Nuove tecnologie e prevenzione dei rischi legati al cambiamento climatico

A cura della Redazione

L’EU-OSHA ha condiviso una pubblicazione in cui affronta l’impatto del cambiamento climatico sulla salute e sicurezza sul lavoro, con particolare attenzione al rischio da caldo

 

Cosa tratta?

Negli ultimi anni, il rischio da caldo si è progressivamente affermato come uno dei principali fattori di criticità per la salute e sicurezza sul lavoro, assumendo un ruolo sempre più centrale nel dibattito scientifico e nelle politiche di prevenzione. Questo fenomeno è strettamente legato ai cambiamenti climatici in atto, che stanno determinando un aumento non solo delle temperature medie globali, ma anche della frequenza, intensità e durata delle ondate di calore.

L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, con il documento, evidenzia come le ondate di calore siano sempre più frequenti e intense e rappresentino una minaccia crescente per milioni di lavoratori, soprattutto nei settori outdoor come edilizia, agricoltura e trasporti.

Il caldo non rappresenta soltanto un disagio temporaneo, ma un vero e proprio fattore di rischio multidimensionale. Esso influisce infatti su:

  • salute (colpi di calore, stress termico),
  • sicurezza (aumento degli infortuni),
  • produttività (riduzione delle ore lavorabili).

Sebbene le misure tradizionali di prevenzione del rischio da caldo, come l’idratazione, le pause frequenti, l’uso di DPI adeguati e la riorganizzazione dei tempi di lavoro, rappresentino ancora oggi un pilastro fondamentale della sicurezza sul lavoro, esse mostrano diversi limiti quando vengono applicate in contesti caratterizzati da temperature sempre più estreme.

Infatti, si basano spesso su approcci standardizzati che non tengono conto delle differenze individuali tra lavoratori, riducendone l’efficacia. Inoltre, la loro applicazione concreta dipende dall’organizzazione del lavoro: in contesti con elevati vincoli produttivi, può risultare difficile rispettarle pienamente. Un ulteriore limite riguarda la percezione del rischio, spesso sottovalutata dai lavoratori, che può portare a comportamenti non adeguati.

D’altro canto, negli ultimi anni, le nuove tecnologie stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante nella prevenzione del rischio da caldo, offrendo strumenti innovativi capaci di superare alcuni limiti delle strategie tradizionali. In particolare, queste soluzioni consentono di passare da un approccio generale e standardizzato a una gestione del rischio più precisa, personalizzata e in tempo reale.

Nonostante il potenziale innovativo delle nuove tecnologie nella prevenzione del rischio da caldo, il loro utilizzo presenta diverse criticità che ne limitano l’efficacia e sollevano questioni rilevanti sul piano normativo, organizzativo ed etico. Un tema centrale è la privacy, poiché i dispositivi raccolgono dati biometrici sensibili che potrebbero essere usati anche per il controllo dei lavoratori. Inoltre, la loro efficacia dipende dall’organizzazione del lavoro: se i lavoratori non possono fermarsi o ridurre l’attività, gli alert diventano poco utili. Infine, la diffusione è ancora limitata proprio nei settori più esposti al rischio.

La gestione del rischio da caldo richiede un approccio integrato che combini misure tecniche, organizzative e individuali. Nessuna soluzione, da sola, è sufficiente, anche le nuove tecnologie sono efficaci solo se inserite in piani di prevenzione strutturati. È fondamentale coinvolgere tutti gli attori della sicurezza, in particolare i lavoratori, per adattare le misure alle reali condizioni operative. Inoltre, la prevenzione deve considerare insieme fattori ambientali, organizzativi e individuali.

In sintesi, solo un approccio coordinato e multidimensionale consente di gestire efficacemente e in modo duraturo il rischio da caldo.

 

Cosa dice la legge?

  • D.Lgs. 81/2008 articolo 28: valutazione dei rischi, compresi microclima, stress termico, e condizioni ambientali.
  • UNI EN ISO 7243: valutazione dello stress termico (indice WBGT).
  • UNI EN ISO 7730: comfort termico negli ambienti indoor.
  • UNI EN ISO 9886: monitoraggio fisiologico (temperatura corporea, ecc.).

 

Indicazioni operative

Tra le innovazioni più significative si collocano i dispositivi wearable, in grado di monitorare parametri fisiologici come la temperatura cutanea, la frequenza cardiaca e il livello di sforzo. Questi strumenti permettono di stimare lo stato termico individuale del lavoratore e di intervenire tempestivamente attraverso sistemi di allerta quando si superano determinate soglie di rischio.

Un’altra applicazione rilevante è rappresentata dalle applicazioni per smartphone, che combinano dati ambientali (come temperatura e umidità) con informazioni individuali, fornendo indicazioni operative in tempo reale, ad esempio sull’opportunità di fare pause, idratarsi o ridurre l’intensità del lavoro.

Accanto ai sistemi di monitoraggio, si stanno diffondendo anche soluzioni di tipo più fisico, come gli indumenti raffrescanti, progettati per ridurre direttamente lo stress termico attraverso diversi meccanismi di raffreddamento. Questi dispositivi risultano particolarmente utili nei contesti in cui l’esposizione al calore non può essere eliminata.

Nel complesso, il valore innovativo di queste tecnologie risiede nella capacità di integrare dati ambientali e fisiologici, consentendo una prevenzione più dinamica e anticipatoria. Tuttavia, il loro impiego efficace richiede un’integrazione all’interno di strategie organizzative più ampie e una gestione attenta degli aspetti etici e di tutela della privacy.

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