiamento e costruire relazioni basate sulla fiducia rappresenta oggi un fattore determinante per il successo di qualsiasi programma di sicurezza.

In altre parole, la prevenzione moderna non consiste soltanto nel conoscere un rischio, ma anche nel saper guidare le persone verso comportamenti più sicuri.

L'intelligenza emotiva come strumento di prevenzione

Quando si parla di intelligenza emotiva si fa riferimento alla capacità di riconoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni, oltre a saper interpretare e influenzare quelle altrui.

Per un professionista della sicurezza questa competenza assume un valore concreto e operativo. Pensiamo all'introduzione di una nuova procedura, all'adozione di un nuovo dispositivo di protezione individuale oppure alla gestione delle conseguenze di un incidente. In tutte queste situazioni il fattore umano è decisivo.

Molte iniziative HSE tecnicamente corrette falliscono non perché siano sbagliate, ma perché non riescono a ottenere adesione e coinvolgimento.

Il professionista della sicurezza si trova spesso a dover:

  • convincere la direzione a investire in misure preventive;
  • ottenere la collaborazione delle funzioni HR;
  • favorire la partecipazione dei lavoratori;
  • supportare i dirigenti e i preposti nella gestione operativa dei rischi.

Ogni decisione organizzativa ha infatti una componente emotiva che influenza la percezione del rischio, il livello di fiducia e la disponibilità al cambiamento.

La costruzione di una cultura positiva della sicurezza passa quindi attraverso competenze relazionali che consentano di trasformare gli obblighi normativi in comportamenti spontanei e condivisi.

Le cinque competenze che distinguono un safety leader efficace

L'evoluzione della figura dell'HSE Manager sta progressivamente spostando l'attenzione da un ruolo prevalentemente ispettivo verso una funzione di leadership organizzativa.

Tra le competenze più rilevanti emergono cinque dimensioni fondamentali.

La prima riguarda la consapevolezza di sé. Un professionista della sicurezza deve conoscere i propri punti di forza, le proprie reazioni e i propri limiti, soprattutto nei momenti di pressione.

La seconda concerne la capacità di comunicazione. Le stesse informazioni possono generare adesione o resistenza a seconda di come vengono trasmesse. La comunicazione efficace rappresenta quindi una leva strategica nella gestione dei rischi.

Una terza area riguarda la costruzione di relazioni di fiducia. Le persone tendono a segnalare anomalie, near miss e situazioni pericolose solo quando percepiscono un clima organizzativo aperto e privo di atteggiamenti punitivi.

Particolarmente importante è poi la capacità decisionale. Chi opera nella sicurezza deve spesso assumere decisioni rapide in contesti caratterizzati da informazioni incomplete, pressioni produttive e necessità di bilanciare esigenze differenti.

Infine emerge la gestione dello stress, elemento cruciale soprattutto in occasione di emergenze, infortuni, audit, ispezioni degli enti di controllo o situazioni di crisi aziendale.

Queste competenze non sostituiscono la preparazione tecnica, ma la completano e ne amplificano l'efficacia.

Dalla cultura della conformità alla cultura del coinvolgimento

Le aziende più evolute stanno progressivamente superando una visione della sicurezza centrata esclusivamente sul rispetto delle regole.

L'obiettivo non è più soltanto evitare sanzioni o mantenere la conformità normativa, ma costruire una cultura in cui le persone partecipino attivamente alla prevenzione.

In questo percorso diventano fondamentali l'ascolto, il dialogo, il feedback e la valorizzazione delle segnalazioni provenienti dal campo.

Le nuove tecnologie possono supportare questo cambiamento. Sistemi digitali di raccolta delle segnalazioni, piattaforme per il monitoraggio dei near miss, applicazioni per la formazione continua e strumenti di analisi dei dati consentono infatti di rafforzare la partecipazione dei lavoratori e migliorare la qualità delle decisioni.

La digitalizzazione, tuttavia, produce risultati duraturi solo quando è accompagnata da una reale evoluzione culturale e organizzativa.

Le organizzazioni che riescono a integrare competenze tecniche, relazionali e digitali sviluppano generalmente sistemi di gestione della sicurezza più maturi, resilienti e capaci di adattarsi alle sfide future.

Il ruolo strategico delle risorse umane

L'intelligenza emotiva non riguarda esclusivamente i professionisti HSE. Anche le funzioni HR svolgono un ruolo fondamentale nel consolidamento della cultura della sicurezza.

Processi di inserimento, formazione, sviluppo delle competenze, valutazione delle prestazioni, gestione del benessere organizzativo e supporto ai lavoratori devono essere progettati considerando anche gli aspetti comportamentali e relazionali.

La collaborazione tra HR e HSE rappresenta oggi una delle più importanti opportunità di miglioramento per le organizzazioni.

Laddove queste due funzioni lavorano in modo integrato, aumenta la capacità dell'azienda di intercettare segnali deboli, prevenire comportamenti a rischio, gestire situazioni di stress lavoro-correlato e promuovere ambienti di lavoro più sicuri e sostenibili.

MODIFICHE AL DVR

L'argomento trattato può richiedere una rivalutazione di alcuni aspetti del Documento di Valutazione dei Rischi, in particolare:

  • valutazione e gestione dei rischi psicosociali;
  • stress lavoro-correlato;
  • gestione dei cambiamenti organizzativi;
  • fattori umani ed errori comportamentali;
  • qualità della comunicazione interna in materia di sicurezza;
  • processi di segnalazione di near miss e comportamenti insicuri.

Potrebbe inoltre risultare opportuno documentare nel DVR le iniziative formative finalizzate allo sviluppo delle competenze non tecniche dei soggetti con responsabilità in materia di salute e sicurezza.

PROCEDURE DI SICUREZZA

L'integrazione delle competenze relazionali nei sistemi di gestione può portare all'aggiornamento o alla creazione di procedure dedicate a:

  • gestione delle segnalazioni e dei near miss;
  • comunicazione degli incidenti e degli eventi potenzialmente pericolosi;
  • gestione dei cambiamenti organizzativi;
  • programmi di safety leadership per dirigenti e preposti;
  • feedback strutturato sui comportamenti sicuri e insicuri;
  • gestione dello stress nelle situazioni emergenziali.

COSA DICE LA LEGGE

La normativa italiana ed europea non disciplina espressamente l'intelligenza emotiva come requisito professionale, ma diversi obblighi legislativi richiamano indirettamente l'importanza delle competenze relazionali e organizzative.

  • Il D.Lgs. 81/2008 attribuisce rilevanza alla formazione, informazione e addestramento dei lavoratori.
  • Il datore di lavoro deve organizzare la prevenzione considerando fattori tecnici, organizzativi e umani.
  • La valutazione dei rischi deve comprendere lo stress lavoro-correlato.
  • I dirigenti e i preposti sono chiamati a svolgere funzioni di vigilanza, coordinamento e gestione delle persone.
  • Le normative europee in materia di salute e sicurezza richiedono il miglioramento continuo delle condizioni di lavoro e la partecipazione dei lavoratori ai processi di prevenzione.
  • La norma UNI ISO 45001 valorizza leadership, consultazione dei lavoratori, partecipazione attiva, comunicazione e cultura organizzativa come elementi essenziali di un sistema di gestione efficace.

INDICAZIONI OPERATIVE

  1. Misurare annualmente il livello di cultura della sicurezza attraverso survey strutturate con indicatori quantitativi.
  2. Inserire moduli dedicati a leadership, comunicazione e gestione delle relazioni nei piani formativi di dirigenti, preposti e HSE Manager.
  3. Definire KPI relativi alla qualità delle segnalazioni di near miss e al livello di partecipazione dei lavoratori.
  4. Introdurre momenti periodici di ascolto operativo tra management, HSE e personale di linea.
  5. Monitorare il clima organizzativo e individuare precocemente segnali di stress o disimpegno.
  6. Utilizzare strumenti digitali per raccogliere osservazioni, suggerimenti e segnalazioni in tempo reale.
  7. Integrare indicatori comportamentali nei programmi di audit interni.
  8. Valutare l'efficacia delle iniziative di sicurezza anche attraverso metriche di coinvolgimento del personale.
  9. Sviluppare percorsi strutturati di safety leadership per responsabili di funzione e figure chiave.
  10. Costruire una strategia integrata HR-HSE orientata alla crescita della cultura organizzativa della prevenzione, definendo obiettivi misurabili e verificabili nel tempo.

IL 20% CHE CONTA (PER L’80% DEI RISULTATI)

A. La competenza tecnica senza capacità di influenza raramente genera cambiamenti duraturi.

B. La fiducia rappresenta uno dei principali fattori abilitanti della cultura della sicurezza.

C. Comunicazione, ascolto e gestione delle relazioni incidono direttamente sui comportamenti sicuri.

D. HSE e HR devono operare come partner strategici nello sviluppo della prevenzione.

E. Digitalizzazione, leadership e coinvolgimento delle persone costituiscono una combinazione ad alto impatto per il miglioramento continuo.

Riproduzione riservata ©