Frequenza cardiaca e il sovraccarico biomeccanico - Il battito che misura la fatica
A cura della Redazione
Quando la mansione cambia di continuo, i metodi osservazionali non bastano più a valutare il sovraccarico biomeccanico. Una scheda tecnica Inail del 2026 propone di usare la frequenza cardiaca, rilevata con fasce toraciche e smartwatch, come misura oggettiva dell'impegno fisico. Spiega come calcolare gli indici, dove ci si può fidare del dato e dove no. Per RSPP e medici competenti si apre una strada nuova per valutare il rischio. Proprio per questo va governata bene, a partire dalla tutela dei dati.
COSA TRATTA
Chi ha provato a valutare la movimentazione manuale in un magazzino della distribuzione, su un giro di raccolta rifiuti porta a porta o in un reparto di degenza lo sa bene: le schede di calcolo sono pensate per compiti che si ripetono uguali, e il lavoro reale quasi mai è così. Il carico cambia, il percorso cambia, e a metà turno arriva un'urgenza che scombina tutto. Per questo il Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale dell'Inail ha pubblicato nel 2026 una scheda tecnica, firmata da Alberto Silvetti, Giorgia Chini, Tiwana Varrecchia e Alessio Papale, che riporta al centro un indicatore semplice e noto da decenni: la frequenza cardiaca.
L'idea è meno banale di quanto sembri. La frequenza cardiaca, cioè il numero di battiti al minuto, dipende dall'equilibrio tra le due componenti del sistema nervoso autonomo: il simpatico accelera, il parasimpatico rallenta, e l'adrenalina in circolo spinge verso l'alto. Quando facciamo uno sforzo il simpatico prende il sopravvento, e con la frequenza aumentano la gittata sistolica e la portata cardiaca. A riposo e senza stress, invece, tra un battito e l'altro c'è una piccola variabilità di qualche millisecondo, che si appiattisce proprio quando fatica fisica o tensione psichica si fanno sentire. In pratica il cuore registra l'impegno del lavoratore, e lo fa di continuo, senza che qualcuno debba stare lì a osservarlo con il cronometro in mano.
Il limite è altrettanto chiaro, e la scheda Inail lo dice senza giri di parole: la frequenza cardiaca serve quando lavorano i grandi gruppi muscolari. È il caso della movimentazione di carichi (monocompito, composita, variabile o sequenziale), della movimentazione pazienti, di spinta e traino, del lavoro prolungato con le mani sopra le spalle. Non serve invece per i movimenti ripetuti dell'arto superiore, dove lavorano distretti piccoli e restano validi gli strumenti osservazionali già noti.
Quando le checklist non bastano più
Il ragionamento dell'Inail parte dalle stesse norme tecniche su cui l'RSPP costruisce la valutazione del rischio. Il manuale del metodo di sollevamento da cui deriva l'indice della UNI ISO 11228-1 prevede già che, quando le attività diverse dal sollevamento (spinta, traino, trasporto, cammino, mantenimento di oggetti) superano il 10% del totale, si misurino il dispendio energetico o la frequenza cardiaca per stimare la domanda metabolica di ciascun compito. Anche la UNI ISO 11228-1, nell'Allegato D.1, lascia all'analista la possibilità di integrare lo studio del sollevamento con analisi ulteriori quando entrano in gioco posture o movimenti estremi. C'è poi un riferimento che la scheda non cita ma che chi lavora in igiene industriale conosce: la UNI EN ISO 8996 sulla determinazione del metabolismo energetico, che tra i metodi di analisi prevede proprio la stima a partire dalla frequenza cardiaca.
Il messaggio, quindi, non è che la frequenza cardiaca sostituisce i metodi consolidati. Entra in gioco dove quei metodi faticano a funzionare, cioè nei settori a mansione molto variabile. La scheda li elenca: agricoltura, silvicoltura, pesca, edilizia, grande distribuzione, logistica, raccolta rifiuti, movimentazione bagagli, assistenza ai pazienti. Sono gli stessi comparti che, nelle statistiche infortunistiche di ogni anno, restano in cima per indici di frequenza e gravità delle patologie muscoloscheletriche.
Un RSPP di una cooperativa della logistica emiliana ci ha descritto il problema con una frase che vale più di un trattato: «Sulla carta il carrellista solleva poco. Poi lo segui per un turno e scopri che ha spinto roll per otto chilometri». È quel lavoro che nessuna scheda di sollevamento registra, e che il tracciato cardiaco invece mette in evidenza.
Fasce, smartwatch e holter: cosa usare e quanto fidarsi
Sulla scelta dello strumento la scheda è molto concreta. L'holter portatile resta il riferimento per affidabilità, di solito è certificato come dispositivo medico, ma con elettrodi e cavi dà fastidio a chi lavora davvero. La fascia toracica rileva l'attività elettrica del cuore come un piccolo elettrocardiogramma. Deve stare a contatto con la pelle, appena sotto lo sterno, regolata in modo da non scivolare quando si suda. I modelli più recenti integrano anche sensori inerziali che registrano la postura del tronco, per cui dallo stesso dispositivo, e per tutto il turno, arrivano sia i dati fisiologici sia quelli cinematici.
Lo smartwatch lavora in modo diverso. Con sensori ottici legge le variazioni del flusso sanguigno nei tessuti, quindi misura il polso periferico e non l'attività elettrica del muscolo cardiaco. Secondo l'Inail la precisione dei modelli attuali, anche di quelli non di fascia alta, è ormai vicina a quella delle fasce. C'è però un aspetto da non sottovalutare, anche per una questione di equità: i sensori ottici possono essere disturbati da peli, tatuaggi, strati di indumenti e dal colore della pelle. Se in reparto lavorano persone con fototipi molto diversi, conviene preferire la fascia toracica o fare una verifica incrociata sui dati. Un altro dispositivo in crescita, per ora soprattutto nello sport, è la fascia da braccio tra bicipite e deltoide: si indossa facilmente, non stringe il torace e non richiede di inumidire gli elettrodi.
Dai battiti agli indici: come si legge il tracciato
Qui la scheda entra nel dettaglio. Per un turno di otto ore la letteratura più recente indica come limite sostenibile una frequenza media tra 105 e 110 battiti al minuto, oppure un aumento di 30-35 battiti rispetto al valore a riposo. Studi più vecchi proponevano soglie distinte per età, 120-130 bpm per i più giovani e 100-110 per i più anziani. È un dato che chi segue la sorveglianza sanitaria di una popolazione che invecchia farebbe bene a tenere a mente.
La lettura più immediata passa per le classi di impegno basate sulla frequenza media. Si va da 60-70 bpm a riposo fino a oltre 180 per il lavoro eccessivamente pesante, e le pause diventano necessarie già dalla fascia "moderata", cioè tra 100 e 125 bpm. Ma la media ha un difetto: diluisce i picchi, e sono proprio i picchi i momenti di maggiore affaticamento e rischio. Per questo l'Inail raccomanda di osservare il lavoratore durante tutta la registrazione e di annotare l'orario degli eventi significativi, così da ritrovarli poi nel tracciato.
Per valutazioni su un intero turno si usano due indici: il costo cardiaco assoluto (frequenza media durante il lavoro meno frequenza a riposo) e il costo cardiaco relativo (lo stesso valore diviso per la riserva cardiaca, cioè frequenza massima teorica meno frequenza a riposo, per cento). Entrambi si leggono su scale che vanno da "molto leggero" a "intenso". Il valore a riposo va misurato in una stanza tranquilla, a temperatura confortevole, con luce non intensa e dopo almeno 10-15 minuti senza smartphone. Sulla frequenza massima teorica la scheda segnala un punto spesso ignorato: la formula classica "220 meno età" tende a sottostimarla sopra i 40 anni, e formule alternative, come quella di Tanaka (208 meno 0,7 per l'età), danno risultati anche molto diversi. Nel calcolo complessivo il peso di questa scelta resta comunque limitato.
Per finestre brevi, di una o due ore, c'è il metodo di Frimat. Combina cinque parametri (frequenza media, frequenza di picco, costo cardiaco assoluto, costo cardiaco relativo e accelerazione cardiaca, cioè la differenza tra picco e media), assegna a ciascuno un punteggio e somma il tutto su una scala che va dal "lavoro minimo" fino all'"estremamente pesante", sopra i 25 punti. È lo strumento adatto per confrontare due modi di organizzare la stessa fase di lavoro, per esempio prima e dopo l'introduzione di un ausilio.
HRV, esoscheletri e il confine che non va superato
I dispositivi di nuova generazione registrano anche la variabilità della frequenza cardiaca (HRV), che misura l'intervallo tra un battito e l'altro. È un indicatore più raffinato perché riflette insieme il funzionamento dei sistemi cardiovascolare, nervoso, respiratorio e metabolico: valori bassi segnalano il prevalere del simpatico (sforzo, pericolo, ansia), valori alti indicano recupero. L'Inail però è netto: oggi l'HRV non può essere usata come indicatore di esposizione al sovraccarico biomeccanico. Mancano valori di riferimento standardizzati e classificazioni condivise, e gli smartwatch non raggiungono ancora, in registrazione continua, la precisione di fasce e holter.
La frequenza cardiaca, spesso insieme all'elettromiografia di superficie e alla sensoristica inerziale, si sta affermando anche per verificare sul campo l'efficacia degli esoscheletri occupazionali, un tema che la futura ISO 25563, oggi in fase di bozza, affronta dall'integrazione in azienda fino alla valutazione. Per chi sta valutando di introdurre un esoscheletro, magari con il contributo di un bando o della riduzione del tasso tramite modello OT23, avere un dato fisiologico prima e dopo è il modo più serio per dimostrare che l'investimento ha abbassato il carico e non lo ha solo spostato su un altro distretto.
Poi c'è il punto delicato, e qui prendiamo una posizione precisa. La frequenza cardiaca è un dato sanitario. Dipende da età, genere, ritmo circadiano e genetica, ma anche da fumo, alcol, sovrappeso, allenamento, caldo, rumore, turni e patologie. La scheda Inail ricorda che la valutazione riguarda il singolo lavoratore e non si può generalizzare alla postazione. Da qui una conseguenza che molte aziende rischiano di non vedere: il tracciato cardiaco deve servire a riprogettare il compito, non a selezionare le persone. Usarlo per decidere chi "regge" una mansione, o peggio per motivare un giudizio di idoneità con limitazioni senza passare dal medico competente, significa ribaltare la logica della prevenzione. Il dato va raccolto con il medico competente, trattato come dato relativo alla salute ai sensi del GDPR, condiviso con l'RLS e restituito all'organizzazione solo in forma aggregata o pseudonimizzata.
C'è anche un collegamento con il clima che conviene tenere presente: le campagne di misura fatte a luglio registrano anche l'effetto del caldo. Se il microclima non viene annotato insieme al tracciato, il rischio è attribuire alla movimentazione quello che in realtà dipende dalla temperatura del capannone.
Resta la conclusione dell'Inail, che condividiamo: le patologie muscoloscheletriche hanno origine da più fattori, e la valutazione più solida resta quella che combina metodi osservazionali, dove applicabili, e metodi strumentali. Le piattaforme digitali che raccolgono i tracciati, li collegano agli eventi annotati e li riportano nel DVR con una firma temporale certa rendono tutto questo gestibile anche per una PMI. Ma funzionano davvero solo se prima si è deciso chi vede i dati, per quale scopo e per quanto tempo.
In allegato il file.
COSA DICE LA LEGGE
- D.Lgs. 81/2008, artt. 15, 17 e 28: il datore di lavoro valuta tutti i rischi, compresi quelli da sovraccarico biomeccanico, e adatta il lavoro all'uomo, con particolare riguardo alla concezione dei posti e alla scelta delle attrezzature.
- D.Lgs. 81/2008, Titolo VI (artt. 167-171) e Allegato XXXIII: obblighi specifici per la movimentazione manuale dei carichi, con rinvio alle norme della serie UNI ISO 11228 come riferimento tecnico per la valutazione.
- D.Lgs. 81/2008, artt. 25, 39 e 41: la sorveglianza sanitaria e l'uso di dati fisiologici individuali rientrano nelle competenze del medico competente, che esprime il giudizio di idoneità.
- D.Lgs. 81/2008, artt. 47-50: l'RLS va consultato sulla valutazione dei rischi e sull'introduzione di nuove tecnologie che incidono sulla salute.
- Direttiva 89/391/CEE (direttiva quadro) e Direttiva 90/269/CEE (movimentazione manuale dei carichi): il quadro europeo da cui derivano gli obblighi italiani.
- Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR), artt. 9, 35 e 88, e D.Lgs. 196/2003 come modificato dal D.Lgs. 101/2018: la frequenza cardiaca è un dato relativo alla salute. Servono una base giuridica adeguata, la minimizzazione dei dati e, di regola, una valutazione d'impatto.
- Legge 300/1970, art. 4: i dispositivi indossabili che consentono anche un controllo a distanza dell'attività lavorativa richiedono un accordo sindacale o l'autorizzazione dell'Ispettorato.
- Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), art. 5: vieta i sistemi di IA che deducono le emozioni delle persone sul luogo di lavoro, salvo ragioni mediche o di sicurezza. È un limite da tenere presente se si usano algoritmi che interpretano l'HRV come indice di stress.
- Regolamento (UE) 2017/745: i dispositivi che hanno finalità di diagnosi o monitoraggio clinico sono dispositivi medici e devono essere conformi come tali.
- Norme tecniche di riferimento: UNI ISO 11228-1, -2 e -3, UNI EN ISO 8996, ISO/CD 25563 (esoscheletri, in fase di bozza).
MODIFICHE AL DVR
Il contenuto dell'articolo può portare a una revisione del documento di valutazione dei rischi nelle aziende con mansioni ad alta variabilità (logistica, GDO, igiene ambientale, sanità, edilizia, agricoltura). La sezione sul sovraccarico biomeccanico dovrebbe indicare le mansioni per cui i metodi osservazionali non sono sufficienti e il criterio usato per stabilirlo, per esempio quando le attività diverse dal sollevamento superano il 10% del tempo. Andrebbero descritti il metodo strumentale adottato (costo cardiaco assoluto e relativo, Frimat), la strumentazione, le condizioni di misura, compreso il microclima rilevato, e la regola per passare dal dato individuale alla valutazione della mansione. Quando si introducono esoscheletri, il DVR deve riportare la verifica di efficacia prima e dopo e l'analisi dei rischi nuovi o spostati su altri distretti. Nella parte sui rischi organizzativi va considerato anche l'impatto dell'uso di dispositivi indossabili.
PROCEDURE DI SICUREZZA
Serve una procedura per le campagne di monitoraggio con dispositivi indossabili. Deve definire lo scopo della misura, i ruoli (datore di lavoro, RSPP, medico competente, RLS), l'informativa e il consenso dove necessario, le modalità di vestizione e di verifica del segnale, la misura della frequenza a riposo, il diario degli eventi durante la registrazione, la pseudonimizzazione, i tempi di conservazione e la cancellazione dei dati grezzi. Va aggiornata anche la procedura di introduzione di nuove attrezzature e ausili, esoscheletri compresi, con una fase di prova monitorata. Può inoltre servire un'istruzione operativa che indichi quando un valore anomalo porta a sospendere l'attività e a informare il medico competente, senza che la decisione resti al preposto.
INDICAZIONI OPERATIVE
- Individuare entro tre mesi le mansioni in cui spinta, traino, trasporto e cammino superano il 10% del tempo di lavoro e segnarle nel DVR come candidate alla valutazione strumentale.
- Prima di acquistare dispositivi, verificare con il medico competente e con il responsabile privacy la base giuridica del trattamento e fare la valutazione d'impatto. Senza questo passaggio non si parte.
- Preferire la fascia toracica quando il gruppo di lavoro ha fototipi, peluria o tatuaggi che possono falsare i sensori ottici. Usare lo smartwatch per screening estesi e confermare i casi dubbi con la fascia.
- Misurare la frequenza a riposo sempre con lo stesso protocollo (stanza tranquilla, 10-15 minuti senza smartphone) e rifiutare le misure che non lo rispettano.
- Durante la registrazione, un osservatore annota con l'ora ogni evento significativo. Un tracciato senza diario vale la metà.
- Registrare temperatura e umidità insieme al tracciato cardiaco, per non attribuire alla movimentazione un carico che dipende dal caldo.
- Usare Frimat per confrontare due organizzazioni della stessa fase di lavoro (prima e dopo un ausilio, un cambio di layout, una nuova rotazione) e costo cardiaco assoluto e relativo per il turno intero.
- Leva strategica: impostare un obiettivo misurabile di riduzione del costo cardiaco relativo nelle mansioni critiche, per esempio portarle dalla fascia "pesante" (30-39%) a quella "moderata" (20-29%) entro dodici mesi, e usarlo come indicatore di efficacia degli interventi e come documentazione per OT23 o bandi.
- Leva strategica: collegare i dati aggregati e pseudonimizzati a una piattaforma che li riporti automaticamente nel DVR e nel programma di miglioramento, così che ogni campagna di misura produca un'azione con responsabile e scadenza, e non un file dimenticato su un disco.
- Mettere per iscritto che i dati fisiologici non entrano nelle valutazioni della prestazione né nella gestione del personale, e comunicarlo ai lavoratori prima della prima misura.
IL 20% CHE CONTA (PER L'80% DEI RISULTATI)
A) La frequenza cardiaca misura il carico del compito nelle mansioni variabili con grandi masse muscolari. Nei movimenti ripetuti dell'arto superiore non serve.
B) Il dato riguarda il singolo lavoratore ed è un dato sanitario: si raccoglie con il medico competente e si usa solo in forma aggregata.
C) La media da sola nasconde i picchi. Servono il diario degli eventi e indici come costo cardiaco relativo e Frimat.
D) Caldo, stress e stile di vita alterano il battito: senza microclima annotato la lettura è falsata.
E) Il valore della misura sta nel confronto prima e dopo un intervento, ed è questo che trasforma un dispositivo in uno strumento di prevenzione.
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