Analisi del Rapporto rifiuti speciali di ISPRA
A cura della Redazione
Il Rapporto Rifiuti Speciali, giunto alla sua venticinquesima edizione, è il frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Centro Nazionale dei Rifiuti e dell’Economia Circolare dell’ISPRA, realizzata con il contributo delle Agenzie regionali e provinciali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA/APPA) e in attuazione dell’art.189 del d.lgs. n. 152/2006
Cosa tratta?
L’edizione 2026 offre una panoramica dettagliata sui dati 2024 relativi alla produzione e alla gestione dei rifiuti speciali (pericolosi e non pericolosi) a livello nazionale, regionale e provinciale.
Secondo il Rapporto ISPRA 2026, nel 2024 in Italia sono stati prodotti 172 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, con un incremento del 4,6% rispetto al 2023. Di questi, oltre 161 milioni di tonnellate sono rifiuti non pericolosi, mentre circa 10,8 milioni di tonnellate sono classificati come pericolosi.
I rifiuti speciali pericolosi sono cresciuti del 6%, particolarmente significativo è l'aumento dei veicoli fuori uso, arrivati a oltre 1,3 milioni di tonnellate, con una crescita del 18,7% rispetto al 2023.
La distribuzione geografica conferma il predominio del Nord, che concentra 96,4 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, pari al 56% della produzione nazionale. Seguono Sud con 44,3 milioni di tonnellate (25,8%) e Centro con 31,3 milioni di tonnellate (18,2%).
A livello regionale la Lombardia si conferma la principale produttrice con 36,4 milioni di tonnellate, seguita da Veneto 18 milioni di tonnellate ed Emilia-Romagna 15 milioni di tonnellate.
Il settore che contribuisce maggiormente alla produzione di rifiuti speciali è quello delle costruzioni e demolizioni, responsabile di oltre 90 milioni di tonnellate, pari al 52,5% del totale nazionale.
L'incremento è stato favorito dalla prosecuzione degli interventi di riqualificazione edilizia, dalla realizzazione di infrastrutture e dagli investimenti legati al PNRR. I soli rifiuti da costruzione e demolizione hanno raggiunto 88,1 milioni di tonnellate, registrando una crescita dell'8,3% rispetto all'anno precedente.
Dopo il comparto edilizio, i maggiori produttori sono:
- attività di trattamento dei rifiuti e risanamento ambientale: 39,8 milioni di tonnellate (23,1%);
- settore manifatturiero: 27,4 milioni di tonnellate (15,9%).
Tra i comparti industriali, è però il settore manifatturiero a rappresentare il principale produttore di rifiuti pericolosi, con circa il 37% del totale nazionale.
Un dato positivo emerge dalla gestione dei rifiuti, il recupero rappresenta l'opzione prevalente. Nel 2024 sono state recuperate circa 159 milioni di tonnellate, pari all'85% dei rifiuti gestiti.
Il recupero di materia costituisce la quota più importante, con 84,3 milioni di tonnellate, seguito dal recupero dei metalli e delle sostanze organiche.
Tuttavia, sul fronte della prevenzione i risultati sono meno incoraggianti. Rispetto al 2010:
- il rapporto tra rifiuti non pericolosi e PIL è aumentato del 26,44%;
- il rapporto tra rifiuti pericolosi e PIL è aumentato del 21,55%.
Valori molto lontani dagli obiettivi fissati dal Programma Nazionale di Prevenzione, che prevedeva una riduzione rispettivamente del 5% e del 10%.
In conclusione, il rapporto ISPRA evidenzia un sistema produttivo ancora fortemente dipendente dalla generazione di rifiuti, soprattutto nel settore delle costruzioni. Se da un lato cresce il recupero e si consolidano le pratiche di economia circolare, dall'altro la quantità complessiva di rifiuti continua ad aumentare più rapidamente dell'economia nazionale. La sfida dei prossimi anni sarà quindi non solo gestire meglio i rifiuti prodotti, ma soprattutto riuscire a ridurne la generazione all'origine, obiettivo fondamentale per una transizione realmente sostenibile.
Cosa dice la legge?
- Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152: parte IV norma cardine per la gestione dei rifiuti;
- Decreto Legislativo 3 settembre 2020, n. 116: ha modificato in modo significativo la Parte IV del D.Lgs. 152/2006;
- Decreto Ministeriale 4 aprile 2023, n. 59: ha istituito il Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti (RENTRI).
Indicazioni operative
- Misurare la produzione di rifiuti: monitorare periodicamente i kg di rifiuti prodotti per addetto, fatturato o unità di prodotto.
- Puntare alla prevenzione: ridurre gli scarti di processo attraverso revisione dei cicli produttivi e utilizzo più efficiente delle materie prime.
- Massimizzare il recupero: privilegiare il recupero di materia rispetto allo smaltimento, in linea con i principi dell'economia circolare.
- Rafforzare la tracciabilità: garantire una corretta classificazione EER dei rifiuti e l'adeguamento alle procedure RENTRI.
- Gestire strategicamente i rifiuti da cantiere: per le aziende del settore edile, pianificare la demolizione selettiva e il recupero degli inerti, che rappresentano la quota principale dei rifiuti speciali prodotti in Italia.
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Allegati
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