Misurare il rischio biomeccanico nei turni complessi
A cura della Redazione
In contesti lavorativi caratterizzati da complesse rotazioni su macrocicli (settimanali o annuali), i metodi tradizionali sottostimano il rischio muscoloscheletrico. Questo articolo approfondisce il Multitask General Exposure Index (MultiGEI), un modello scientifico avanzato che analizza le esposizioni cumulative. Offrendo uno strumento predittivo a RSPP e HR, e sfruttando la digitalizzazione dei processi, il MultiGEI trasforma la valutazione ergonomica in un pilastro della cultura della prevenzione. In contesti lavorativi caratterizzati da complesse rotazioni su macrocicli (settimanali o annuali), i metodi tradizionali sottostimano il rischio muscoloscheletrico.
COSA TRATTA:
Nel panorama contemporaneo della tutela della salute e sicurezza sul lavoro, una delle sfide più complesse e affascinanti è rappresentata dalla corretta valutazione del sovraccarico biomeccanico. Troppo spesso si tende a considerare il lavoro come un'attività statica o ripetitiva in modo uniforme lungo l'arco delle canoniche ore di turno. La realtà dei moderni contesti produttivi e dei servizi è invece caratterizzata da una spiccata flessibilità: i lavoratori ruotano frequentemente tra mansioni diverse, ciascuna dotata di un proprio profilo di impegno fisico. Questa variabilità diventa ancora più marcata in settori quali l'agricoltura, l'edilizia, la logistica, le pulizie industriali o la grande distribuzione, dove l'organizzazione del lavoro non si sviluppa su base giornaliera, ma segue macrocicli più lunghi, strutturati su base settimanale, mensile o addirittura annuale.
Di fronte a decine o centinaia di compiti coordinati in turnazioni complesse, i classici modelli basati sulle medie ponderate nel tempo rischiano di generare pericolosi errori di classificazione. Se un operatore alterna un compito altamente gravoso a uno più leggero a intervalli ravvicinati, il suo organismo sperimenta una condizione di affaticamento ben diversa rispetto allo scenario in cui esegue l'attività pesante in modo continuativo per un'intera settimana o per un intero mese. Per colmare questo gap metodologico, la ricerca scientifica internazionale ha sviluppato un modello di analisi avanzato denominato Multitask General Exposure Index (MultiGEI). Questo metodo innovativo non si limita a fotografare un momento isolato, ma consente di analizzare l'esposizione cumulativa derivante da rotazioni complesse estese nel tempo, integrando i criteri dei modelli più accreditati a livello globale per lo studio dei movimenti ripetitivi degli arti superiori e del sollevamento manuale dei carichi.
La forza di questo approccio risiede nella capacità di valorizzare l'organizzazione aziendale e di favorire il benessere organizzativo, trasformando l'analisi ergonomica in un vantaggio strategico per i manager HSE e le Risorse Umane. L'amore per la sicurezza sul lavoro passa inevitabilmente attraverso la comprensione profonda delle dinamiche fisiche e organizzative che caratterizzano la quotidianità dei lavoratori, promuovendo una cultura aziendale che metta la persona al centro del processo produttivo.
Il cuore della metodologia: dalla teoria alla pratica organizzativaDal punto di vista operativo, il modello MultiGEI introduce il concetto innovativo di giornata lavorativa artificiale rappresentativa del macrociclo. Attraverso questo procedimento, l'intera sequenza di compiti svolti in un ampio arco temporale viene proiettata e proporzionata su un turno ideale, utilizzando costanti temporali di esposizione standardizzate. Questo passaggio permette di equilibrare le durate effettive dei singoli compiti all'interno del ciclo complessivo, rendendo misurabili e confrontabili scenari organizzativi che prima apparivano fluidi o difficilmente inquadrabili.
L'algoritmo matematico alla base del sistema adotta una logica di tipo incrementale. Il calcolo non si basa su una semplice media matematica delle fatiche, la quale finirebbe per mascherare i picchi di rischio, ma assume come valore di partenza l'indice di esposizione del compito più gravoso, definito compito di picco, calcolato per la sua durata effettiva. A questo valore iniziale viene successivamente addizionato il contributo proporzionale di tutti gli altri compiti secondari, pesati in funzione della loro intensità e della frazione di tempo che occupano nel ciclo. In questo modo, l'indice finale riflette fedelmente l'interazione tra i periodi di forte sollecitazione e i periodi di recupero o di attività a basso impatto.
Quando il numero di compiti alternati è particolarmente elevato, come accade nei contesti multifunzionali dove un lavoratore può cambiare mansione decine di volte, il modello suggerisce di raggruppare le attività con profili di rischio simili in sei categorie omogenee, preferibilmente determinate attraverso una suddivisione in sestili. All'interno di ciascuna categoria viene definito un punteggio rappresentativo, calcolato come media ponderata delle durate. Questo espediente metodologico garantisce un'elevata precisione scientifica e semplifica la gestione dei dati, evitando la dispersione analitica causata da compiti della durata di pochissimi minuti.
L'evoluzione tecnologica come motore della sicurezza integrata
L'applicazione di modelli matematici complessi e la gestione di una mole impressionante di variabili temporali rendono l'analisi manuale una strada difficilmente percorribile per i professionisti della sicurezza. È in questo scenario che la digitalizzazione si rivela la soluzione naturale e indispensabile per l'evoluzione dei processi aziendali. L'adozione di sistemi informatici avanzati e l'integrazione di software gestionali dedicati consentono di automatizzare la raccolta dei dati sui tempi di lavorazione, incrociandoli direttamente con le matrici dei rischi ergonomici.
La trasformazione digitale permette di superare la rigidità delle valutazioni statiche cartacee, offrendo cruscotti di monitoraggio dinamici che mostrano l'andamento dell'esposizione mese per mese o settimana per settimana. Piuttosto che concentrarsi esclusivamente su un punteggio globale annuale, i manager possono visualizzare l'evoluzione dei trend di esposizione, individuando immediatamente i periodi critici dell'anno in cui si concentrano i carichi di lavoro più elevati. Questo permette di pianificare in anticipo le contromisure organizzative, modificando le frequenze di rotazione o introducendo pause mirate prima che insorga l'affaticamento muscoloscheletrico.
La tecnologia non deve essere vissuta come un elemento di controllo forzato, bensì come un facilitatore culturale. La digitalizzazione soft dei flussi di lavoro supporta l'integrazione delle competenze tra l'area HR, deputata alla pianificazione dei turni, e l'area HSE, responsabile della tutela della salute. Condividere un'unica piattaforma informatica in cui i dati organizzativi si convertono automaticamente in indici di tutela della salute rappresenta il massimo livello di maturità di una cultura della sicurezza partecipata, capace di coniugare l'efficienza dei processi industriali con la massima tutela del patrimonio più prezioso di ogni organizzazione: i propri collaboratori.
MODIFICHE AL DVR
L'implementazione del modello MultiGEI comporta un impatto diretto e sostanziale sulla redazione e sul periodico aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). Le aziende che utilizzano una turnazione flessibile dei lavoratori su base settimanale, mensile o annuale non possono limitarsi a una valutazione dei rischi per mansione statica, ma devono integrare nel DVR le risultanze delle analisi multitask basate sui macrocicli.
La documentazione aziendale dovrà essere integrata con la mappatura dei gruppi omogenei di lavoratori e con la dettagliata ricostruzione delle giornate lavorative artificiali rappresentative dei cicli organizzativi. Il DVR dovrà evidenziare non solo gli indici globali, ma soprattutto i trend periodici di esposizione, giustificando scientificamente l'efficacia dei piani di rotazione adottati come misure di prevenzione e protezione. L'integrazione di questi modelli avanzati richiede una revisione metodologica formale della sezione dedicata al rischio da sovraccarico biomeccanico, in stretta collaborazione con il Medico Competente, per ridefinire i protocolli di sorveglianza sanitaria sulla base dei reali profili temporali di esposizione emersi.
PROCEDURE DI SICUREZZA
L'adoption di questo approccio metodologico impone la definizione e la costante revisione di specifiche procedure operative di sicurezza relative alla gestione dei turni e dei piani di rotazione del personale.
Non è sufficiente stabilire che i lavoratori debbano ruotare tra le diverse mansioni, ma è necessario normare con precisione le sequenze temporali delle attività all'interno del macrociclo.Le procedure aziendali dovranno stabilire i criteri per l'alternanza tra compiti pesanti e compiti leggeri, definendo i tempi massimi di permanenza continuativa sulle attività identificate come compiti di picco.
Devono essere formalizzate le modalità di gestione delle anomalie organizzative, come ad esempio le assenze improvvise o i picchi straordinari di produzione, per evitare che variazioni non pianificate del piano di rotazione possano innalzare l'esposizione oltre le soglie di allarme.
Tali flussi procedurali devono essere integrati nei sistemi informatici aziendali di pianificazione delle risorse umane, in modo che il software stesso segnali in tempo reale l'incompatibilità ergonomica di un turno prima della sua effettiva assegnazione al lavoratore.
COSA DICE LA LEGGE
Il Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, al Titolo VI (Movimentazione manuale dei carichi), obbliga il datore di lavoro a valutare i rischi connessi alle attività di movimentazione manuale e ai movimenti ripetitivi, adottando le misure organizzative necessarie per ridurre al minimo il rischio di patologie muscoloscheletriche.
L'articolo 168 del D.Lgs. 81/08 stabilisce che la valutazione del rischio deve tenere conto dei fattori individuali di rischio e delle caratteristiche dell'attività lavorativa, incluse la durata, la frequenza e l'intensità degli sforzi fisici richiesti.
L'Allegato XXXIII del medesimo testo normativo indica, quali elementi di riferimento scientifico per la valutazione del sovraccarico biomeccanico, le norme tecniche della serie ISO 11228 (parti 1, 2 e 3) e il technical report ISO/TR 12295.
La normativa dell'Unione Europea, attraverso la Direttiva Quadro 89/391/CEE e la Direttiva specifica 90/269/CEE, ribadisce la centralità della progettazione ergonomica dei posti di lavoro e dell'organizzazione dei ritmi e delle modalità di produzione per eliminare o ridurre l'affaticamento e i rischi per la salute.
Le linee guida e la giurisprudenza applicativa italiana riconoscono nei metodi OCRA (per i movimenti ripetitivi) e nella Revised NIOSH Lifting Equation (per il sollevamento carichi) i principali standard tecnici di riferimento per dimostrare l'adempimento degli obblighi di legge in materia di prevenzione dei disturbi muscoloscheletrici.
INDICAZIONI OPERATIVE
- Identificare preventivamente i gruppi omogenei di lavoratori che condividono le medesime sequenze di mansioni e la stessa identica distribuzione temporale all'interno del macrociclo organizzativo.
- Raccogliere con precisione i dati relativi alle ore effettivamente lavorate da ciascun gruppo per ogni singolo compito lungo tutto l'arco del macrociclo (settimana, mese o anno), escludendo dal computo i tempi dedicati ad attività non ripetitive o secondarie.
- Ricostruire la giornata lavorativa artificiale rappresentativa del ciclo, riproporzionando le durate complessive in minuti ideali attraverso l'applicazione delle costanti temporali standardizzate.
- Calcolare i punteggi intrinseci di esposizione per ciascun compito isolato, facendo riferimento alle condizioni standard previste dalle metodiche di screening e di calcolo validate a livello internazionale.
- Determinare l'indice finale applicando la formula incrementale, partendo dal valore del compito che genera il maggior sovraccarico e sommandovi il contributo pesato delle altre attività alternate.
- Monitorare e graficare l'andamento degli indici di esposizione con cadenza periodica coerente con il ciclo, concentrando le azioni correttive sui periodi dell'anno che manifestano i picchi di carico più elevati.
- Configurare i sistemi digitali di pianificazione del personale affinché integrino nativamente i profili di rischio ergonomico dei compiti, bloccando a monte la creazione di turnazioni che violino i corretti equilibri di alternanza e recupero biomeccanico.
Il 20% che conta (per l'80% dei risultati)
- La vera svolta nella gestione del rischio da sovraccarico biomeccanico risiede nella comprensione del fatto che la variabilità organizzativa non è un ostacolo insormontabile, ma una variabile scientificamente misurabile.
- Il focus centrale dell'intero argomento si concentra su due pilastri fondamentali: l'abbandono definitivo dei calcoli basati sulle medie temporali statiche in favore dei modelli incrementali (che tutelano la salute partendo dal picco effettivo di fatica) e la conversione dei flussi complessi in una giornata artificiale rappresentativa.
- Ottenere il controllo di questi due elementi permette ai professionisti della sicurezza di governare con assoluta precisione l'efficacia di qualsiasi piano di rotazione aziendale.
- Il successo di questa strategia si realizza quando la misurazione scientifica incontra la digitalizzazione soft dei processi: automatizzare l'analisi dei macrocicli permette di trasformare la tutela della salute da un obbligo di verifica a valle a una funzione predittiva integrata nella progettazione quotidiana del lavoro.
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