Global Gender Gap Report 2026, analisi dei risultati in ottica SSL
A cura della Redazione
La parità avanza, ma il lavoro resta il principale ostacolo, e la SSL può contribuire a ridurre il divario
Cosa tratta?
A vent'anni dalla sua prima edizione, il Global Gender Gap Report del World Economic Forum restituisce una fotografia chiara: la parità di genere continua ad avanzare, ma con una velocità insufficiente. Nel 2026 il gender gap globale risulta chiuso al 69,2%, il valore più elevato mai registrato, ma secondo le stime, saranno necessari ancora circa 120 anni per raggiungere una piena uguaglianza tra donne e uomini.
L'analisi prende in esame 145 economie e misura il divario di genere attraverso quattro dimensioni:
- partecipazione economica e opportunità;
- istruzione;
- salute e sopravvivenza;
- empowerment politico.
I dati mostrano come i progressi siano tutt'altro che uniformi. I risultati migliori si registrano nei settori dell'istruzione e della salute, che hanno ormai raggiunto livelli prossimi alla parità. A livello globale, il 96,9% del gap risulta colmato nell'istruzione e il 96,2% nella salute e sopravvivenza.
Molto diversa appare invece la situazione nel mercato del lavoro e nella rappresentanza politica. La partecipazione economica si ferma al 61,7%, mentre l'empowerment politico raggiunge appena il 22,1%, confermandosi l'area più distante dalla parità.
Il rapporto evidenzia inoltre un fenomeno particolarmente significativo, definito "drop to the top": le donne rappresentano il 41,8% della forza lavoro mondiale ma occupano soltanto il 29,6% delle posizioni di leadership senior. La presenza femminile diminuisce progressivamente lungo la scala gerarchica, passando dal 46% nei ruoli iniziali al 23% nei livelli più elevati.
Focus Italia
Per l'Italia il quadro appare caratterizzato da forti contrasti. Il Paese si colloca all'83° posto nella classifica mondiale, un risultato che la mantiene anche nelle posizioni medio-basse del contesto europeo.
Le performance migliori riguardano istruzione e salute, i dati confermano che le donne italiane hanno ormai colmato quasi completamente il divario nell'accesso ai percorsi formativi e presentano indicatori sanitari sostanzialmente allineati o superiori a quelli maschili.
Anche sul fronte politico emergono segnali positivi, l'indice di empowerment politico raggiunge un valore superiore alla media mondiale, sostenuto dalla crescente presenza femminile nelle istituzioni e dall'esperienza di una donna alla guida del Governo, elemento considerato dalla metodologia del rapporto.
La criticità principale resta però l'ambito economico, l'Italia occupa la 121ª posizione mondiale per questa dimensione. I fattori che incidono maggiormente sono il basso tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro, la forte penalizzazione delle madri nel mercato del lavoro, il persistente divario retributivo e la limitata presenza delle donne nei ruoli dirigenziali e manageriali.
In altre parole, le donne italiane raggiungono livelli di istruzione molto elevati ma continuano a incontrare ostacoli nel trasformare tali risorse in opportunità professionali equivalenti a quelle degli uomini.
Perché questa notizia interessa chi si occupa di SSL
Sebbene il rapporto non analizzi direttamente infortuni e malattie professionali, le sue conclusioni chiamano in causa anche il mondo della salute e sicurezza sul lavoro.
Da diversi anni la ricerca evidenzia come uomini e donne possano essere esposti a rischi differenti per effetto della segregazione occupazionale, dell'organizzazione del lavoro, delle caratteristiche ergonomiche delle postazioni e della distribuzione dei compiti. Una partecipazione femminile più ampia e qualificata al mercato del lavoro richiede quindi sistemi di prevenzione in grado di considerare concretamente la dimensione di genere.
Lo stesso D.Lgs. 81/2008 richiama la necessità di effettuare la valutazione dei rischi tenendo conto delle differenze di genere. Tuttavia, nella pratica aziendale, questo aspetto risulta ancora spesso sottovalutato, soprattutto nei settori tradizionalmente progettati attorno a modelli organizzativi e attrezzature pensati prevalentemente per una popolazione lavorativa maschile.
Il collegamento con il report del World Economic Forum è evidente: se una delle principali cause del divario di genere è rappresentata dalla minore partecipazione economica delle donne, ambienti di lavoro sicuri, inclusivi e progettati secondo principi ergonomici e organizzativi che tengano conto delle differenze tra lavoratori e lavoratrici possono diventare uno strumento concreto per favorire permanenza, crescita professionale e accesso ai ruoli di responsabilità.
Cosa dice la legge?
- D.Lgs. 198/2006: riferimento normativo principale in materia di parità di genere;
- D.lgs. 81/08: articolo 28, valutazione dei rischi e differenze di genere;
- D.Lgs. 151/2001: tutela della maternità.
Indicazioni operative
- Integrare la dimensione di genere nella valutazione dei rischi: le organizzazioni dovrebbero verificare che DVR, procedure, sorveglianza sanitaria e misure preventive tengano conto delle diverse modalità di esposizione e delle differenti caratteristiche ergonomiche di lavoratori e lavoratrici. Il report evidenzia infatti che una maggiore partecipazione femminile al lavoro richiede contesti realmente inclusivi e sicuri.
- Progettare postazioni, attrezzature e attività secondo principi ergonomici inclusivi: postazioni di lavoro, DPI, attrezzature e organizzazione delle attività dovrebbero essere progettati considerando la variabilità antropometrica della popolazione lavorativa. Un approccio ergonomico inclusivo contribuisce a ridurre il rischio di disturbi muscoloscheletrici e favorisce la permanenza e la piena partecipazione delle lavoratrici nei diversi settori.
- Monitorare la distribuzione di ruoli, mansioni e opportunità di crescita: le aziende dovrebbero monitorare periodicamente dati relativi ad assunzioni, formazione, promozioni, accesso ai ruoli di coordinamento e percorsi di carriera, individuando eventuali squilibri e adottando misure correttive.
- Rafforzare le misure di conciliazione vita-lavoro e benessere organizzativo: flessibilità organizzativa, lavoro agile, servizi di supporto alla genitorialità e politiche di welfare possono contribuire ad aumentare la partecipazione femminile al mercato del lavoro, uno dei principali punti deboli evidenziati per l'Italia dal report. Tali misure rappresentano anche strumenti efficaci di prevenzione dei rischi psicosociali e dello stress lavoro-correlato.
- Utilizzare indicatori di genere come KPI della SSL: oltre agli indicatori tradizionali di sicurezza, le organizzazioni dovrebbero monitorare dati disaggregati per genere relativi a infortuni, assenze per malattia, formazione erogata, accesso ai DPI, segnalazioni di near miss e progressione professionale. Integrare questi indicatori nei sistemi di gestione consente di individuare eventuali criticità e migliorare l'efficacia delle misure di prevenzione.
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