INAIL 2025: morti in lieve calo, malattie professionali ai massimi da 26 anni
A cura della Redazione
La Relazione annuale INAIL 2025, presentata il 22 settembre 2026, mostra due tendenze che vanno lette insieme. I casi mortali calano solo leggermente, a 1.198 (-3,3%, 41 in meno), e l'incidenza degli infortuni in occasione di lavoro è sostanzialmente stabile a 1.720 casi ogni 100mila occupati. Nello stesso anno, però, le denunce di malattia professionale arrivano a 98.312, il livello più alto degli ultimi 26 anni. Gli infortuni in itinere toccano il massimo del quinquennio. Crescono anche gli infortuni che colpiscono donne, lavoratori over 64 e lavoratori nati all'estero. Per RSPP, HSE manager e HR non basta più contare gli eventi: bisogna governare l'esposizione cronica, il rischio stradale e le differenze tra i lavoratori, usando anche gli strumenti introdotti dal decreto-legge 159/2025.
COSA TRATTA
Ogni anno, a settembre, la Relazione INAIL mette alla prova il lavoro di chi si occupa di prevenzione. Quella sul 2025, presentata alla Camera dei deputati il 22 settembre 2026 e basata sui dati rilevati al 30 aprile, non dà un quadro semplice. Chi cerca buone notizie le trova: diminuiscono i morti, diminuisce il rischio relativo, e l'Italia resta in linea con la media europea. Chi cerca motivi di preoccupazione trova le malattie professionali quadruplicate rispetto al 2000, gli incidenti nel tragitto casa-lavoro sopra i livelli pre-pandemici e un aumento degli infortuni concentrato su donne, lavoratori anziani e stranieri.
La lettura più utile per chi lavora in azienda tiene insieme i due lati. Il sistema di prevenzione italiano ha imparato abbastanza bene a gestire l'evento acuto: la caduta, lo schiacciamento, il contatto con l'organo in movimento. È ancora in ritardo sui danni che si formano lentamente, come quelli da movimentazione ripetitiva, vibrazioni, rumore e amianto, e sul rischio che si sposta fuori dal perimetro aziendale, sulla strada. Analizziamo i numeri e proviamo a trasformarli in scelte organizzative concrete, come fa ogni giorno chi si occupa di salute e sicurezza.
I NUMERI DEL 2025: MENO DECESSI, UN RISCHIO CHE SI SPOSTA
Nel 2025 le denunce di infortunio sono state 600mila, l'1,2% in più rispetto alle quasi 594mila del 2024.
Di queste, 519mila riguardano lavoratori (+0,8%) e 81mila studenti (+3,4%).
Le denunce con esito mortale sono state 1.198, 41 in meno dell'anno precedente: 1.189 lavoratori e nove studenti. Dietro ogni cifra ci sono una famiglia, un reparto e un'organizzazione che ha dovuto chiedersi cosa non abbia funzionato. Nessun calo percentuale cambia questo fatto.
Considerando solo i lavoratori, gli infortuni in occasione di lavoro, cioè avvenuti durante l'attività, sono 414.917 (+0,5%). Il dato va però letto in rapporto agli occupati. L'incidenza scende a 1.720,4 casi ogni 100mila occupati Istat: lo 0,3% in meno rispetto al 2024 e il 13,4% in meno rispetto al 2019. Anche l'indice di mortalità in occasione di lavoro cala, a 3,69 decessi ogni 100mila occupati (-4,9% sul 2024, -5,4% sul 2019). In pratica il numero assoluto degli infortuni aumenta di poco perché aumentano gli occupati, mentre la probabilità di infortunarsi e soprattutto di morire lavorando si riduce.
Molti titoli di giornale trascurano questa distinzione, che invece conta per chi deve giustificare investimenti in prevenzione davanti a un consiglio di amministrazione.
Il dato che più di tutti dovrebbe cambiare le priorità dei piani di miglioramento riguarda gli infortuni in itinere. Sono 104.417, il 2,4% in più, il valore più alto del quinquennio 2021-2025 e superiore anche al 2019. Se si aggiungono gli infortuni in occasione di lavoro con mezzo di trasporto, gli eventi avvenuti fuori dall'azienda sono 121mila, il 23,4% del totale. Anche qui è il valore più alto del periodo, sia in assoluto sia in percentuale. Tra i decessi il peso è ancora maggiore: 506 morti su 1.189, il 42,6%, avvengono fuori dall'azienda. Detto in modo semplice, quasi un lavoratore su due che perde la vita per lavoro muore su una strada, un marciapiede o un mezzo, non in un cantiere o in un capannone.
Per il DVR la conseguenza è concreta. Il rischio stradale non è un rischio residuale da citare in una riga. Per molte aziende di servizi, logistica, manutenzione, assistenza domiciliare e vendita è il primo rischio mortale e va valutato come tale.
SETTORI, TERRITORI, PERSONE: DOVE SI CONCENTRA IL RISCHIO
Nella gestione Industria e servizi, che raccoglie l'89,7% delle denunce in occasione di lavoro, la distribuzione per settore è simile agli anni precedenti. Il manifatturiero pesa per il 24%, costruzioni e sanità per il 13% ciascuna, trasporti e magazzinaggio per il 12%, il commercio per l'11%.
Manifattura (-2,0%) e trasporti (-4,1%) sono in calo, costruzioni e sanità sono stabili, il commercio cresce dell'1,1%. Per i decessi il primato resta alle costruzioni con 175 casi, 19 in meno del 2024. Seguono il manifatturiero con 129 (otto in più) e il trasporto e magazzinaggio con 126 (venti in meno). La riduzione nazionale dei decessi, 38 in meno in occasione di lavoro, riguarda solo l'Industria e servizi. L'agricoltura invece registra quattro morti in più e pesa per il 13,5% dei decessi, pur rappresentando meno del 6% delle denunce. In campagna si continua a morire in proporzione molto più che altrove, soprattutto per ribaltamento dei trattori, spesso vecchi e senza protezioni adeguate.
Sul territorio, quattro regioni raccolgono più della metà delle denunce:
- Lombardia (17,2%),
- Emilia-Romagna (13,3%),
- Veneto (12,0%)
- Toscana (8,1%).
Il dato dipende dalla densità produttiva ma anche dalla propensione a denunciare, che non è uguale in tutto il Paese. Per i decessi il Nord-Ovest pesa per il 25,6% e il Sud per il 23,3%. La Lombardia ha il 13,6% dei casi mortali, seguita da Campania e Veneto (9,3% ciascuna). Dove il tessuto produttivo è più fragile, un evento su cinque denunciati non sembra poco: è ragionevole pensare che una parte degli infortuni minori non venga denunciata.
Il capitolo sulle persone è quello che interessa di più chi si occupa di risorse umane.
- Le lavoratrici rappresentano il 32,1% degli infortuni in occasione di lavoro, e l'aumento complessivo del 2025 dipende solo dalla componente femminile (+2,1%), mentre quella maschile è stabile.
- I decessi femminili scendono da 62 a 54, pari al 6,1% del totale.
- Sull'età, l'unica fascia in calo è quella centrale, 35-49 anni.
- Gli over 64 crescono dell'8,4% e passano dal 2,4% del 2021 al 3,2% del totale.
- I lavoratori tra 50 e 64 anni rappresentano il 35,5% delle denunce, e due vittime su tre hanno superato i cinquant'anni.
- Infine, un infortunio su quattro riguarda lavoratori nati all'estero, con un'incidenza salita dal 19,4% del 2021 al 24,3% del 2025.
- Tra loro i decessi arrivano a 204, il 22,9% del totale, contro il 15,0% di quattro anni prima.
Questi numeri descrivono una forza lavoro che cambia più in fretta dei documenti di valutazione. È più anziana e più femminile, arriva da percorsi migratori diversi e comprende spesso lingue, abitudini e aspettative diverse sulla sicurezza. L'articolo 28 del D.Lgs. 81/2008 chiede di valutare i rischi connessi alle differenze di genere, all'età e alla provenienza da altri Paesi. In molti DVR quella previsione resta una formula di stile. I dati 2025 mostrano che è una variabile di rischio misurabile.
IL CONFRONTO CON L'EUROPA: IN LINEA, MA NON BASTA
I tassi standardizzati Eurostat, calcolati sui soli casi indennizzati in occasione di lavoro ed esclusi gli infortuni stradali, permettono un confronto corretto tra Paesi. Nel 2023, ultimo anno disponibile, l'Italia registra 1,20 decessi ogni 100mila occupati. La media UE-27 è 1,23, la Spagna è a 1,18, la Francia a 3,50 e la Germania a 0,53. Per gli infortuni non mortali l'Italia, con 991 casi ogni 100mila occupati, è sotto la media europea (1.300) e molto sotto Spagna, Francia e Germania.
Il risultato è rassicurante solo in parte. Il confronto con la Germania dice che il margine di miglioramento c'è. Il divario sugli infortuni non mortali, poi, può dipendere dal diverso modo di denunciare e riconoscere gli eventi oltre che da una maggiore sicurezza. In prevenzione un indicatore basso vale poco se non si sa quanto sia completo il dato che lo produce. Lo stesso vale in azienda: un reparto che non registra i quasi-infortuni non è per forza un reparto sicuro, forse è solo un reparto che non misura.
MALATTIE PROFESSIONALI: 98MILA DENUNCE, IL DANNO CHE SI ACCUMULA
Il focus statistico sulle patologie lavoro-correlate mostra il dato più forte della Relazione. Nel 2025 le malattie professionali denunciate sono 98.312, l'11,3% in più rispetto alle 88.338 del 2024 e circa quattro volte le 25mila del 2000.
È il valore più alto degli ultimi 26 anni.
I lavoratori coinvolti sono 63.136 (+8,8% sul 2024, +44,4% sul 2019). La media di 1,6 denunce per lavoratore dipende dalle denunce "plurime", tipiche dei disturbi muscolo-scheletrici: a un'unica esposizione, per esempio alle vibrazioni mano-braccio, possono corrispondere più patologie in distretti anatomici diversi.
Le patologie muscolo-scheletriche sono circa 70mila, tre casi su quattro tra quelli codificati. Prevalgono epicondiliti, lesioni della cuffia dei rotatori, dorsopatie ed ernie discali. Seguono le malattie del sistema nervoso, oltre 11mila casi soprattutto per sindrome del tunnel carpale, raddoppiata rispetto al 2010. Le ipoacusie sono quasi seimila e tornano a crescere dopo anni di calo. I tumori superano i 2.400 casi e le malattie respiratorie sono vicine alle duemila. I tumori sono pochi in numero ma restano la prima causa di morte tra i tecnopatici. Dei 1.033 casi riconosciuti, due su tre sono correlati all'amianto e circa la metà sono mesoteliomi pleurici. In agricoltura invece prevalgono melanomi e altri tumori della pelle legati all'esposizione al sole.
Per settori, le costruzioni pesano per il 30% dei casi codificati nell'Industria e servizi e il manifatturiero per il 26%. In quest'ultimo spiccano l'industria alimentare e la fabbricazione di prodotti in metallo. Seguono commercio, sanità e trasporti. Il Mezzogiorno ha più denunce del Nord (37.430 contro 26.262) e la Toscana da sola ne conta 16.438. Sul genere, alle donne corrisponde il 25,7% delle denunce, con un peso maggiore delle malattie del sistema nervoso (16,8% contro 10,5% degli uomini). Tra gli uomini pesano di più ipoacusie, tumori e patologie respiratorie. I disturbi psichici e comportamentali sono poco più di 600, 331 dei quali riguardano lavoratrici. Le denunce dei lavoratori nati all'estero aumentano del 18,5%, quasi il doppio della crescita tra gli italiani.
L'INAIL invita a non leggere questi numeri come un peggioramento delle condizioni di lavoro. Parla invece di emersione del sommerso, favorita dalla maggiore consapevolezza dei lavoratori, dall'azione dei patronati, dalla tempestività dei medici certificatori e dall'aggiornamento delle tabelle delle malattie riconosciute. Il documento cita come concausa anche l'invecchiamento della popolazione lavorativa assicurata. L'interpretazione è corretta. Chi gestisce un sistema di prevenzione, però, deve aggiungere un passaggio: una malattia che emerge oggi è un'esposizione non governata ieri. Dietro ogni tunnel carpale denunciato c'è una postazione di lavoro, un ciclo ripetitivo o un'organizzazione dei turni che nessuno ha rivisto in tempo. La crescita delle denunce indica soprattutto dove indirizzare la prossima valutazione del rischio.
Il collegamento con l'età è diretto. Una popolazione lavorativa più anziana accumula più anni di esposizione e recupera più lentamente dal sovraccarico biomeccanico. La sorveglianza sanitaria, se fatta bene e con dati confrontabili nel tempo, è lo strumento che fa emergere i segnali precoci prima che diventino patologie conclamate. Serve però che medico competente, RSPP e HR analizzino insieme i giudizi di idoneità con limitazioni: per reparto, per mansione, per anzianità. Se ognuno conserva i dati nel proprio archivio, i segnali restano invisibili.
LE RISPOSTE: NORMATIVA NUOVA, INCENTIVI E STRUMENTI CONCRETI
La Relazione non si ferma alla diagnosi. Il 2025 ha portato il decreto-legge 31 ottobre 2025, n. 159, convertito dalla legge 29 dicembre 2025, n. 198. Il provvedimento modifica il D.Lgs. 81/2008 e rafforza il ruolo dell'INAIL, che da ente soprattutto assicuratore diventa un soggetto centrale del sistema di prevenzione. Per chi lavora in azienda le novità hanno effetti pratici:
- revisione delle aliquote secondo una logica bonus-malus, con premi per le aziende con un andamento infortunistico favorevole e penalizzazioni per i datori di lavoro condannati per gravi violazioni in materia di sicurezza;
- linee guida per rilevare, segnalare, analizzare e tracciare i near-miss;
- possibilità di finanziare dispositivi di protezione individuale con tecnologie intelligenti (smart DPI);
- più formazione e informazione nei settori a maggiore incidenza (costruzioni, logistica, trasporti) e prevenzione degli infortuni in itinere nelle scuole;
- consultazione gratuita delle principali norme tecniche in materia di prevenzione.
A questo si aggiungono gli incentivi economici, che le aziende spesso usano poco. Il Bando ISI 2025, pubblicato il 18 dicembre 2025, conferma una dotazione di 600 milioni di euro. Premia gli interventi contro gli effetti del cambiamento climatico, le tecnologie che migliorano sicurezza ed efficienza energetica e i sistemi di gestione certificati. La domanda è interamente digitale ed è supportata da un assistente virtuale basato su intelligenza artificiale e da verifiche di prefattibilità. Nel 2025 la riduzione del tasso per prevenzione (modello OT23) ha riguardato 30.841 aziende, con un risparmio complessivo di 211,7 milioni di euro sui premi.
Per un RSPP questo è un argomento forte con la direzione: gli interventi migliorativi documentati si ripagano anche in termini economici.
La ricerca offre strumenti già pronti. Nel 2025 l'INAIL ha aggiornato la metodologia di valutazione dello stress lavoro-correlato, che ora considera lavoro da remoto, iperconnessione e tecnostress. Il progetto Worklimate ha prodotto mappe previsionali del rischio caldo richiamate dalle ordinanze di quasi tutte le Regioni e dalle Linee di indirizzo per la protezione dal calore approvate dalla Conferenza delle Regioni il 19 giugno 2025. Il Piano triennale della prevenzione 2025-2027, allineato al Quadro strategico UE 2021-2027 e alla Strategia nazionale 2026-2030, collega transizione verde, digitale e demografica.
Mettendo insieme i dati, emergono almeno tre linee di intervento.
- La prima è trattare il rischio stradale come un rischio di processo. Si pianificano spostamenti e consegne in modo realistico, si fa formazione alla guida con richiami periodici, si usano sistemi telematici sui veicoli aziendali e si rivedono orari e turni per ridurre la fretta, che è uno dei principali fattori di incidente. Anche il lavoro agile, dove è compatibile con la mansione, riduce l'esposizione al tragitto casa-lavoro.
- La seconda è passare dal registro degli infortuni al sistema dei segnali deboli. Se i near-miss, le segnalazioni di disagio ergonomico e le prescrizioni del medico competente confluiscono in un unico sistema, consultabile e analizzato con regolarità, si possono vedere le tendenze prima dell'evento. Una piattaforma digitale semplifica molto questo lavoro. Il salto di qualità, però, sta nella decisione organizzativa di usare quei dati ogni mese e non solo alla riunione periodica.
- La terza è rendere la prevenzione adatta alle persone reali. Servono postazioni regolabili e ausili meccanici per i lavoratori over 55, rotazioni pensate per ridurre la ripetitività, formazione nella lingua effettivamente compresa e con verifica dell'apprendimento, attenzione ai rischi specifici delle lavoratrici, a partire dall'ergonomia e dai disturbi del sistema nervoso periferico. Qui la collaborazione tra HSE e HR è indispensabile. Pianificazione della forza lavoro, onboarding e gestione dell'invecchiamento attivo sono leve di prevenzione anche quando non compaiono nel DVR.
La cultura della sicurezza cresce quando i dati servono a decidere. Chi misura bene previene meglio, e chi coinvolge i lavoratori nella raccolta dei segnali ottiene di solito anche la loro fiducia, che nessuna procedura può sostituire. Il 2025 ha messo a disposizione norme, risorse e strumenti. Resta alle organizzazioni il compito di usarli.
COSA DICE LA LEGGE
- D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, artt. 15, 17, 18 e 28: valutazione di tutti i rischi, compresi quelli legati a stress lavoro-correlato, differenze di genere, età e provenienza da altri Paesi, e aggiornamento del DVR dopo infortuni significativi o quando i risultati della sorveglianza sanitaria lo rendono necessario (art. 29, comma 3).
- D.Lgs. 81/2008, artt. 36 e 37, e Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025: informazione e formazione adeguate e comprensibili, anche sul piano linguistico, con verifica dell'apprendimento.
- D.Lgs. 81/2008, art. 41: sorveglianza sanitaria come strumento di intercettazione precoce delle patologie lavoro-correlate.
- D.Lgs. 81/2008, Titolo VI (movimentazione manuale dei carichi), Titolo VIII (rumore, vibrazioni, microclima e radiazioni ottiche naturali) e Titolo IX, Capo III (amianto).
- D.Lgs. 81/2008, art. 30: modelli di organizzazione e gestione con efficacia esimente, collegati al D.Lgs. 231/2001 per i reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime.
- Decreto-legge 31 ottobre 2025, n. 159, convertito dalla legge 29 dicembre 2025, n. 198: bonus-malus sulle aliquote INAIL, linee guida sui near-miss, finanziabilità degli smart DPI, rafforzamento della formazione nei settori ad alta incidenza.
- D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, e D.Lgs. 23 febbraio 2000, n. 38, art. 12: tutela assicurativa, obblighi di denuncia e copertura dell'infortunio in itinere.
- Quadro europeo: Direttiva 89/391/CEE (direttiva quadro), Direttive 90/269/CEE (carichi), 2002/44/CE (vibrazioni), 2003/10/CE (rumore), 2009/148/CE come modificata dalla Direttiva (UE) 2023/2668 (amianto), Regolamento (UE) 2016/425 sui DPI, Quadro strategico UE 2021-2027 in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
- Uso di dati e tecnologie di monitoraggio: Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR), art. 4 della legge 300/1970 e Regolamento (UE) 2024/1689 sull'intelligenza artificiale.
INDICAZIONI OPERATIVE
- Rivedere (entro 90 giorni ?) la sezione del DVR sul rischio stradale, in occasione di lavoro e in itinere: mappare mansioni, chilometri percorsi e fasce orarie critiche. Obiettivo: 100% delle mansioni con spostamenti valutate e ridurre del 15% in dodici mesi gli eventi stradali denunciati.
- Attivare un sistema unico di segnalazione dei near-miss, semplice e accessibile da smartphone e postazioni condivise, con restituzione dell'esito a chi segnala entro 15 giorni. Obiettivo: almeno 5 segnalazioni ogni 10 infortuni registrati nel primo anno, con un rapporto in crescita negli anni successivi.
- Incrociare ogni trimestre i dati anonimi e aggregati della sorveglianza sanitaria (idoneità con limitazioni per mansione e reparto) con la valutazione del rischio biomeccanico. Ogni reparto con più di due limitazioni analoghe apre automaticamente una revisione ergonomica.
- Rivalutare i compiti ripetitivi e di movimentazione con metodi standardizzati, dando priorità alle postazioni occupate da lavoratori over 55. Obiettivo: indice di rischio sotto la soglia di attenzione per l'80% delle postazioni entro 18 mesi.
- Prevedere un onboarding sulla sicurezza verificato nella lingua compresa dal lavoratore, con un test pratico sul posto prima dell'assegnazione autonoma alla mansione. Nessun lavoratore neoassunto o straniero opera da solo prima di aver superato la verifica.
- Aggiornare la valutazione dello stress lavoro-correlato con la metodologia INAIL 2025, includendo lavoro da remoto e reperibilità digitale. Obiettivo: adottare una policy sul diritto alla disconnessione e ripetere la rilevazione ogni due anni.
- Integrare nel piano estivo le mappe previsionali del rischio caldo, con riorganizzazione automatica degli orari oltre soglie predefinite, e verificarne l'applicazione a ogni allerta.
- Leva strategica: presentare ogni anno domanda di riduzione del tasso per prevenzione (OT23) e valutare la partecipazione al Bando ISI, collegando ogni investimento a un indicatore di efficacia. Obiettivo: almeno un intervento finanziato o premiato ogni anno e un rendiconto economico presentato alla direzione.
- Leva strategica: costruire un cruscotto HSE-HR condiviso con indicatori anticipatori (near-miss, ore di formazione verificata, azioni correttive chiuse nei tempi, esito degli audit) accanto agli indicatori consuntivi di frequenza e gravità, da discutere ogni mese con la direzione.
- Nelle aziende con esposizione pregressa ad amianto, rumore o vibrazioni, verificare la completezza del registro degli esposti e la continuità della sorveglianza, anche per chi ha cambiato mansione.
MODIFICHE AL DVR
I dati della Relazione suggeriscono di aggiornare il DVR in alcuni punti precisi. La valutazione del rischio stradale va resa esplicita e specifica per mansione, perché oggi riguarda quasi metà dei decessi. La valutazione dei rischi connessi a età, genere e provenienza da altri Paesi va trasformata da clausola generica in analisi basata sui dati aziendali, come richiede l'articolo 28 del D.Lgs. 81/2008. La valutazione dello stress lavoro-correlato va aggiornata con la nuova metodologia INAIL, che comprende lavoro da remoto e tecnostress. Il rischio da microclima caldo e da radiazione solare va integrato con le Linee di indirizzo regionali del 2025. Infine va rivista la valutazione del sovraccarico biomeccanico degli arti superiori, alla luce della crescita di tunnel carpale e patologie della spalla, anche usando i risultati aggregati della sorveglianza sanitaria come previsto dall'articolo 29, comma 3.
PROCEDURE DI SICUREZZA
Servono o vanno riviste alcune procedure.
- Una procedura per la gestione dei near-miss, coerente con le future linee guida previste dal decreto-legge 159/2025, che definisca canale, tempi di analisi, responsabile e restituzione a chi segnala.
- Una procedura per le trasferte e l'uso dei veicoli aziendali, con divieto dell'uso del telefono alla guida, pianificazione realistica dei tempi e gestione dei ritardi senza pressione sul lavoratore.
- Una procedura di onboarding che preveda la verifica pratica e linguistica delle competenze prima dell'autonomia operativa.
- Una procedura per le giornate a rischio caldo che definisca soglie, pause, idratazione e riorganizzazione degli orari.
- Infine va aggiornata la procedura di interazione tra medico competente, RSPP e HR per gestire le idoneità con limitazioni e reinserire i lavoratori dopo una malattia professionale.
IL 20% CHE CONTA (PER L'80% DEI RISULTATI)
A. Il rischio mortale si è spostato sulla strada: il 42,6% dei decessi avviene fuori dall'azienda, quindi il rischio stradale va valutato e gestito come un rischio primario.
B. Le 98mila malattie professionali segnalano esposizioni croniche mal governate: sovraccarico biomeccanico, rumore e amianto richiedono valutazioni aggiornate e una sorveglianza sanitaria i cui dati vengano analizzati davvero.
C. Età, genere e provenienza sono variabili di rischio misurabili: over 64, lavoratrici e lavoratori stranieri sono i gruppi in cui gli infortuni crescono.
D. I near-miss sono ora anche un riferimento normativo: chi li raccoglie e li analizza in modo sistematico anticipa l'evento e si prepara ai nuovi obblighi.
E. La prevenzione ha un ritorno economico documentabile: bonus-malus, riduzione OT23 e Bando ISI trasformano la sicurezza in un argomento da presentare alla direzione con numeri alla mano.
FONTI
INAIL, Relazione annuale 2025, presentata a Roma il 22 settembre 2026.
INAIL, Relazione annuale 2025 – Grafici.
INAIL, Direzione centrale pianificazione e comunicazione, Nota per la stampa "Relazione annuale INAIL 2025 – Sintesi dell'andamento infortunistico e tecnopatico", Roma, 22 settembre 2026.
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