Crescono le malattie professionali, aumenta il numero di lavoratori che soffrono di stress, il quadro della ricerca dei Consulenti del lavoro

A cura della Redazione

L’indagine, realizzata su dati Inail ed Eurofound, evidenzia come la trasformazione dell’organizzazione del lavoro stia modificando profondamente i fattori di rischio

 

Cosa tratta?

Durante la conferenza stampa di presentazione della 17ª edizione del Festival del Lavoro, è stata presentata la ricerca inedita della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro “Salute e benessere nella trasformazione del lavoro: evoluzione dei rischi e nuove sfide”, dedicata a malattie professionali, stress lavoro-correlato, burnout e nuovi rischi organizzativi.

L’indagine offre una lettura aggiornata degli effetti prodotti dai cambiamenti tecnologici, demografici e climatici sul lavoro, evidenziando nuovi fattori di rischio legati all’evoluzione dei modelli organizzativi.

La salute al lavoro: meno infortuni, più malattie

In Italia decennio 2014- 2024, le denunce di infortunio sono passate da 663 mila a 593 mila, registrando una riduzione del 10,5%, mentre le malattie professionali sono cresciute da 57 mila a 88 mila, con un incremento del 54%.

Questo andamento è legato sia a una maggiore emersione del fenomeno (più diagnosi e consapevolezza), sia alla trasformazione del lavoro, che oggi espone meno a rischi acuti e più a fattori cumulativi nel tempo.

Le patologie prevalenti sono quelle muscolo-scheletriche (oltre il 70%), causate da movimenti ripetitivi, posture scorrette e ritmi intensi.

Dal clima alle posture, l’evoluzione dei fattori di rischio

Nel corso degli ultimi anni si assiste a un progressivo spostamento dai rischi legati a eventi traumatici e improvvisi verso forme di rischio più diffuse e cumulative, connesse alle modalità di svolgimento del lavoro.

I principali fattori oggi riguardano la dimensione ergonomica: movimenti ripetitivi, sedentarietà e posture scorrette interessano una larga parte dei lavoratori e rappresentano una delle principali cause dei disturbi muscolo-scheletrici.

Accanto a questi rischi, persistono quelli ambientali, come rumore, vibrazioni e sostanze chimiche, sebbene in parte ridimensionati. Cresce però l’impatto delle condizioni climatiche (a causa del cambiamento climatico), con un aumento dell’esposizione a temperature estreme.

Infine, assume maggiore importanza la dimensione relazionale ed emotiva del lavoro: l’aumento delle attività a contatto con il pubblico espone molti lavoratori a situazioni stressanti e conflittuali.

Invecchiamento, lavoro e salute: la sfida da gestire

L’invecchiamento della forza lavoro rappresenta oggi una delle principali trasformazioni del mondo del lavoro, l’aumento significativo dei lavoratori over 50 comporta una maggiore diffusione di patologie croniche e condizioni di fragilità, che incidono sulla capacità di svolgere l’attività lavorativa nel lungo periodo.

L’età influisce inoltre sulla gravità degli eventi: gli over 55, pur essendo meno coinvolti numericamente negli infortuni, registrano una quota più alta di casi mortali. Per questo diventa fondamentale adattare il lavoro alle diverse fasi della vita.

L’organizzazione del lavoro che non fa bene alla salute

La salute dei lavoratori è sempre più influenzata dall’organizzazione del lavoro: ritmi intensi, carichi elevati e scarsa separazione tra lavoro e vita privata generano stress, stanchezza e disturbi del sonno. Quasi tutti i lavoratori dichiarano di sperimentare affaticamento al termine della giornata, mentre una quota molto ampia si dice stressata e soffre di disturbi del sonno o di ansia.

Il lavoro si estende oltre gli orari tradizionali, mentre restano limitate le possibilità di conciliazione, creando una pressione continua. Inoltre, basso coinvolgimento e scarsa partecipazione peggiorano il benessere.

Piccole vs grandi, ogni impresa ha i propri rischi

Le grandi aziende risultano generalmente più esposte ai rischi tradizionali, come quelli ergonomici e ambientali, a causa di processi produttivi più intensivi, standardizzati e specializzati. Allo stesso tempo, presentano livelli più elevati di stress, affaticamento e disturbi psicologici, legati alla pressione sui risultati e alla minore autonomia.

Le piccole imprese, invece, mostrano un’esposizione mediamente inferiore a questi rischi e beneficiano spesso di relazioni lavorative più dirette e di maggior autonomia. Tuttavia, possono risultare meno strutturate nella gestione della prevenzione e delle politiche di salute.

Il profilo ambivalente della rivoluzione tecnologica

La rivoluzione tecnologica sta trasformando profondamente il rapporto tra lavoro, salute e sicurezza, mostrando un carattere ambivalente. Da un lato, l’innovazione contribuisce a ridurre alcuni rischi tradizionali: l’automazione limita gli sforzi fisici, migliora la sicurezza dei processi e consente una gestione più efficiente delle attività.

Dall’altro lato, però, emergono nuovi fattori di criticità: l’uso intensivo delle tecnologie digitali aumenta il carico cognitivo, la pressione e i ritmi di lavoro, con effetti su stress e affaticamento mentale. I sistemi di monitoraggio e controllo possono ridurre l’autonomia e accrescere la percezione di sorveglianza. Inoltre, la digitalizzazione favorisce forme di isolamento lavorativo, soprattutto nei contesti di lavoro a distanza.

La mobilità casa lavoro, una dimensione di vulnerabilità crescente

Negli ultimi anni, mentre gli infortuni durante l’attività lavorativa sono diminuiti, quelli in itinere sono aumentati, assumendo un peso crescente e presentando spesso conseguenze più gravi.

Questo fenomeno è legato a diversi fattori. Da un lato, incidono le caratteristiche della mobilità, come l’uso prevalente dell’auto, i tempi di spostamento e la frequenza dei viaggi. Dall’altro, giocano un ruolo importante anche condizioni legate al lavoro stesso, come stress, stanchezza e carichi cognitivi, che riducono attenzione e capacità di reazione durante il tragitto.

La salute oltre il lavoro: il ruolo sempre più rilevante delle imprese

Le aziende sono sempre più chiamate a occuparsi del benessere complessivo dei lavoratori, includendo aspetti legati alla prevenzione, al supporto psicologico e alla conciliazione tra vita e lavoro.

Questa evoluzione è legata sia ai cambiamenti demografici, come l’invecchiamento della popolazione lavorativa, sia alla crescente complessità dei bisogni di salute.

In questo contesto si sviluppa il welfare aziendale, in particolare attraverso strumenti come la sanità integrativa, sempre più diffusa.

 

Indicazioni operative

  • Rafforzare la sorveglianza sanitaria e la prevenzione delle patologie croniche, introducendo monitoraggi ergonomici e programmi di salute a lungo termine (non solo prevenzione infortuni).
  • Integrare la valutazione dei rischi includendo ergonomia, clima e fattori relazionali, aggiornando il DVR con indicatori su posture, temperature e stress emotivo.
  • Adottare politiche di age management, adattando mansioni e carichi di lavoro alle diverse età, con particolare attenzione alla fascia 45-55 anni.
  • Riprogettare tempi e ritmi di lavoro per ridurre stress, introducendo misure di conciliazione vita-lavoro e limiti alla reperibilità fuori orario.
  • Personalizzare la prevenzione: nelle grandi aziende ridurre stress e rigidità, mentre nelle piccole rafforzare sistemi strutturati di gestione della sicurezza.
  • Gestire la digitalizzazione con politiche che bilancino innovazione e benessere, limitando iperconnessione, controllo e sovraccarico cognitivo.
  • Integrare la mobilità nella prevenzione (es. smart working, orari flessibili), per ridurre stress, tempi di spostamento e rischio in itinere.
  • Sviluppare programmi di welfare aziendale inclusivo, garantendo accesso equo a servizi sanitari e di supporto, anche nelle piccole realtà.

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