Catalogo delle principali occasioni di esposizione professionale e non professionale ad amianto

A cura della Redazione

Amianto: il catalogo Inail amplia la mappa delle esposizioni professionali e non professionali

 

Cosa tratta?

La pubblicazione di Inail rappresenta un importante aggiornamento delle conoscenze sulle circostanze che negli ultimi decenni hanno determinato l'esposizione ad amianto in Italia. Il catalogo non si limita a descrivere i comparti produttivi coinvolti, ma fornisce vere e proprie guide operative per l'anamnesi occupazionale attraverso questionari e domande specifiche che consentono di ricostruire con maggiore precisione le possibili esposizioni pregresse. Il documento nasce dall'esperienza del Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM) e dalla collaborazione tra i Centri Operativi Regionali attivi sul territorio nazionale.

Sebbene l'amianto sia stato bandito in Italia con la legge n. 257 del 1992, le patologie asbesto-correlate continuano a rappresentare un rilevante problema di sanità pubblica. Ciò è dovuto soprattutto alla lunga latenza delle malattie correlate all'esposizione, che nel caso del mesotelioma può raggiungere mediamente i 40 anni.

La presenza di materiali contenenti amianto negli edifici, negli impianti e nelle infrastrutture continua inoltre a determinare potenziali situazioni di rischio durante attività di manutenzione, ristrutturazione, demolizione e bonifica.

Settori inattesi: dove è stato trovato l'amianto

Tradizionalmente il rischio amianto viene associato a comparti come:

  • cantieristica navale;
  • industria del cemento-amianto;
  • ferrovie;
  • siderurgia;
  • centrali termoelettriche;
  • industria chimica e petrolchimica.

Il catalogo evidenzia però come una quota crescente di casi di mesotelioma sia riconducibile a esposizioni avvenute in contesti lavorativi poco noti o scarsamente considerati nelle valutazioni storiche.

Nel comparto agricolo e vitivinicolo, ad esempio, l'amianto non era presente soltanto negli edifici rurali, ma trovava impiego anche in alcune attività produttive. In passato la fibra veniva utilizzata per la realizzazione dei filtri impiegati nella chiarificazione del vino e di altre bevande, mentre sacchi di juta precedentemente utilizzati per il trasporto di amianto venivano successivamente reimpiegati per il contenimento e la movimentazione di cereali e altri prodotti agricoli. A ciò si aggiungeva la diffusa presenza di coperture e manufatti in cemento-amianto nelle stalle, nei depositi e nei ricoveri per attrezzature agricole, spesso installati, riparati o rimossi dagli stessi lavoratori. Anche le attività di manutenzione di trattori e mezzi agricoli potevano costituire una fonte di esposizione, in particolare durante gli interventi su freni, frizioni e componenti meccanici contenenti amianto.

Circostanze analoghe sono state documentate anche nel settore della ristorazione e dell'ospitalità. In alberghi, bar e ristoranti l'esposizione non riguardava generalmente il personale addetto al servizio, bensì coloro che effettuavano interventi di manutenzione sulle attrezzature. L'amianto era infatti presente nelle guarnizioni di forni professionali, celle frigorifere e macchine per il caffè, oltre che in alcuni tostapane industriali. In determinate strutture ricettive potevano inoltre essere presenti rivestimenti contenenti amianto con funzione antincendio, fonoassorbente o anticondensa, capaci di generare esposizione durante lavori di riparazione, sostituzione o ristrutturazione.

Particolarmente sorprendente è il caso del settore scolastico, oltre alla nota presenza di materiali contenenti amianto in edifici e impianti, il catalogo ricorda come la storica pasta modellabile DAS contenesse fibre di amianto utilizzate come rinforzo strutturale. Le formulazioni commercializzate tra gli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta impiegavano infatti amianto crisotilo per migliorare la resistenza del prodotto, determinando possibili esposizioni durante la preparazione della pasta e le successive operazioni di modellazione e rifinitura dei manufatti.

Anche il comparto tessile e dell'abbigliamento presenta aspetti poco conosciuti. L'amianto poteva essere presente nei sistemi frenanti installati sui macchinari di filatura e tessitura, nelle coibentazioni di impianti e tubazioni per il trasporto del vapore e nelle attività connesse al riutilizzo di sacchi contaminati. Inoltre, nelle confezioni e nell'industria dell'abbigliamento sono stati individuati componenti contenenti amianto nelle macchine da cucire industriali utilizzate fino ai primi anni Novanta, in particolare nelle frizioni che consentivano l'arresto dell'ago mantenendo il motore in funzione. Anche gli impianti di stiratura industriale e le relative reti di distribuzione del vapore potevano rappresentare ulteriori fonti di esposizione.

Un ulteriore esempio di esposizione inattesa riguarda il settore orafo, il catalogo richiama infatti diversi casi osservati tra lavoratori impiegati nella lavorazione dei metalli preziosi, dove l'amianto veniva utilizzato sotto forma di cartoni o pannelli resistenti al calore posti sui banchi da lavoro. Durante le operazioni di saldatura, limatura e lavorazione dei manufatti preziosi, questi materiali erano continuamente sottoposti a usura e abrasione, favorendo il rilascio di fibre nell'ambiente di lavoro. Anche la periodica sostituzione e pulizia delle superfici in amianto rappresentava una potenziale occasione di esposizione.

Le esposizioni non professionali

Il catalogo dedica ampio spazio alle esposizioni non professionali, evidenziando come il contatto con l’amianto possa essersi verificato anche al di fuori dell’ambiente di lavoro. In molti casi, infatti, la ricostruzione dell’origine di un mesotelioma passa attraverso l’analisi della storia familiare, residenziale e personale del soggetto.

Tra le principali fonti di esposizione figurano la convivenza con lavoratori professionalmente esposti e il lavaggio domestico degli indumenti contaminati, che potevano trasportare le fibre all’interno delle abitazioni. Un ruolo importante è stato svolto anche dalla residenza in prossimità di stabilimenti che utilizzavano amianto, dalla presenza di materiali contenenti amianto nelle abitazioni e dalle attività di manutenzione o fai-da-te eseguite direttamente dai privati. In alcuni contesti, inoltre, l'esposizione è derivata dal riutilizzo di materiali di recupero provenienti da lavorazioni industriali contenenti amianto.

Particolare attenzione è dedicata al caso di Biancavilla, in Sicilia, dove la presenza naturale di fluoroedenite ha determinato una significativa contaminazione ambientale e numerosi casi di mesotelioma nella popolazione residente, rappresentando uno degli esempi più rilevanti di esposizione ambientale non professionale documentati in Italia.

Conclusioni

Il nuovo catalogo Inail conferma che l'amianto non è stato soltanto un rischio tipico delle grandi industrie, ma un agente diffusamente presente in numerosi contesti lavorativi e di vita quotidiana. La pubblicazione costituisce quindi uno strumento di grande valore per medici del lavoro, tecnici della prevenzione, RSPP, consulenti e operatori sanitari impegnati nella ricostruzione delle esposizioni e nella tutela dei lavoratori e degli ex esposti.

 

Cosa dice la legge?

  • Legge 27 marzo 1992, n. 257: ha sancito la cessazione dell'impiego dell'amianto in Italia, vietandone estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione e produzione di manufatti contenenti amianto.
  • Decreto Ministeriale 6 settembre 1994: definisce le metodologie tecniche per la gestione dei materiali contenenti amianto presenti negli edifici.
  • Circolare del Ministero della Sanità n. 45 del 10 luglio 1986: dedicata all'individuazione e all'eliminazione del rischio amianto negli edifici pubblici, in particolare scuole e ospedali.
  • Decreto Ministeriale 14 maggio 1996: stabilisce le metodologie tecniche per gli interventi di bonifica dei materiali contenenti amianto.

 

Indicazioni operative

  • Mantenere aggiornata la mappatura dei materiali contenenti amianto: le organizzazioni dovrebbero censire e tenere costantemente aggiornata la presenza di materiali contenenti amianto presenti negli edifici, negli impianti e nelle infrastrutture aziendali, verificandone periodicamente lo stato di conservazione e individuando eventuali situazioni di degrado che possano determinare il rilascio di fibre.
  • Valutare il rischio prima di qualsiasi intervento manutentivo o edilizio: prima di effettuare manutenzioni, ristrutturazioni, demolizioni o modifiche impiantistiche è necessario verificare la possibile presenza di amianto nei manufatti interessati dai lavori, al fine di evitare esposizioni accidentali dei lavoratori e degli occupanti degli ambienti.
  • Informare e sensibilizzare lavoratori e appaltatori: fornire informazioni specifiche sui rischi legati alla presenza di amianto, sulle modalità di riconoscimento dei materiali sospetti e sui comportamenti da adottare in caso di rinvenimento o danneggiamento accidentale di manufatti contenenti amianto.
  • Affidare le attività di bonifica e gestione a soggetti qualificati: qualsiasi attività di rimozione, incapsulamento o confinamento di materiali contenenti amianto deve essere affidata esclusivamente a imprese specializzate e autorizzate, operando nel rispetto delle procedure previste dalla normativa vigente.
  • Gestire in modo controllato le segnalazioni e le situazioni di potenziale esposizione: le organizzazioni dovrebbero adottare procedure interne che consentano ai lavoratori di segnalare rapidamente la presenza di materiali sospetti o situazioni di deterioramento, garantendo tempestive verifiche tecniche e l'adozione delle necessarie misure di prevenzione e protezione.

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