Emergenze e fattore umano: come possono salvare vite

A cura della Redazione

Quando scatta un allarme, non è solo l'organizzazione a essere messa alla prova: è soprattutto il comportamento umano. Paura, incertezza, bisogno di conferme, ricerca di una guida e difficoltà nel prendere decisioni influenzano profondamente la gestione delle emergenze. Comprendere questi meccanismi significa progettare procedure più efficaci, migliorare la formazione e ridurre i tempi di reazione. Per RSPP, HSE Manager e responsabili HR, conoscere il funzionamento della mente durante le situazioni critiche rappresenta oggi una competenza fondamentale per costruire ambienti di lavoro più sicuri e resilienti.

COSA TRATTA

La gestione delle emergenze viene spesso associata ad aspetti tecnici, impiantistici e organizzativi: uscite di emergenza, sistemi di allarme, piani di evacuazione, squadre antincendio e primo soccorso. Tuttavia, l'esperienza maturata negli eventi reali dimostra che il vero elemento decisivo è molto spesso il fattore umano.Nel momento in cui una persona percepisce una minaccia, il cervello entra in una modalità completamente diversa rispetto a quella ordinaria. Le capacità decisionali possono ridursi, la memoria tende a selezionare solo alcune informazioni, l'attenzione si restringe e il comportamento può diventare automatico. Comprendere questi fenomeni significa migliorare concretamente l'efficacia delle misure di emergenza e aumentare le probabilità di un esito positivo.Per chi opera nella salute e sicurezza sul lavoro, questo tema assume un valore strategico. Non basta infatti predisporre procedure corrette: occorre progettare sistemi organizzativi che siano compatibili con il modo in cui le persone reagiscono realmente sotto stress.

Quando arriva il pericolo, il cervello cambia modalità

In una situazione di emergenza il cervello privilegia la sopravvivenza rispetto all'analisi razionale. La mente tende a concentrarsi sugli elementi considerati essenziali, eliminando tutte le informazioni ritenute secondarie.Questo fenomeno ha conseguenze dirette sulla comunicazione di emergenza. Messaggi troppo lunghi, complessi o ricchi di dettagli rischiano di non essere compresi o di essere rapidamente dimenticati.Le persone tendono a ricordare soprattutto le prime informazioni ricevute e quelle formulate immediatamente prima della conclusione del messaggio. Per questo motivo le indicazioni più importanti devono comparire all'inizio e alla fine della comunicazione.La progettazione dei sistemi di allarme, delle comunicazioni vocali e delle procedure operative dovrebbe quindi tenere conto delle reali capacità cognitive delle persone in condizioni di stress. Oggi le piattaforme digitali, i sistemi di evacuazione vocale e gli strumenti di comunicazione integrata consentono di standardizzare i messaggi e ridurre significativamente il rischio di incomprensioni.

La paura non è il nemico

Uno dei più grandi equivoci nella gestione delle emergenze consiste nel considerare la paura come una debolezza. In realtà la paura rappresenta un meccanismo fisiologico indispensabile alla sopravvivenza.L'organismo reagisce aumentando il livello di attenzione, mobilitando energie e preparando il corpo all'azione. Il problema non è quindi la presenza della paura, ma la sua gestione. Quando l'attivazione emotiva diventa eccessiva, possono comparire effetti indesiderati come:

  • riduzione della capacità di ragionamento;
  • difficoltà nel seguire istruzioni complesse;
  • perdita della precisione nei movimenti;
  • riduzione della collaborazione tra le persone.

La formazione degli addetti alle emergenze dovrebbe pertanto concentrarsi non soltanto sugli aspetti tecnici, ma anche sulle competenze comportamentali, sulla gestione dello stress e sulla capacità di comunicare sotto pressione.

Il rischio invisibile del "freezing"

Tra le reazioni più pericolose vi è il cosiddetto blocco comportamentale, spesso definito freezing.Si tratta di una condizione nella quale la persona, pur percependo il pericolo, rimane temporaneamente incapace di agire. Non si tratta di mancanza di volontà, ma di una risposta automatica generata dal cervello quando non dispone di una risposta già pronta alla situazione.Questo fenomeno evidenzia un aspetto essenziale della prevenzione: le persone reagiscono meglio alle situazioni che hanno già sperimentato almeno in forma simulata.Ecco perché esercitazioni, prove di evacuazione e simulazioni realistiche rivestono un ruolo fondamentale. L'addestramento crea modelli mentali che, nel momento del bisogno, possono essere richiamati rapidamente senza dover elaborare nuove strategie sotto pressione.

Perché le persone non evacuano subito

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, l'evacuazione raramente inizia immediatamente dopo un allarme.La maggior parte delle persone continua per alcuni istanti a svolgere ciò che stava facendo. C'è chi termina una telefonata, chi salva un documento, chi raccoglie effetti personali, chi cerca conferme dai colleghi.Questo intervallo viene definito tempo di pre-movimento ed è spesso la fase più lunga dell'intero processo di evacuazione.Durante questo periodo entrano in gioco vari fattori:

  • il bisogno di confermare il pericolo;
  • la tendenza a osservare il comportamento degli altri;
  • l'attaccamento a beni e oggetti personali;
  • la ricerca di familiari, colleghi o persone conosciute;
  • la sottovalutazione del rischio.

Per questo motivo una comunicazione tempestiva e autorevole può ridurre drasticamente i tempi di reazione e migliorare la sicurezza complessiva.

L'importanza della comunicazione nelle emergenze

La comunicazione rappresenta probabilmente lo strumento più potente a disposizione degli addetti alle emergenze.Un messaggio efficace deve essere semplice, credibile, coerente e immediatamente comprensibile. Le parole utilizzate assumono un peso enorme perché influenzano direttamente la percezione del rischio e il livello di ansia delle persone.Un linguaggio eccessivamente allarmistico può generare confusione, mentre una minimizzazione del pericolo può determinare ritardi nelle reazioni.L'obiettivo è trovare un equilibrio tra chiarezza, autorevolezza e rassicurazione.Particolarmente efficace risulta la comunicazione vocale rispetto ai semplici segnali acustici. Le persone rispondono meglio quando ricevono istruzioni precise su cosa accade, cosa devono fare e dove devono andare.Anche da questo punto di vista la digitalizzazione offre una notevole opportunità attraverso sistemi di evacuazione vocale intelligenti, notifiche su dispositivi mobili, piattaforme di gestione delle emergenze e sistemi di supporto decisionale in tempo reale.

La folla non è irrazionale: cerca una guida

Uno degli aspetti più interessanti emersi dagli studi sul comportamento collettivo riguarda la cosiddetta psicologia della folla.Contrariamente a molti luoghi comuni, la maggior parte delle persone non reagisce in modo caotico. Al contrario, cerca informazioni, riferimenti autorevoli e indicazioni chiare.Quando una guida è presente e comunica con sicurezza, il gruppo tende a collaborare e a seguire le istruzioni ricevute.Il problema nasce quando mancano informazioni o quando le indicazioni risultano contraddittorie. In questi casi aumentano incertezza, comportamenti imitativi, congestioni lungo le vie di esodo e decisioni non coerenti con il piano di emergenza.Il ruolo degli addetti e dei coordinatori diventa quindi fondamentale non solo dal punto di vista operativo, ma anche psicologico.

La preparazione vale più dell'improvvisazione

Ogni emergenza mette in evidenza una verità spesso sottovalutata: le persone non reagiscono in base a ciò che sanno teoricamente, ma in base a ciò che hanno realmente sperimentato e allenato.Una cultura della sicurezza matura nasce dalla ripetizione, dall'addestramento e dalla familiarità con le procedure.Le organizzazioni più efficaci sono quelle che riescono a trasformare l'emergenza da evento eccezionale a scenario già conosciuto, almeno dal punto di vista operativo. In questo percorso, strumenti digitali di formazione, simulazioni immersive, gestione informatizzata delle esercitazioni e monitoraggio delle prestazioni possono contribuire significativamente a rafforzare preparazione e resilienza organizzativa.

MODIFICHE AL DVR

I contenuti trattati suggeriscono di verificare nel Documento di Valutazione dei Rischi:

  • l'efficacia delle procedure di gestione delle emergenze sotto il profilo comportamentale e organizzativo;
  • l'adeguatezza della formazione e dell'addestramento degli addetti alle emergenze;
  • la gestione dei tempi di pre-movimento durante l'evacuazione;
  • la presenza di lavoratori vulnerabili o con possibili difficoltà cognitive, emotive o motorie nelle situazioni di emergenza;
  • l'efficacia dei sistemi di comunicazione e allarme;
  • la gestione dell'utenza occasionale, dei visitatori e degli appaltatori.

PROCEDURE DI SICUREZZA

Il tema può richiedere l'introduzione o l'aggiornamento delle procedure relative a:

  • comunicazione e diffusione degli allarmi;
  • evacuazione assistita;
  • gestione dei punti di raccolta;
  • coordinamento degli addetti alle emergenze;
  • raccolta e diffusione delle informazioni durante l'evento;
  • esercitazioni periodiche con scenari realistici;
  • utilizzo di sistemi digitali di gestione delle emergenze e di accountability delle persone evacuate.

COSA DICE LA LEGGE

La normativa italiana ed europea attribuisce al datore di lavoro specifici obblighi in materia di preparazione e gestione delle emergenze.Tra i principali riferimenti normativi:

  • D.Lgs. 81/2008, con particolare riferimento agli obblighi organizzativi e gestionali in materia di emergenze, informazione, formazione e addestramento dei lavoratori.
  • Decreto Ministeriale 2 settembre 2021 relativo alla gestione della sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro in esercizio.
  • Decreto Ministeriale 3 settembre 2021 relativo ai criteri generali per il controllo e la manutenzione degli impianti e delle attrezzature antincendio.
  • Codice di Prevenzione Incendi di cui al D.M. 3 agosto 2015 e successive modifiche, che considera anche il fattore umano e i tempi di pre-movimento nell'analisi dell'esodo.
  • Direttiva quadro europea 89/391/CEE, recepita in Italia attraverso il D.Lgs. 81/2008, che impone la protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori mediante adeguate misure preventive e organizzative.

INDICAZIONI OPERATIVE

  • Verificare che i messaggi di emergenza siano brevi, comprensibili e standardizzati.
  • Inserire nelle esercitazioni scenari comportamentali realistici e non esclusivamente tecnici.
  • Formare gli addetti alla gestione delle emozioni e alla comunicazione sotto stress.
  • Ridurre il numero di istruzioni contemporaneamente fornite agli occupanti.
  • Testare periodicamente la comprensione dei messaggi di allarme.
  • Introdurre sistemi vocali di evacuazione ove compatibili con il contesto aziendale.
  • Analizzare i tempi di pre-movimento durante le prove di evacuazione.
  • Predisporre procedure dedicate per visitatori, fornitori e personale esterno.
  • Utilizzare strumenti digitali per il monitoraggio delle presenze e la gestione dei punti di raccolta.
  • Valutare periodicamente l'efficacia delle esercitazioni attraverso indicatori misurabili.

Il 20% che conta (per l'80% dei risultati)

Se un'organizzazione vuole migliorare realmente la propria capacità di risposta alle emergenze, deve concentrarsi su pochi fattori decisivi:

  • Le persone non reagiscono come previsto dalle procedure ma come consentono emozioni, esperienza e percezione del rischio.
  • La qualità della comunicazione determina gran parte dell'efficacia dell'evacuazione.
  • Le esercitazioni riducono il rischio di blocco decisionale e migliorano la rapidità di risposta.
  • Gli addetti alle emergenze rappresentano il principale punto di riferimento psicologico durante l'evento.
  • Le informazioni devono essere semplici, tempestive, coerenti e ripetute.
  • La preparazione organizzativa conta più dell'improvvisazione.
  • La digitalizzazione dei processi di emergenza aumenta controllo, coordinamento e capacità decisionale.

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