Formazione interculturale e sicurezza inclusiva: le strategie che possono salvare vite nei luoghi di lavoro
A cura della Redazione
Dopo aver analizzato il maggior rischio di infortuni e mortalità tra i lavoratori stranieri, occorre concentrarsi sulle soluzioni. Le organizzazioni più mature stanno passando da una formazione standardizzata a modelli inclusivi, basati sulla comprensione reale dei rischi, sull'interculturalità e sulla verifica dell'apprendimento. Un cambiamento che può migliorare non solo la sicurezza, ma anche la qualità organizzativa e la sostenibilità delle imprese.
COSA TRATTA
Questo articolo prosegue il percorso avviato con l'approfondimento precedente, intitolato “Sicurezza senza confini: perché i lavoratori stranieri continuano a pagare il prezzo più alto degli infortuni sul lavoro”.
I dati analizzati da Federica Ianieri e Alessandro Russo mostrano chiaramente che il problema non riguarda soltanto i rischi tecnici, ma anche il modo in cui la sicurezza viene comunicata, trasmessa e vissuta all'interno delle organizzazioni.Per anni molte aziende hanno adottato modelli formativi standardizzati, spesso uguali per tutti. Questa impostazione ha certamente contribuito a diffondere la cultura della prevenzione, ma oggi mostra limiti evidenti in contesti caratterizzati da una forte diversità culturale e linguistica.La vera domanda non dovrebbe essere quante ore di formazione sono state erogate, ma quanta sicurezza è stata realmente compresa.Una persona può aver frequentato un corso, firmato registri e superato test formali, ma continuare a non percepire correttamente alcuni rischi. Questo fenomeno diventa ancora più rilevante quando entrano in gioco differenze linguistiche, diverse esperienze lavorative pregresse e differenti approcci culturali al concetto stesso di rischio.
La prevenzione moderna richiede quindi un cambiamento di paradigma.
Non basta informare. Occorre coinvolgere. Gli studi più recenti evidenziano come la partecipazione attiva, l'addestramento pratico, il confronto diretto con i preposti e la verifica continua dell'apprendimento producano risultati superiori rispetto ai modelli esclusivamente teorici.L'ambiente di lavoro deve diventare un luogo nel quale la sicurezza venga discussa quotidianamente e non solo durante gli eventi formativi obbligatori. In questo processo assumono un ruolo fondamentale i preposti, i capi squadra e i tutor aziendali, che rappresentano spesso il primo punto di riferimento per il lavoratore. Grande attenzione deve essere riservata all'onboarding. I dati evidenziano infatti una maggiore vulnerabilità dei lavoratori con ridotta anzianità aziendale. Le prime settimane di lavoro rappresentano un momento critico nel quale può crearsi lo scarto tra procedure previste e comportamenti realmente adottati.
Le aziende più evolute stanno introducendo strumenti innovativi
Formazione digitale accessibile in più lingue, video tutorial, sistemi di verifica immediata della comprensione, procedure visuali e piattaforme che consentono di monitorare in tempo reale il completamento dei percorsi formativi.La tecnologia, tuttavia, non può sostituire la cultura organizzativa. Può renderla più forte, più accessibile e più verificabile, ma deve essere accompagnata da leadership, coinvolgimento e partecipazione.Anche il ruolo delle risorse umane è destinato a crescere.
HR, HSE Manager e RSPP devono lavorare sempre più come un'unica squadra. Gli indicatori di sicurezza, i dati sulla formazione, il turnover e gli infortuni devono essere letti insieme per individuare in anticipo i segnali di criticità.In definitiva, la sicurezza inclusiva non rappresenta un costo aggiuntivo ma un investimento sulla qualità del lavoro, sull'efficienza organizzativa e sulla tutela delle persone. Ridurre le differenze di rischio significa rafforzare l'intero sistema aziendale e costruire un ambiente nel quale ogni lavoratore possa contribuire in modo sicuro e consapevole.
COSA DICE LA LEGGE
- D.Lgs. 81/2008: obbligo di assicurare formazione, informazione e addestramento efficaci.
- Art. 36 e 37 del D.Lgs. 81/2008: particolare attenzione alla comprensibilità dei contenuti.
- Accordo Stato-Regioni 17 aprile 2025: verifica dell'efficacia formativa.
- Direttiva 89/391/CEE: prevenzione basata su informazione e partecipazione dei lavoratori.
- Obbligo di aggiornamento continuo dei processi di prevenzione in relazione all'evoluzione organizzativa.
MODIFICHE AL DVR
Può risultare opportuno:
- Integrare indicatori relativi a nazionalità, lingue parlate e turnover.
- Valutare l'efficacia dell'onboarding.
- Analizzare criticità nei processi di comunicazione del rischio.
- Verificare l'efficacia dei sistemi di addestramento pratico.
PROCEDURE DI SICUREZZA
Possibili revisioni riguardanti:
Inserimento assistito dei neoassunti.
Tutoraggio iniziale.
Verifiche pratiche post-formazione.
Gestione documentale multilingue.
Procedure digitalizzate per la diffusione delle istruzioni operative.
INDICAZIONI OPERATIVE
Effettuare test pratici oltre ai test teorici.
1. Utilizzare video e supporti visuali.
2. Affiancare i nuovi assunti a personale esperto.
3. Aggiornare con frequenza le procedure operative.
4. Monitorare i quasi infortuni come indicatori anticipatori.
5. Integrare dati HR e dati HSE.
6. Utilizzare strumenti digitali per tracciare addestramento e competenze.
Il 20% che conta (per l'80% dei risultati)
Le azioni che generano il maggiore impatto sono:
a) Formazione realmente comprensibile.
b) Addestramento sul campo.
c) Verifica costante dell'apprendimento.
d) Coinvolgimento dei preposti.
e) Onboarding strutturato dei nuovi lavoratori.
Sono questi gli elementi che riducono concretamente il rischio e rendono la prevenzione parte integrante della cultura aziendale.
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