I rischi organizzativi legati al lavoro notturno

A cura della Redazione

Il lavoro notturno è una componente strutturale dell’economia contemporanea, alimentata dalla richiesta di servizi h24 e dalla globalizzazione dei mercati. Dalla sanità alle reti di trasporto, dalla logistica all’industria di processo, fino alla sicurezza, all’energia e ai servizi digitali, un’ampia fascia di lavoratori garantisce continuità operativa nella fascia oraria in cui la società civile riposa.

In termini generali, per periodo notturno si intende un intervallo di almeno sette ore consecutive che comprenda l’intervallo tra mezzanotte e le cinque del mattino. Il lavoratore notturno, salvo diverse definizioni dei contratti collettivi, è, in sintesi, chi svolge in modo abituale una parte significativa della prestazione in quel periodo.

Il lavoro notturno, più che introdurre pericoli del tutto nuovi, aggrava quelli già presenti. Nelle ore notturne la fatica e la sonnolenza riducono la vigilanza e i tempi di reazione; contemporaneamente, sono spesso inferiori presidio e supporto (meno colleghi, supervisione ridotta, servizi tecnici ed emergenziali meno immediati). Questo crea un effetto moltiplicatore del rischio: a parità di compito, aumenta sia la probabilità di errore/infortunio sia la gravità degli esiti, a causa della rallentata risposta alle emergenze. Ne risentono in particolare le attività che richiedono elevata concentrazione (guida e movimentazione mezzi, manovre su impianti e attrezzature, lavori in quota o in spazi confinati), oltre ai trasferimenti verso casa a fine turno.

Tra gli aspetti negativi per la salute si ritrova anche l’alterazione dei ritmi circadiani, ovvero del normale ciclo sonno-veglia che può provocare insonnia e aumentare la probabilità si sviluppare patologie croniche (problemi cardiovascolari, alterazioni metaboliche, diabete di tipo 2, ipertensione arteriosa). La IARC ha addirittura classificato il lavoro notturno come “probabile cancerogeno” per l’uomo (gruppo 2A). Inoltre, lavorare di notte incide fortemente sull’equilibrio con la vita privata, rappresentando un fattore negativo in termini di stress lavoro-correlato.

Visti i possibili risvolti negativi del lavoro notturno sulla salute dell’uomo, la normativa prevede che sia effettuata una valutazione specifica dei rischi per i lavoratori notturni ed intraprese misure di prevenzione ad hoc. Non solo, l’attività notturna rientra anche tra i lavori cosiddetti “usuranti”, motivo per cui questa categoria di lavoratori ha diritto alla pensione anticipata.

Di conseguenza, rimanere svegli qualche notte per terminare delle attività non è sufficiente per potersi definire “lavoratore notturno”: vari studi scientifici hanno portato negli anni ad una precisa definizione. Per rientrare tale categoria, l’attività deve essere svolta in determinati orari e per un numero di ore e di giorni minimi fissati dalle disposizioni di legge. Solo se presenti determinati criteri, quindi, scatteranno obblighi e diritti aggiuntivi.

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