Rischi psicosociali e salute mentale
A cura della Redazione
Nel 2022, il 60 % della popolazione mondiale ha un lavoro e tra questi, il 15% degli adulti in età lavorativa ha dovuto affrontare un disturbo della salute mentale.
Secondo la Costituzione dell’OMS, il concetto di salute è definito come “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità”.
Eppure milioni di persone nel mondo affrontano problemi legati alla salute mentale, a prescindere che essi siano stati causati dal lavoro. È comunque superfluo sottolineare come questi due aspetti siano strettamente correlati tra loro: un ambiente di lavoro sano e sicuro supporta la salute mentale e trovarsi in buone condizioni di salute mentale permette alle persone di lavorare in modo efficiente e produttivo.
La percezione del disturbo mentale e i sintomi ad esso legati possono essere vissuti in maniera diversa da ciascun soggetto ma la mancanza di un supporto da parte delle istituzioni politiche e dai superiori all’interno del luogo di lavoro, può acuire tutto questo.
La mancanza di un sostegno adeguato infatti, nonostante lo spirito d’iniziativa e la voglia di lavorare, può peggiorare le condizioni di salute mentale dell’individuo, minando la fiducia in se stessi, il piacere e la capacità di lavorare, l’intenzione di mantenere o trovare un impiego.
Il problema dei disturbi della salute mentale connessi al lavoro viene tutt’ora sottovalutato da parte delle istituzioni che non mettono a disposizione risorse sufficienti dando la priorità quasi esclusiva alla salute fisica.
Tutto ciò avviene nonostante la perdita di produttività, l’assenteismo e la rotazione del personale siano tra i maggiori costi finanziari a carico della società; la dimensione dei disturbi della salute mentale è largamente superiore al volume di investimenti messi in atto per affrontarli.
Oltre alla difficoltà intrinseca vissuta da chi soffre, un’altra conseguenza di questo problema è la discriminazione messa in atto da parte dei colleghi ma anche dei datori di lavoro, reticenti verso un possibile impiego all’interno della propria organizzazione. Gli stessi lavoratori affetti da tali disturbi potrebbero trovarsi nella condizione di non voler chiedere aiuto per paura di ritorsioni negative sulla loro carriera.
La perdita di lavoro e le mancate opportunità incidono sulle possibilità di guadagno individuali e familiari ma determinano anche costi sociali più ampi come l’aumento della disoccupazione, la perdita di manodopera qualificata e la riduzione delle entrate fiscali.
In questo contesto le linee guida dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), pubblicate a Settembre 2022, rappresentano un supporto per sfruttare i luoghi di lavoro come piattaforma per mettere in atto azioni, basate sull'evidenza, necessarie per garantire un'efficace prevenzione, promozione e supporto per la salute mentale sul lavoro.
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