Dalla cultura della colpa alla cultura dell’apprendimento: il valore degli errori nella prevenzione

A cura della Redazione

Un approfondimento pubblicato dalla Suva, il principale assicuratore svizzero contro gli infortuni e un importante soggetto attivo nella prevenzione e nella sicurezza sul lavoro, evidenzia come una cultura positiva dell’errore possa contribuire a individuare tempestivamente i rischi, migliorare i processi e prevenire gli infortuni.

Di cosa tratta:

L’articolo della Suva, pubblicato il 27 maggio 2026, parte dalla distinzione tra una cultura dell’apprendimento, definita anche "just culture", e una cultura della colpevolizzazione.Nella cultura della colpa, l’errore viene attribuito principalmente alla persona che lo ha materialmente commesso.

La prima domanda diventa quindi “chi è stato?”, anziché “perché è successo?”. Questo approccio può produrre un effetto di controllo nel breve periodo, ma tende a spingere le persone a nascondere gli errori per timore di critiche, sanzioni, danni alla reputazione o conseguenze sulla propria carriera.

La ricerca del responsabile rischia inoltre di interrompere prematuramente l’analisi dell’evento. L’errore umano è spesso l’elemento più immediatamente visibile, ma può essere stato favorito da scadenze pressanti, procedure poco chiare, carenze formative, informazioni insufficienti, problemi tecnici o criticità nell’organizzazione del lavoro.

Gli infortuni, infatti, raramente dipendono da una sola causa. Più frequentemente derivano dall’interazione tra diverse debolezze presenti nel sistema di prevenzione. La Suva richiama a questo proposito il modello del “formaggio svizzero” elaborato da James Reason: ogni misura di sicurezza presenta possibili punti deboli e l’incidente si verifica quando più lacune si allineano, consentendo al pericolo di superare tutte le barriere predisposte.

Una cultura positiva dell’errore sposta quindi l’attenzione dalla colpevolizzazione all’apprendimento. L’errore viene considerato un segnale da analizzare per individuare le criticità del sistema e introdurre misure di miglioramento.

Ciò non significa, tuttavia, che ogni comportamento debba essere accettato. Occorre distinguere tra errori involontari, commessi da chi cercava di svolgere correttamente il proprio compito, e violazioni intenzionali delle regole o comportamenti consapevolmente pericolosi. Dai primi è necessario apprendere; per i secondi devono invece essere previste conseguenze chiare e proporzionate.

Un elemento centrale è rappresentato dalla sicurezza psicologica. I lavoratori devono poter porre domande, manifestare dubbi e ammettere un errore senza il timore di essere umiliati o automaticamente penalizzati. In questo processo, i preposti svolgono un ruolo determinante: devono ascoltare le segnalazioni, fornire riscontri costruttivi, prendere sul serio le criticità evidenziate e mostrare disponibilità ad ammettere anche i propri errori.

Cultura della colpa e near miss:

La cultura presente nell’organizzazione incide direttamente anche sulla segnalazione dei near miss. In un contesto orientato alla colpa, il lavoratore può evitare di segnalare il near miss perché teme di essere considerato responsabile della situazione pericolosa, di ricevere un richiamo o di dover giustificare un comportamento non perfettamente conforme alle procedure.

Poiché non si sono verificati danni o lesioni, può inoltre prevalere la convinzione che sia preferibile non comunicare l’accaduto. In questo modo, però, l’organizzazione perde la possibilità di intervenire su una criticità prima che la stessa dinamica si ripeta provocando conseguenze più gravi.

Un basso numero di near miss registrati non rappresenta quindi necessariamente un indicatore positivo. Potrebbe dipendere da una limitata propensione alla segnalazione, dalla mancanza di fiducia nei confronti dei responsabili o dalla percezione che le comunicazioni non producano interventi concreti.

Per favorire l’emersione dei near miss, il sistema di segnalazione deve essere semplice, accessibile e accompagnato da regole chiare sull’utilizzo delle informazioni. È inoltre essenziale fornire un riscontro ai lavoratori, illustrando le analisi svolte e le misure adottate a seguito delle segnalazioni.

Indicazioni operative:

  • definire criteri chiari per distinguere gli errori involontari dalle violazioni intenzionali;
  • predisporre sistemi semplici per segnalare errori, anomalie e near miss;
  • analizzare gli eventi senza limitarsi a individuare il comportamento scorretto dell’operatore;
  • approfondire anche le cause tecniche, procedurali e organizzative;
  • coinvolgere i lavoratori nella ricostruzione degli eventi e nell’individuazione delle soluzioni;
  • svolgere brevi riunioni prima e dopo le attività maggiormente critiche;
  • utilizzare strumenti di analisi delle cause, come il metodo dei “cinque perché”;
  • comunicare gli interventi adottati a seguito delle segnalazioni;
  • verificare nel tempo l’efficacia delle azioni correttive.

Conclusioni:

La cultura positiva dell’errore non elimina le responsabilità individuali, ma evita che la ricerca immediata del colpevole impedisca di comprendere le cause reali degli eventi.Errori e near miss possono diventare strumenti di prevenzione solo quando vengono comunicati, analizzati e trasformati in azioni correttive verificabili. Procedure chiare, leadership coerente e sistemi strutturati di segnalazione consentono di conservare le informazioni raccolte, monitorare gli interventi e ridurre il rischio che le stesse criticità si ripetano.

Per maggiori approfondimenti si rimanda alla lettura dell’articolo pubblicato da SUVA.

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