Industria chimica, dati Inail positivi su infortuni e malattie professionali

A cura della Redazione

Inail e Federchimica hanno pubblicato la relazione tecnica “Analisi statistica degli infortuni e delle malattie professionali nell’industria chimica”, dedicata all’andamento degli infortuni e delle tecnopatie nel comparto chimico.

Di cosa tratta:

La relazione analizza i dati Inail relativi alle imprese chimiche riconducibili ai settori rappresentati da Federchimica, con riferimento agli anni 2019-2023 per gli infortuni e al decennio 2014-2023 per le malattie professionali.

Nel 2023 il settore considerato comprende 4.162 imprese e 188.103 lavoratori. La Lombardia si conferma la regione con la maggiore concentrazione occupazionale, con quasi il 44% dei lavoratori del comparto, seguita da Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte, Toscana e Lazio.

Sul piano infortunistico, nel quinquennio sono stati denunciati 11.515 infortuni, di cui il 76,9% in occasione di lavoro e il 23,1% in itinere. Gli infortuni riconosciuti positivamente sono stati 8.957, di cui 7.090 avvenuti in occasione di lavoro.

Il dato più rilevante riguarda il rapporto tra infortuni e lavoratori: nel settore chimico si registra mediamente un’incidenza dello 0,8%, contro l’1,5% dell’intero comparto manifatturiero. In altri termini, l’industria chimica presenta circa la metà degli infortuni per dipendente rispetto alla media manifatturiera.

Un altro elemento significativo è la natura degli eventi. L’analisi mostra che la maggior parte degli infortuni non deriva dai rischi chimici in senso stretto, ma da fattori comuni a molte attività produttive: contatto con agenti contundenti, schiacciamenti, sforzi psicofisici, movimenti non corretti, perdita di controllo di oggetti o attrezzature, cadute e movimentazione manuale.

Il contatto con elettricità o sostanze rappresenta infatti il 10,9% degli infortuni, collocandosi solo al sesto posto tra le modalità di contatto. Questo dato conferma da un lato l’attenzione del comparto nella gestione dei rischi specifici, dall’altro la necessità di non sottovalutare i rischi ordinari, spesso percepiti come meno pericolosi.

Per quanto riguarda la gravità, circa l’84% degli infortuni non presenta alcuna menomazione; considerando anche gli eventi con menomazione inferiore al 6%, il dato arriva al 94%. Gli infortuni con grado di menomazione superiore al 25% rappresentano una quota residuale.

Sul fronte delle malattie professionali, nel decennio 2014-2023 sono state denunciate 1.749 tecnopatie, con una media di circa 175 casi l’anno. I casi riconosciuti positivamente sono il 37,4% delle denunce. Le patologie più frequenti sono quelle del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo, seguite da malattie respiratorie, malattie dell’orecchio e tumori.

Indicazioni operative:

  • mantenere alta l’attenzione sui rischi specifici legati a sostanze chimiche, elettricità, impianti e processi produttivi;
  • rafforzare la prevenzione sui rischi comuni, spesso alla base della maggior parte degli eventi: cadute, urti, schiacciamenti, movimentazione, manipolazione di oggetti e uso di attrezzature;
  • concentrare le attività preventive sulle mansioni operative, in particolare conduttori di impianti, operai addetti a macchinari fissi e mobili e conducenti di veicoli;
  • curare con particolare attenzione i passaggi di consegne, l’avvio dei turni e le prime ore del turno mattutino, dove si concentra una quota significativa degli eventi;
  • potenziare la formazione pratica e comportamentale, con focus sulla percezione del rischio anche nelle attività apparentemente ordinarie;
  • prevedere comunicazioni, istruzioni operative e segnaletica comprensibili, anche multilingue ove siano presenti lavoratori stranieri;
  • analizzare near miss, piccoli infortuni e deviazioni operative, perché gli eventi meno gravi possono segnalare criticità organizzative o comportamentali;
  • integrare i dati infortunistici nella valutazione dei rischi, nei piani di miglioramento e nei sistemi di gestione della sicurezza.

Conclusioni:

Il quadro delineato da Inail e Federchimica conferma l’industria chimica come uno dei settori manifatturieri con migliori prestazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro.Il risultato positivo non deve però portare ad abbassare la guardia. La relazione mostra che il margine di miglioramento riguarda soprattutto i rischi ordinari e ricorrenti, spesso meno percepiti rispetto ai rischi chimici veri e propri. La prevenzione, quindi, non può limitarsi alla corretta gestione delle sostanze e degli impianti, ma deve intervenire anche sui comportamenti, sull’organizzazione del lavoro, sulla movimentazione, sugli spazi, sui turni e sulle attività quotidiane.


Per maggiori approfondimenti si allega il testo integrale della relazione.

 

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