Lavoro e caldo estremo: uno studio conferma l’efficacia delle ordinanze regionali
A cura della Redazione
Le ordinanze regionali adottate per sospendere le attività all’aperto nelle ore più calde producono effetti concreti sulla prevenzione degli infortuni. Lo evidenzia uno studio realizzato nell’ambito del progetto CNR-INAIL Worklimate, secondo cui nelle regioni che hanno adottato misure basate sulle previsioni del rischio gli infortuni sul lavoro si sono ridotti in modo significativo, con diminuzioni comprese tra il 20% e il 40% nei settori più esposti.
Di cosa tratta:
Il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) ha diffuso un comunicato dedicato all’efficacia delle ordinanze anti-caldo adottate dalle Regioni italiane per la tutela dei lavoratori esposti a temperature estreme.
Le misure prevedono, in particolare, la sospensione temporanea delle attività all’aperto dalle 12:30 alle 16:00 nelle giornate e nelle aree in cui la piattaforma Worklimate indica un livello di rischio alto per lavoratori esposti al sole e impegnati in attività fisica intensa.
Worklimate è la piattaforma previsionale sviluppata da CNR e INAIL per supportare la gestione del rischio microclimatico nei luoghi di lavoro. Il sistema fornisce indicazioni operative basate su dati meteorologici e biometeorologici, utili per programmare le attività, prevenire l’esposizione nelle fasce orarie più critiche e rafforzare le misure di prevenzione aziendale.
Secondo quanto riportato dal CNR, nel 2024 le ordinanze anti-caldo erano state adottate da 15 Regioni italiane, interessando oltre 1,5 milioni di lavoratori. Nel 2025 il numero è salito a 18 Regioni e oltre 2,3 milioni di addetti. Per il 2026, prima ancora dell’inizio dell’estate astronomica, risultavano già adottati provvedimenti in 16 Regioni, con una copertura ormai prossima alla totalità del territorio nazionale.
L’estensione delle misure non riguarda più soltanto i comparti tradizionalmente esposti, come edilizia e agricoltura. Diverse Regioni hanno ampliato l’ambito di applicazione anche a florovivaismo, attività estrattive, logistica di piazzale, consegne urbane, manutenzione stradale e ferroviaria, igiene ambientale e comparto forestale. In alcuni casi, le tutele sono state estese anche agli ambienti confinati privi di adeguata ventilazione o sistemi di raffrescamento.
I risultati dello studio:
Lo studio realizzato nell’ambito di Worklimate, pubblicato sul Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology, rappresenta la prima evidenza a livello europeo dell’efficacia di una politica pubblica specificamente orientata alla prevenzione degli effetti del caldo sul lavoro.
Dall’analisi emerge che, nell’estate 2024, i tassi di infortunio nelle Regioni che avevano adottato le ordinanze sono risultati inferiori rispetto a quelli delle Regioni prive di provvedimenti, nonostante le prime fossero maggiormente esposte a condizioni di caldo intenso.
Nel settore delle costruzioni il tasso di infortuni è risultato inferiore del 21,9%; nel settore agricolo la riduzione è stata di circa il 25%; nei giorni classificati a maggior rischio dalla piattaforma Worklimate, la diminuzione degli infortuni nel comparto delle costruzioni ha superato il 40%.
Il dato conferma il ruolo delle previsioni meteo e biometeorologiche come strumenti operativi di prevenzione, non solo come supporto informativo. L’utilizzo di sistemi previsionali consente infatti di collegare l’organizzazione del lavoro al livello di rischio atteso, rendendo più tempestive e mirate le misure di tutela.
Indicazioni operative:
Per le imprese, il tema non si esaurisce nel rispetto delle ordinanze regionali. Il rischio da temperature estreme deve essere considerato all’interno dell’organizzazione della prevenzione aziendale, soprattutto nei comparti con attività all’aperto, lavoro fisico intenso o ambienti indoor non adeguatamente climatizzati.
In particolare, è opportuno:
- verificare quotidianamente le previsioni meteo nei periodi a rischio;
- controllare l’eventuale presenza di ordinanze regionali o locali applicabili;
- riorganizzare turni, pause e attività nelle fasce orarie più critiche;
- prevedere misure specifiche per lavoratori esposti al sole o impegnati in attività fisicamente intense;
- assicurare disponibilità di acqua, zone d’ombra, aree di recupero e pause adeguate;
- valutare anche gli ambienti indoor non climatizzati o con ventilazione insufficiente;
- considerare eventuali condizioni individuali di maggiore suscettibilità, con il supporto del medico competente;
- aggiornare le procedure operative e le misure di emergenza in caso di malori da calore;
- informare e formare i lavoratori sui segnali di stress termico e sui comportamenti corretti da adottare.
Conclusioni:
Il comunicato CNR conferma che le misure anti-caldo, quando basate su strumenti previsionali e integrate nell’organizzazione del lavoro, possono incidere concretamente sulla riduzione degli infortuni.
Il caldo estremo non rappresenta più un rischio episodico o limitato ai mesi centrali dell’estate, ma un fattore da gestire con continuità, anche in primavera e a inizio autunno. Ciò significa passare da una gestione emergenziale a una pianificazione preventiva, fondata su dati, procedure e adattamento dell’organizzazione del lavoro.
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