Malattie professionali nel comparto alimentare: dati e sfide future

A cura della Redazione

Lavorazioni ripetitive e movimentazione dei carichi: i principali fattori di rischio nel comparto alimentare

 

Cosa tratta?

La divisione Ateco C10 Industrie alimentari è uno dei pilastri storici e più dinamici dell'economia italiana. Dietro i successi e l'eccellenza dei prodotti che arrivano sulle nostre tavole, c'è il lavoro quotidiano di migliaia di professionisti.

Nel quinquennio 2020-2024 le denunce di malattie professionali delle Industrie alimentari, rappresentano mediamente più del 15% di tutte le attività manifatturiere ed evidenziano un andamento in crescita, come per tutto il settore.

Oltre l'80% delle malattie si concentra in tre precise filiere: la lavorazione delle carni (quasi il 49% dei casi), i prodotti da forno e farinacei (circa il 26%) e l’industria lattiero-casearia (poco meno dell'8%).

Se guardiamo nello specifico l’anno 2024, abbiamo 2.474 denunce di malattie professionali, di cui, 1.208 relative alla lavorazione delle carni, 682 relative ai prodotti da forno e farinacei e 177 relativi all’industria lattiero-casearia.

Ritornando al quinquennio 2020-2024, analizzando il fenomeno per genere e fascia di età, si nota subito che l’andamento è simile per i due sessi e che più della metà delle denunce avviene per un’età superiore ai 50 anni (quasi il 70% per le femmine e più del 75% per i maschi), nello specifico la fascia di età più colpita è quella fra i 50 e 59 anni.

Passando alle denunce pervenute all’Istituto per luogo di nascita del tecnopatico, quelle presentate da lavoratori nati all'estero rappresentano mediamente il 20% del totale e almeno 7 su 10 di queste riguardano cittadini extra-UE.

Entrando quindi nel dettaglio delle patologie e considerando la distinzione per Icd-10 sempre per il quinquennio 2020-2024, sono le malattie del sistema osteomuscolare la nota dolente del settore: i movimenti ripetitivi ad alta frequenza e la movimentazione manuale dei carichi fanno sì che questa patologia conti più dei 3/4 delle denunce.

In particolare, le affezioni che interessano la spalla, (con in testa la sindrome della cuffia dei rotatori e le relative lesioni tendinee) unite alle problematiche del gomito, come l'epicondilite mediale, rappresentano quasi il 44% delle segnalazioni complessive nel comparto.

Accanto alle problematiche degli arti superiori, un'altra area da monitorare con grande attenzione è quella della colonna vertebrale: le patologie legate alla schiena (la degenerazione dei dischi intervertebrali, le ernie e le relative radicolopatie), rappresentano il 24% del totale delle malattie del sistema osteomuscolare (più dell’86% delle sole dorsopatie).

Per quanto concerne, invece, le malattie del sistema nervoso quasi il 90% riguarda la sindrome del tunnel carpale.

Al di fuori di questo perimetro di disturbi fisici, non vanno comunque trascurati, seppur con incidenze percentuali minori, i fattori di rischio ambientali tipici di alcune filiere del comparto, come le sollecitazioni acustiche dovute alla presenza dei macchinari di produzione, o i disturbi alle vie respiratorie.

I dati confermano che le malattie professionali nelle industrie alimentari continuano a essere strettamente legate ai rischi ergonomici, in particolare ai movimenti ripetitivi e alla movimentazione manuale dei carichi. Per le organizzazioni del settore diventa quindi fondamentale integrare la valutazione dei rischi con un approccio ergonomico strutturato, capace di coniugare tutela della salute, efficienza produttiva e sostenibilità del lavoro nel lungo periodo.

 

Cosa dice la legge?

  • D.Lgs. 81/2008: impone al datore di lavoro l'obbligo di valutare tutti i rischi presenti nei luoghi di lavoro e di adottare misure tecniche, organizzative e procedurali adeguate alla loro riduzione;

o   Titolo VI: specifiche disposizioni dedicate alla movimentazione manuale dei carichi e alle attività caratterizzate da movimenti ripetitivi degli arti superiori;

o   Titolo VIII, Capo II: specifiche disposizioni dedicate ai lavoratori esposti al rumore.

  • UNI ISO 11228-1:2022: Ergonomia. Movimentazione manuale. Sollevamento, abbassamento e trasporto.
  • UNI ISO 11228-2: 2009: Ergonomia. Movimentazione manuale. Attività di traino e spinta.
  • UNI ISO 11228-3: 2026: Ergonomia. Movimentazione manuale. Movimenti ripetitivi degli arti superiori.

 

Indicazioni operative

  • Analizzare con attenzione le postazioni più gravose: le aziende dovrebbero individuare le mansioni caratterizzate da elevata ripetitività dei movimenti, forza applicata, posture incongrue o movimentazione frequente dei carichi. Una valutazione ergonomica approfondita consente di individuare le criticità prima che si trasformino in malattie professionali.
  • Ridurre la ripetitività attraverso l'organizzazione del lavoro: la rotazione del personale tra attività differenti, ove tecnicamente possibile, può contribuire a limitare il sovraccarico biomeccanico degli stessi distretti corporei. L'alternanza delle mansioni rappresenta una delle misure più efficaci per contenere il rischio di patologie agli arti superiori.
  • Investire nell'ergonomia delle attrezzature e delle postazioni: l'impiego di sistemi di sollevamento, nastri trasportatori, tavoli regolabili in altezza e utensili ergonomici può ridurre significativamente gli sforzi richiesti ai lavoratori, diminuendo il rischio di lesioni a spalle, gomiti e colonna vertebrale.
  • Rafforzare la formazione dei lavoratori e dei preposti: la formazione dovrebbe affrontare non solo gli aspetti normativi, ma anche le corrette modalità operative, le posture di lavoro, l'utilizzo delle attrezzature e il riconoscimento precoce dei sintomi di sovraccarico muscoloscheletrico.
  • Utilizzare i dati sanitari come strumento di prevenzione: l'analisi degli esiti della sorveglianza sanitaria, degli infortuni, dei near miss e delle segnalazioni dei lavoratori può aiutare l'organizzazione a individuare tempestivamente nuove criticità e a pianificare interventi di miglioramento mirati.

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