Anticipare il rischio chimico: l’approccio “Risk-First”
A cura della Redazione
Nonostante le norme in vigore, il rischio chimico è ancora complesso da affrontare e talvolta si conosce davvero il pericolo di una nuova sostanza solo quando se ne vedono gli effetti negativi. L’approccio “Risk-First” punta invece ad individuare precocemente i rischi chimici emergenti, per rendere efficace la prevenzione.
Cosa tratta:
Nonostante l'esistenza di una normativa sempre più rigorosa in materia di sostanze pericolose, ogni anno migliaia di lavoratori continuano a sviluppare malattie professionali legate all'esposizione ad agenti chimici pericolosi. Spesso, l'identificazione di nuovi rischi avviene solo dopo l'insorgenza di casi di malattia professionale.
Per migliorare la prevenzione del rischio chimico, l’istituto olandese per la salute pubblica e l’ambiente (RIVM) ha raccolto e analizzato i metodi più efficace per individuare precocemente i rischi introdotti da nuove sostanze chimiche nel rapporto “Methods for early identification of new and emerging risks of chemicals”. Si passa così da un approccio reattivo basato sullo studio delle malattie (approccio disease-first) a uno preventivo basato sull’analisi del rischio (approccio risk-first).
Le criticità nella prevenzione del rischio chimico
Il rapporto del RIVM evidenzia come persistano lacune nella conoscenza relativa agli effetti dell’esposizione alle sostanze chimiche, soprattutto per nuovi prodotti immessi sul mercato. Molte valutazioni tossicologiche sono basate su studi di tossicità orale, mentre nei luoghi di lavoro le vie di esposizione prevalenti sono inalazione e contatto cutaneo.
I metodi per individuare i rischi emergenti
Lo studio ha censito numerosi strumenti e metodologie sviluppati da enti di ricerca e organismi regolatori internazionali, tra cui:
- EFSA (European Food Safety Authority);
- ECHA (European Chemicals Agency);
- EU-OSHA (European Agency for Safety and Health at Work);
- OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development);
- Commissione Europea;
- US EPA (U.S. Environmental Protection Agency):
- RIVM.
Alcuni modelli sfruttano tecnologie come intelligenza artificiale, QSAR (Quantitative Structure-Activity Relationships) e machine learning, sfruttando la loro capacità di apprendimento e previsione per stimare le proprietà tossicologiche delle sostanze e le criticità nell’introduzione negli ambienti di lavoro prima della loro diffusione sul mercato.
In altri casi, ci si affida allo storico degli eventi attingendo a banche dati contenenti un grande numero di informazioni sulle sostanze, sugli utilizzi e sugli scenari espositivi, permettendo di individuare combinazioni tra pericolo ed esposizione che potrebbero generare nuove malattie professionali.
Altri metodi utilizzano biomonitoraggio, sorveglianza sanitaria, screening tossicologici, raccolta di dati epidemiologici ed esperienze degli esperti per generare segnali che possano avvisare precocemente di un potenziale rischio.
I metodi più promettenti
Dall’analisi del RIVM emerge che gli strumenti più efficaci sono quelli che:
- utilizzano grandi database;
- integrano dati di pericolo e di esposizione;
- consentono analisi ad alto rendimento (high throughput), effettuando numerosi test simultaneamente;
- supportano la prioritizzazione del rischio.
Conclusioni
Lo studio evidenzia come l’identificazione precoce dei rischi emergenti rappresenti uno strumento strategico per prevenire tumori professionali e altre patologie correlate all'esposizione a sostanze pericolose. Dall’analisi delle metodologie a disposizione, emerge che una valutazione efficace del rischio richiede l’integrazione di diversi strumenti, combinanti dati, nuove tecnologie e contributo degli esperti.
In allegato il rapporto del RIVM in lingua inglese.
COSA DICE LA LEGGE
- D.Lgs. 81/2008, Titolo IX, Capo I e II.
- Regolamento (CE) n. 1907/2006 (REACH).
- Regolamento (CE) n. 1272/2008 (CLP).
- Strategia europea per la sostenibilità delle sostanze chimiche (Chemicals Strategy for Sustainability).
INDICAZIONI OPERATIVE
- Effettuare la valutazione del rischio chimico preliminare al momento della scelta di nuove sostanze da utilizzare e ripetere la valutazione dopo l’introduzione.
- Integrare nella valutazione esperienze, casi studio e altre informazioni disponibili nella letteratura scientifica.
- Verificare periodicamente l'aggiornamento delle Schede Dati di Sicurezza (SDS) e degli scenari espositivi.
- Monitorare le evoluzioni normative e scientifiche relative alle sostanze utilizzate.
- Applicare il principio di sostituzione delle sostanze più pericolose quando tecnicamente possibile.
- Rafforzare la collaborazione tra datore di lavoro, RSPP, medico competente.
- Attivare programmi di sorveglianza sanitaria mirati alle esposizioni presenti in azienda e sistemi di biomonitoraggio, quando opportuno.
- Formare periodicamente i lavoratori sui rischi derivanti dalle sostanze chimiche utilizzate e sulle corrette procedure operative.
- Documentare e analizzare eventuali anomalie, quasi incidenti o segnalazioni che possano indicare nuovi scenari di esposizione.
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Allegati
- Methods for early identification of new and emerging risks of chemicals - Scarica