Smart working e sicurezza: opportunità reali, rischi invisibili e nuove responsabilità operative
A cura della Redazione
Il lavoro agile ha trasformato profondamente l’organizzazione del lavoro introducendo benefici concreti ma anche nuovi rischi, spesso sottostimati. L’evoluzione normativa del 2026 segna un passaggio decisivo: la sicurezza nello smart working non è più solo organizzazione, ma responsabilità diretta e tracciabile. Un tema centrale per RSPP, HSE Manager e HR.
COSA TRATTA:
Negli ultimi anni il lavoro agile è uscito definitivamente dalla logica emergenziale per diventare un elemento strutturale dell’organizzazione del lavoro. Non si tratta più di una modalità accessoria, ma di un modello che ridefinisce tempi, spazi e responsabilità.Questo cambiamento ha prodotto vantaggi evidenti: maggiore flessibilità, miglior conciliazione vita-lavoro, incremento della soddisfazione. Tuttavia, la stessa flessibilità ha reso più complesso governare i rischi, soprattutto quando il lavoro si svolge al di fuori del perimetro aziendale.
La sicurezza, in questo contesto, non può più basarsi su controllo diretto e presenza fisica. Deve evolvere verso un modello che integra informazione, responsabilizzazione e monitoraggio continuo. Ed è proprio in questo scenario che l’aggiornamento normativo del 2026 introduce un cambio di paradigma.A partire dal 7 aprile 2026, infatti, la gestione della sicurezza nel lavoro agile entra in una nuova fase. L’informativa sui rischi, già prevista dalla normativa precedente, perde definitivamente il carattere formale e assume un valore sostanziale e sanzionatorio.
La nuova disciplina chiarisce che gli obblighi di sicurezza compatibili con il lavoro agile devono essere assolti attraverso la consegna, almeno annuale, di un’informativa scritta. Questo passaggio, apparentemente semplice, rappresenta in realtà una svolta per i sistemi organizzativi aziendali.L’informativa non è più un documento standard da archiviare, ma un elemento attivo del sistema di prevenzione. Deve essere specifica, aggiornata, coerente con le reali modalità di lavoro e, soprattutto, deve essere tracciabile.Questo aspetto è centrale. La tracciabilità diventa il vero punto critico per le aziende.
Non è sufficiente predisporre il documento: è necessario dimostrare che sia stato consegnato al lavoratore e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, e che tale consegna sia verificabile nel tempo.Per i professionisti della sicurezza, questo significa ripensare i processi. L’informativa deve essere integrata con la valutazione dei rischi, la formazione e le procedure operative. Non può essere un elemento separato.Dal punto di vista dei contenuti, emerge la necessità di superare modelli generici. I rischi dello smart working non sono teorici: sono concreti e spesso invisibili. Riguardano l’ergonomia domestica, l’uso prolungato dei videoterminali, il tecnostress, l’isolamento e la gestione dei tempi di lavoro.
Accanto ai rischi fisici, infatti, crescono quelli psicosociali. La difficoltà di separare vita privata e lavoro, la pressione alla reperibilità continua e il lavoro in solitudine rappresentano oggi aspetti centrali nella valutazione del rischio.In questo contesto, il diritto alla disconnessione assume un ruolo di prevenzione primaria. Non è solo una tutela giuridica, ma una misura organizzativa necessaria per evitare sovraccarichi e perdita di equilibrio.Il vero elemento di discontinuità, tuttavia, è rappresentato dall’introduzione di una sanzione penale in caso di mancata consegna dell’informativa. Questo comporta una responsabilità diretta per datore di lavoro e dirigente, trasformando un adempimento spesso sottovalutato in un presidio critico.Il messaggio è chiaro: lo smart working non è un’area attenuata del sistema sicurezza.
È un ambito che richiede maggiore attenzione, proprio perché meno controllabile.Per questo motivo, le aziende devono adottare un approccio strutturato. La gestione manuale e non tracciata degli adempimenti espone a rischi elevati. Al contrario, l’integrazione di strumenti digitali consente di garantire continuità, aggiornamento e verificabilità.
La digitalizzazione, in questo scenario, non è un’opzione, ma una leva necessaria per rendere sostenibile la gestione del lavoro agile dal punto di vista prevenzionistico.In definitiva, il lavoro agile non riduce la responsabilità del datore di lavoro. La trasforma, rendendola più complessa ma anche più strategica. La sicurezza non si sposta meno: si sposta altrove. E deve essere governata con strumenti adeguati.
COSA DICE LA LEGGE
- Il lavoro agile è disciplinato dalla Legge 81/2017
- Il D.Lgs. 81/2008 si applica integralmente anche al lavoro da remoto
- Dal 7 aprile 2026 è in vigore il nuovo art. 3, comma 7-bis del D.Lgs. 81/2008
- L’informativa sui rischi deve essere consegnata almeno annualmente
- Deve essere fornita sia al lavoratore sia al RLS
- La mancata consegna comporta arresto o ammenda per datore di lavoro e dirigente
INDICAZIONI OPERATIVE
- Verificare la presenza e l’aggiornamento dell’informativa per tutti gli smart worker
- Adeguare i contenuti ai rischi reali e alle modalità operative
- Garantire la tracciabilità della consegna (preferibilmente con strumenti digitali)
- Integrare informativa, formazione e DVR in un unico sistema
- Monitorare nel tempo l’effettiva applicazione delle indicazioni
- Coinvolgere attivamente la linea gerarchica e il RLS
MODIFICHE AL DVR
È necessario aggiornare il DVR includendo:
- rischi specifici dello smart working (ergonomici, organizzativi, psicosociali)
- analisi del lavoro in isolamento
- valutazione del tecnostress e dell’uso intensivo delle tecnologie
- integrazione dell’informativa come misura di prevenzione strutturata
PROCEDURE DI SICUREZZA
Occorre introdurre o aggiornare:
- procedure di gestione e consegna dell’informativa
- sistemi di tracciabilità documentale
- linee guida per ergonomia domestica e uso VDT
- regole organizzative sulla disconnessione e reperibilità
Il 20% che conta (per l’80% dei risultati)
- L’informativa non è più un documento: è una responsabilità penale.
- La sicurezza nello smart working non si riduce, si trasforma.
- La tracciabilità è il punto critico del sistema.
- I rischi principali sono invisibili: ergonomia e stress.
- La digitalizzazione rende sostenibile la prevenzione nel lavoro agile.
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