Crimini ambientali e responsabilità d’impresa

A cura della Redazione

La tutela dell'ambiente è entrata in una nuova fase. Le recenti modifiche legislative hanno rafforzato il sistema di contrasto ai reati ambientali, ampliando le responsabilità delle imprese, introducendo nuove fattispecie di reato e rafforzando il collegamento tra danno ambientale, gestione organizzativa e responsabilità degli enti. Per RSPP, HSE Manager, responsabili Ambiente, Compliance Officer e vertici aziendali, il tema non riguarda più soltanto la conformità ambientale, ma coinvolge direttamente la governance aziendale, i modelli organizzativi e la capacità di prevenire comportamenti che possono generare conseguenze penali, economiche e reputazionali.

COSA TRATTA

Per molti anni la sicurezza sul lavoro e la tutela ambientale hanno viaggiato su binari paralleli. Oggi, invece, questi due mondi sono sempre più interconnessi. Un evento inquinante non produce soltanto danni agli ecosistemi, ma può avere ricadute dirette sulla salute delle persone, sulla continuità operativa delle aziende e sulla responsabilità dei soggetti coinvolti.Le recenti evoluzioni legislative europee e italiane segnano un importante cambio di paradigma: la protezione dell'ambiente non viene più vista esclusivamente come materia amministrativa o autorizzativa, ma come un ambito che richiede strumenti penali sempre più efficaci e coordinati. Per le imprese questo significa una maggiore attenzione alle attività produttive, alla gestione dei rifiuti, all'impiego di sostanze pericolose, alle emissioni, alle autorizzazioni ambientali e ai processi decisionali che possono influire sull'ambiente.

L'ambiente entra al centro della responsabilità aziendale

Uno degli aspetti più significativi della riforma riguarda l'ampliamento delle fattispecie penalmente rilevanti e la maggiore precisione con cui vengono individuati gli elementi costitutivi del danno ambientale.La normativa rafforza la tutela degli habitat protetti e degli ecosistemi, introducendo criteri che consentono di valutare non soltanto il danno immediato e visibile, ma anche le conseguenze che si propagano nel tempo e nello spazio.Il concetto di ecosistema assume una dimensione più ampia e moderna, orientata alla salvaguardia dell'equilibrio tra componenti viventi, ambiente fisico e relazioni ecologiche. Questo approccio porta inevitabilmente imprese e organizzazioni a ragionare in termini di impatto complessivo delle proprie attività e non soltanto di conformità documentale.

Dalla gestione dell'inquinamento alla prevenzione dell'impatto

Una delle novità più rilevanti consiste nello spostamento dell'attenzione dalla sola produzione dell'evento dannoso alla prevenzione della catena causale che può generarlo.In altre parole, il legislatore non guarda più soltanto a chi provoca materialmente un inquinamento, ma estende la propria attenzione anche alle attività che possono contribuire a generarlo lungo la filiera produttiva e commerciale.Si tratta di un'evoluzione importante perché richiede alle aziende di sviluppare una valutazione più approfondita dei propri prodotti, delle sostanze utilizzate, delle modalità di distribuzione e degli effetti ambientali prevedibili durante il ciclo di vita del prodotto stesso. Per i responsabili HSE ciò comporta la necessità di rafforzare i processi di due diligence, controllo dei fornitori, verifica dei requisiti di conformità e monitoraggio continuo delle attività a rischio ambientale.

Il concetto di "abusivamente" diventa più rigoroso

Un altro elemento di particolare interesse riguarda la definizione della condotta abusiva.La normativa chiarisce che la responsabilità può derivare non soltanto dalla violazione diretta delle disposizioni ambientali, ma anche dal mancato rispetto delle norme attuative europee o dall'utilizzo di autorizzazioni ottenute in modo fraudolento o irregolare. Questo aspetto assume una rilevanza strategica per le organizzazioni. Non basta possedere un'autorizzazione ambientale: occorre che essa sia correttamente ottenuta, mantenuta e gestita nel rispetto delle condizioni previste.La gestione documentale, i processi autorizzativi e i controlli interni diventano quindi elementi centrali della prevenzione del rischio penale.

Cresce il peso della responsabilità degli enti

Tra i temi che meritano maggiore attenzione da parte delle imprese vi è l'ampliamento del sistema di responsabilità amministrativa degli enti.L'inserimento di nuove fattispecie ambientali tra i reati presupposto della responsabilità aziendale aumenta significativamente il livello di attenzione richiesto ai modelli organizzativi, ai sistemi di controllo e alle procedure di compliance. Le conseguenze non riguardano esclusivamente l'aspetto sanzionatorio. Una contestazione ambientale può generare effetti rilevanti sulla reputazione aziendale, sulle relazioni con gli stakeholder, sugli appalti pubblici e sulle certificazioni di sistema.Per questa ragione le migliori organizzazioni stanno integrando in modo sempre più stretto sicurezza, ambiente, compliance e sostenibilità all'interno di un unico modello di governance.

Ambiente e salute: un legame sempre più stretto

Per chi si occupa di salute e sicurezza sul lavoro, le novità normative non devono essere considerate un tema separato.Molti eventi ambientali possono infatti produrre esposizioni pericolose per lavoratori, popolazione e territorio. Emissioni incontrollate, gestione inadeguata dei rifiuti, dispersione di sostanze pericolose e contaminazioni ambientali possono trasformarsi rapidamente in emergenze sanitarie e occupazionali.L'approccio moderno alla prevenzione richiede quindi una visione integrata nella quale la tutela dell'ambiente diventa parte della tutela della salute.È proprio questa convergenza tra ambiente e sicurezza che porta molte aziende a rafforzare i sistemi di monitoraggio, la gestione digitale delle autorizzazioni, il controllo delle scadenze e la tracciabilità delle attività ambientali.

La prevenzione passa anche dalla cultura organizzativa

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda il ruolo della cultura aziendale.Le violazioni più gravi raramente derivano da un singolo errore tecnico. Nella maggior parte dei casi esse sono il risultato di debolezze organizzative, controlli inefficaci, procedure non aggiornate o sottovalutazione dei rischi.Per questo motivo la prevenzione ambientale deve essere costruita attraverso formazione continua, responsabilizzazione dei dirigenti, coinvolgimento dei lavoratori e sistemi di monitoraggio capaci di intercettare tempestivamente anomalie e non conformità.La trasformazione digitale può rappresentare un alleato importante, consentendo di migliorare la gestione documentale, la raccolta delle evidenze, il controllo degli adempimenti e il monitoraggio delle prestazioni ambientali.

MODIFICHE AL DVR

I contenuti trattati possono richiedere una verifica del DVR e della documentazione di sistema relativamente a:

  • attività che comportano rischi di contaminazione ambientale;
  • gestione di sostanze pericolose e rifiuti;
  • possibili esposizioni dei lavoratori a seguito di eventi ambientali anomali;
  • procedure di emergenza ambientale;
  • interfaccia tra rischi ambientali e salute dei lavoratori;
  • gestione degli appaltatori e dei fornitori con impatti ambientali significativi.

PROCEDURE DI SICUREZZA

L'argomento può comportare l'introduzione o l'aggiornamento di procedure riguardanti:

  • gestione delle autorizzazioni ambientali;
  • controllo delle prescrizioni autorizzative;
  • gestione dei rifiuti;
  • monitoraggio delle emissioni;
  • gestione delle sostanze pericolose;
  • segnalazione e gestione delle non conformità ambientali;
  • audit ambientali interni;
  • gestione delle emergenze ambientali;
  • controllo documentale dei fornitori e delle filiere.

COSA DICE LA LEGGE

I principali riferimenti normativi italiani ed europei comprendono:

  • Direttiva (UE) 2024/1203 relativa alla tutela penale dell'ambiente.
  • Decreto legislativo n. 81/2026 di recepimento della direttiva europea.
  • D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale).
  • Legge 68/2015 sui delitti contro l'ambiente.
  • D.Lgs. 231/2001 in materia di responsabilità amministrativa degli enti.
  • Direttive europee sulla protezione degli habitat e delle specie naturali.
  • Regolamenti europei relativi alle sostanze lesive dello strato di ozono e ai gas fluorurati a effetto serra.

INDICAZIONI OPERATIVE

  1. Riesaminare la mappatura dei rischi ambientali aziendali.
  2. Verificare il rispetto di tutte le prescrizioni autorizzative.
  3. Aggiornare i modelli organizzativi e i sistemi di compliance.
  4. Rafforzare i controlli sulla filiera dei fornitori.
  5. Digitalizzare la gestione delle autorizzazioni e delle scadenze.
  6. Integrare sicurezza, ambiente e sostenibilità nei processi decisionali.
  7. Formalizzare procedure per la gestione degli eventi ambientali anomali.
  8. Programmare audit periodici mirati sui rischi ambientali.
  9. Monitorare le attività che possono generare impatti su ecosistemi e habitat protetti.
  10. Potenziare formazione e sensibilizzazione del personale sui reati ambientali.

Il 20% che conta (per l'80% dei risultati)

Le lezioni fondamentali che ogni organizzazione dovrebbe portare a casa sono:

  • I reati ambientali stanno assumendo una rilevanza sempre maggiore nel sistema penale.
  • Ambiente, sicurezza e salute dei lavoratori sono ormai temi strettamente collegati.
  • La responsabilità può derivare non solo dall'inquinamento diretto ma anche da carenze organizzative e gestionali.
  • I modelli organizzativi e i controlli interni rappresentano una delle principali misure preventive.
  • Le autorizzazioni ambientali devono essere gestite in modo rigoroso e documentato.
  • La tracciabilità digitale delle attività ambientali riduce il rischio di errori e omissioni.
  • La cultura organizzativa è il vero fattore determinante per prevenire illeciti e danni ambientali.

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