F-Gas: impatti ambientali e obblighi per gli operatori

A cura della Redazione

La protezione dello strato di ozono rappresenta uno dei casi più significativi di cooperazione ambientale ed una delle poche battaglie ambientali vinte a livello globale: con il Protocollo di Montreal, la comunità internazionale ha deciso di eliminare progressivamente i clorofluorocarburi (CFC), sostanze responsabili della sua distruzione. Oggi gli studi scientifici mostrano segnali di recupero, a testimonianza che un’azione coordinata e condivisa può produrre risultati concreti. In questo scenario, a partire dagli anni Novanta, sono stati introdotti i gas fluorurati (F-Gas) come sostituti dei CFC, poiché non intaccano lo strato di ozono.

Gli F-Gas sono gas artificiali, ovvero non presenti in natura, ma creati dalle attività umane. Sono molto diffusi in ambito industriale, principalmente negli impianti di refrigerazione, condizionamento e pompe di calore, ma anche come propellenti e schiume isolanti.

Tuttavia, hanno a loro volta aperto una nuova problematica: hanno un forte effetto serra e, di conseguenza, se vengono dispersi contribuiscono significativamente al riscaldamento globale. Il potenziale di riscaldamento globale è misurato in GWP, unità di misura che ha come riferimento l’anidride carbonica (GWP = 1). Per capire l’elevato impatto degli F-gas sul riscaldamento climatico, si consideri che possono arrivare ad avere GWP addirittura pari o maggiore di 1000, ovvero il loro effetto può essere migliaia di volte superiore rispetto a quello della CO2.

Per questo motivo, la normativa europea sta spingendo verso una riduzione della diffusione di questi gas, con l’obiettivo di raggiungere, entro il 2050, il divieto di immissione sul mercato degli Idrofluorocarburi (HFC), la tipologia che trova maggiori applicazioni, e la neutralità climatica, mediante divieti che diventeranno progressivamente sempre più stringenti.

Esistono tre tipi principali di F-Gas:

  • Idrofluorocarburi (HFC);
  • Perfluorocarburi (PFC);
  • Esafluoruro di zolfo (SF6).

Questi si ritrovano nella vita quotidiana negli split, negli impianti di climatizzazione, nelle pompe di calore, nelle centrali frigorifere di supermercati e industrie, nei sistemi antincendio a saturazione totale in locali critici o nelle schiume isolanti dei pannelli. Nel mondo elettrico, dentro i quadri delle cabine di media/alta tensione, si è usato a lungo l’SF6 per l’efficace capacità isolante; tuttavia, a causa del suo GWP elevatissimo, il suo utilizzo è in progressiva eliminazione.

A promuovere con convinzione la riduzione della diffusione degli F-Gas, incentivando il passaggio a soluzioni alternative come gas refrigeranti naturali, è il Regolamento (UE) 2024/573 (regolamento F-Gas), che stabilisce una serie di prescrizioni per gli operatori del settore:

  • Limitazione all’uso di gas fluorurati ad alto GWP
  • Miglioramento della gestione dei rifiuti;
  • Divieti sull'immissione sul mercato di specifiche categorie di apparecchiature contenenti F-gas;
  • Formazione e certificazione del personale e delle imprese che gestiscono questi gas;
  • Spinta a investire in apparecchiature che utilizzano gas a basso GWP o tecnologie che non utilizzano gas fluorurati. 
  • Misure sanzionatorie efficaci per le violazioni, a carico degli Stati membri. 

Il regolamento è in vigore dall’11 marzo 2024 e i primi divieti sono scattati a partire dal 1° gennaio 2025.

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