PES e PAV: la qualifica la firma il datore di lavoro, non il corso

A cura della Redazione

La nuova edizione della norma CEI 11-27, allineata alla EN 50110-1, ridisegna i ruoli nei lavori elettrici. Conferma anche una regola che molte aziende continuano a ignorare: la qualifica di persona esperta o avvertita non è un attestato. È un atto scritto del datore di lavoro, riferito a tipologie di lavoro precise e revocabile. Una scheda Inail del 2026 fissa i requisiti formativi minimi e chiarisce chi fa cosa tra RI, GL e RLE. Per PES e PAV servono almeno 10 ore di teoria in presenza o in sincrono, per i lavori sotto tensione in bassa tensione altre 4 ore, e l'aggiornamento è quinquennale. Per RSPP e HSE manager è il momento di riaprire le lettere di attribuzione chiuse nel cassetto.

COSA TRATTA
Nel 2025 il CEI ha pubblicato la nuova edizione della norma 11-27 sui lavori su impianti elettrici. È costruita sull'edizione 2023 della norma europea armonizzata EN 50110-1, recepita in Italia come CEI 11-48. Il Dipartimento innovazioni tecnologiche dell'Inail ha dedicato al tema una scheda tecnica pubblicata nel 2026, firmata da Giovanni Luca Amicucci. La scheda mette in fila i requisiti formativi minimi per attribuire le qualifiche di PES e PAV e per riconoscere l'idoneità ai lavori sotto tensione in bassa tensione.

Il punto di partenza è il Testo Unico. L'articolo 80 del D.Lgs. 81/2008 impone al datore di lavoro di proteggere i lavoratori dai rischi di materiali, apparecchiature e impianti elettrici. La base è una valutazione che tenga conto delle condizioni di lavoro, dell'ambiente e delle interferenze con altre imprese. Gli articoli 36 e 37 chiedono informazione, formazione e addestramento. L'articolo 82 vieta i lavori sotto tensione, salvo eccezioni rigorose.

La norma CEI 11-27 è lo strumento tecnico che traduce questi principi in procedure, ruoli e competenze. Non è obbligatoria in sé. Però la legge 186 del 1968 riconosce alle norme CEI il valore di regola dell'arte, e chi se ne discosta deve dimostrare di avere adottato un'alternativa altrettanto sicura.

Il tema non riguarda solo le imprese elettriche. Riguarda il manutentore interno della media azienda manifatturiera che apre i quadri di reparto e il tecnico della logistica che riarma un interruttore. Riguarda l'impresa di pulizie che lavora vicino a una cabina. E riguarda soprattutto il datore di lavoro che firma le qualifiche.

ESPERTI, AVVERTITI E COMUNI: UNA QUALIFICA, NON UN ATTESTATO
La norma distingue tre profili. La persona esperta in ambito elettrico, PES, ha istruzione, conoscenza ed esperienza sufficienti ad analizzare i rischi e a evitare i pericoli che l'elettricità può creare. La persona avvertita, PAV, è stata adeguatamente informata da persone esperte per poter evitare quei pericoli. Chi non è né l'una né l'altra è una persona comune, PEC, e non ha bisogno di alcuna attribuzione formale.

Per essere PES servono tre requisiti, e vanno posseduti per intero:

  • un'istruzione adeguata sull'impiantistica e sulla normativa di sicurezza;
  • un'esperienza di lavoro che permetta di riconoscere anche le situazioni non ricorrenti;
  • caratteristiche personali come equilibrio, attenzione e affidabilità.

Chi li possiede solo in parte è PAV, in una condizione intermedia che può evolvere. La PAV può lavorare da sola solo dopo essere stata informata da una PES su quella specifica attività e dopo aver compreso davvero procedure e istruzioni.

Qui sta il primo equivoco da smontare: la qualifica non si ottiene alla fine di un corso. Per i lavoratori dipendenti la attribuisce il datore di lavoro, per iscritto, indicando una o più tipologie di lavoro elettrico a cui si riferisce. Non può farlo se ritiene che il lavoratore non abbia le conoscenze teoriche e pratiche necessarie. Il corso è una delle strade per acquisirle, insieme alla formazione erogata direttamente dall'azienda, ma l'atto che conta è la lettera di attribuzione. Ed è revocabile: se il lavoratore non soddisfa più i requisiti, la qualifica decade. La scheda Inail ricorda che anche il giudizio di idoneità del medico competente rientra nel quadro.

Su questo conviene essere netti. Il cosiddetto "patentino PES" non esiste: un ente di formazione lo rilascia, e poi viene esibito come se valesse ovunque e per sempre. Esiste un attestato di frequenza, utile e spesso indispensabile. La qualifica però resta legata a un datore di lavoro, a un'organizzazione e a tipologie di lavoro precise. Nei sopralluoghi capita ancora di trovare lettere di attribuzione generiche, senza alcun riferimento alle attività, firmate anni prima e mai riesaminate. Sono documenti che non proteggono nessuno, tantomeno chi li ha firmati.

Datori di lavoro e lavoratori autonomi possono invece autocertificare la propria condizione di PES o PAV, e l'eventuale idoneità ai lavori sotto tensione, quando il committente lo richiede. L'autocertificazione deve però poggiare su una documentazione concreta: conoscenze acquisite, percorsi formativi, esperienze e ruoli ricoperti, tipologie di impianti su cui si è lavorato. Il committente, dal canto suo, deve sempre verificare che chi riceve l'incarico abbia i requisiti richiesti dalla norma. In un appalto di manutenzione questa verifica non può ridursi alla raccolta di un attestato.

QUANTA FORMAZIONE, E COME
La scheda Inail articola la formazione minima per PES e PAV in due livelli.

Il livello 1A riguarda le conoscenze teoriche. Oltre all'elettrotecnica generale, comprende:

  • i principi del D.Lgs. 81/2008;
  • le norme EN 50110-1 e CEI 11-27 per gli aspetti comportamentali, la CEI 64-8 per gli impianti in bassa tensione e le norme di riferimento per media e alta tensione;
  • gli effetti dell'elettricità sul corpo umano, compreso l'arco elettrico, e i primi interventi di soccorso;
  • attrezzature, DPI, procedure di lavoro e ruoli;
  • la preparazione del lavoro, le sequenze operative e la documentazione;
  • il calcolo delle distanze per i lavori in prossimità e in vicinanza.

Il livello 1B traduce tutto questo in capacità operative: delimitare lo spazio di lavoro, apporre blocchi, eseguire la messa a terra e in cortocircuito, verificare l'assenza di tensione. Comprende anche saper valutare le distanze e usare correttamente i DPI e i documenti aziendali.

La durata minima raccomandata per la teoria è di 10 ore. Per i livelli pratici la norma non indica un minimo, e la scheda Inail invita a non leggere questo silenzio come un via libera ai corsi brevi. Serve il tempo necessario ad acquisire esperienza reale, e chi deve operare su più tipologie di lavoro ha bisogno di più ore. La complessità del percorso la definisce il datore di lavoro, in base alla preparazione scolastica, all'esperienza pregressa e alla difficoltà dei lavori, e la comunica al soggetto formatore.

C'è poi un vincolo sulle modalità che in molti trascureranno. Le parti teoriche specifiche del rischio elettrico si svolgono in aula oppure a distanza in modalità sincrona, con webcam attiva. L'e-learning asincrono non è ammesso. È una scelta coerente con l'impostazione del nuovo Accordo Stato-Regioni 2025 sulla formazione, e mette fuori gioco una parte dell'offerta oggi sul mercato. Tutte le attività vanno documentate e devono prevedere momenti di verifica. L'aggiornamento è almeno quinquennale, per non meno di quattro ore, sulle tipologie di lavoro effettivamente svolte.

RI, GL, RLE: I RUOLI DELLA NUOVA EDIZIONE
Chi era abituato alle sigle delle edizioni precedenti dovrà prendere confidenza con tre figure.

Il Responsabile dell'impianto, RI, è designato dal gestore dell'impianto e deve essere una PES. Predispone il piano di lavoro quando previsto e mette e mantiene l'impianto nello stato sicuro concordato. Adotta i provvedimenti contro le richiusure intempestive e delimita lo spazio di lavoro. Consegna l'impianto al responsabile del lavoro e lo riceve alla fine.

Il Gestore della programmazione del lavoro, GL, è sempre presente e organizza il lavoro prima che cominci. Condivide con l'RI la scelta metodologica e individua il responsabile del lavoro e gli addetti. Verifica che procedure, attrezzature e DPI siano disponibili, controlla formazione e idoneità degli operatori e sceglie il tipo di supervisione. Può coincidere con il responsabile del lavoro, e in quel caso deve essere PES.

Il Responsabile del lavoro elettrico, RLE, è una PES con esperienza approfondita sugli impianti su cui opera e resta sul posto per tutta la durata dell'attività. Prende in carico l'impianto e verifica l'assenza di tensione e le messe a terra. Assegna i compiti e controlla comportamenti, attrezzature, DPI e vestiario. Decide inizio, sospensione, ripresa e termine dei lavori. Quando cambia la persona che ricopre il ruolo, il passaggio va documentato e spiegato al subentrante.

Attorno a queste figure ruotano documenti e concetti che la norma rende più chiari. Il piano di lavoro descrive l'assetto dell'impianto durante l'intervento. Il piano di intervento descrive le misure di sicurezza, le attrezzature e i DPI; in un quadro o in una cabina i due possono confluire in un unico documento. La consegna e la restituzione dell'impianto vanno documentate quando RI e RLE sono persone diverse.

La supervisione può essere di due tipi. È sul posto di lavoro quando l'RLE lavora anche in prima persona, ed è personale quando si dedica solo al controllo. La sorveglianza, infine, è il controllo costante che PES o PAV esercitano su chi ha meno esperienza, tipicamente una PEC.

LAVORI SOTTO TENSIONE: UN'IDONEITÀ DA RIESAMINARE OGNI ANNO
L'articolo 82 del Testo Unico ammette i lavori sotto tensione solo a condizioni precise. Per i sistemi di categoria 0 e I, cioè fino a 1000 V in alternata e 1500 V in continua, servono procedure e attrezzature conformi alle norme tecniche. Servono anche lavoratori riconosciuti idonei dal datore di lavoro. Per media e alta tensione il quadro è diverso: passa dall'autorizzazione ministeriale prevista dal decreto 4 febbraio 2011 e dalla norma CEI 11-15.

In bassa tensione chi lavora sotto tensione deve essere PES o PAV e avere un'idoneità specifica, attestata per iscritto dal datore di lavoro e riferita a lavori determinati. Prima di rilasciarla il datore di lavoro deve accertare due cose. Le conoscenze teoriche di livello 2A, con una durata minima raccomandata di quattro ore aggiuntive. L'esperienza pratica di livello 2B, maturata anche in affiancamento a PES idonee. Deve inoltre valutare l'idoneità psicofisica, eventualmente sentendo il medico competente, il curriculum e i comportamenti tenuti sul lavoro. I documenti vanno conservati, anche quando la formazione è interna.

L'idoneità non è data per sempre. Va mantenuta con la pratica o con nuovi addestramenti e riesaminata ogni volta che serve; come buona pratica, almeno una volta l'anno. Può essere revocata, per esempio dopo palesi violazioni dei principi di sicurezza. Solo chi la possiede può essere autorizzato a lavorare sotto tensione.

DALLE CRITICITÀ ALLE SOLUZIONI
I problemi più frequenti sono tre: qualifiche attribuite in modo generico, formazione scelta solo in base al costo orario, ruoli che esistono sulla carta ma che nessuno esercita davvero in campo. Per risolverli serve un lavoro ordinato più che grandi investimenti.

La prima soluzione è mappare le tipologie di lavoro elettrico realmente svolte in azienda. La mappa distingue lavori fuori tensione, in prossimità e sotto tensione, e le attività non elettriche svolte vicino a parti attive. Solo da questa mappa si possono scrivere lettere di attribuzione sensate, una per lavoratore, con le tipologie elencate.

La seconda è gestire le qualifiche come un processo, con una storia e delle scadenze. Gli strumenti più efficaci sono semplici. Il primo è un registro unico di PES, PAV e idonei ai lavori sotto tensione. Per ciascuno riporta tipologie, data di attribuzione, formazione svolta, scadenza dell'aggiornamento quinquennale e del riesame annuale dell'idoneità. Il secondo sono piani di lavoro e documenti di consegna e restituzione dell'impianto compilati anche da tablet o smartphone, con firma e orario, così che il passaggio di responsabilità sia tracciato e consultabile. Il terzo è verificare le qualifiche delle imprese appaltatrici prima che accedano a quadri e cabine, dentro la gestione degli appalti ex articolo 26.

La terza riguarda la qualità della formazione. Conviene chiedere ai soggetti formatori il programma dettagliato, la quota di pratica, le modalità di verifica e la composizione del corpo docente. Chi propone la teoria del rischio elettrico in e-learning asincrono va scartato. La durata minima è un pavimento, non un obiettivo.

Un ultimo chiarimento evita confusioni frequenti. Essere PES non equivale ad avere i requisiti tecnico-professionali per installare impianti ai sensi del decreto 37 del 2008, e viceversa. Sono piani diversi, e un buon RSPP li tiene separati nei documenti.

Quante delle lettere di attribuzione PES e PAV presenti oggi nella vostra azienda indicano davvero le tipologie di lavoro a cui si riferiscono?

In allegato la scheda INAIL

COSA DICE LA LEGGE

  • D.Lgs. 81/2008, articolo 80: il datore di lavoro protegge i lavoratori dai rischi elettrici sulla base di una valutazione che consideri condizioni di lavoro, ambiente e interferenze.
  • D.Lgs. 81/2008, articolo 81: materiali, apparecchiature e impianti elettrici realizzati secondo le norme di buona tecnica.
  • D.Lgs. 81/2008, articolo 82: divieto dei lavori sotto tensione. Fanno eccezione le tensioni di sicurezza e i lavori in bassa tensione affidati a lavoratori riconosciuti idonei dal datore di lavoro, con procedure e attrezzature conformi alle norme tecniche. Per media e alta tensione serve l'autorizzazione ministeriale secondo il decreto 4 febbraio 2011.
  • D.Lgs. 81/2008, articoli 36 e 37: informazione, formazione e addestramento.
  • D.Lgs. 81/2008, articolo 26: gestione delle interferenze negli appalti.
  • D.Lgs. 81/2008, articolo 41: sorveglianza sanitaria e giudizio di idoneità.
  • Legge 1 marzo 1968, n. 186: le norme CEI costituiscono regola dell'arte.
  • Norma CEI 11-27:2025, Lavori su impianti elettrici, basata sulla EN 50110-1 (CEI 11-48).
  • Norme CEI 64-8 per gli impianti in bassa tensione, CEI 99-2 e CEI 99-3 per gli impianti oltre 1 kV, CEI 11-15 per i lavori sotto tensione in media e alta tensione.
  • Requisiti formativi minimi raccomandati: almeno 10 ore di teoria per il livello 1A e almeno 4 ore aggiuntive per il livello 2A (lavori sotto tensione in bassa tensione). La teoria si svolge in presenza o in sincrono con webcam attiva, mai in modalità asincrona. L'aggiornamento è almeno quinquennale, non inferiore a 4 ore.
  • Attribuzione di PES e PAV e idoneità ai lavori sotto tensione: per iscritto, a cura del datore di lavoro, con indicazione delle tipologie di lavoro, e revocabili. Datori di lavoro e lavoratori autonomi possono autocertificarle su richiesta del committente.

MODIFICHE AL DVR
La nuova edizione della CEI 11-27 è un buon motivo per rivedere la valutazione del rischio elettrico prevista dall'articolo 80. Il DVR dovrebbe contenere:

  • la mappatura delle tipologie di lavoro elettrico svolte, con chi le esegue e con quale qualifica;
  • la scelta esplicita se i lavori sotto tensione in bassa tensione sono ammessi o vietati in azienda;
  • l'organigramma dei ruoli RI, GL e RLE per i principali impianti;
  • le misure contro il rischio da arco elettrico e i relativi DPI;
  • la valutazione delle interferenze per le attività affidate in appalto su quadri, cabine e linee;
  • il piano di formazione, con livelli, durate e scadenze.

Va aggiornata anche la parte sulle attività non elettriche svolte in prossimità di parti attive, come pulizie, lavori edili o movimentazioni vicino a quadri aperti.

PROCEDURE DI SICUREZZA
Servono procedure nuove o aggiornate per:

  • i lavori fuori tensione, con la sequenza di sezionamento, blocco contro le richiusure, verifica dell'assenza di tensione, messa a terra e in cortocircuito, protezione dalle parti attive vicine;
  • i lavori in prossimità e in vicinanza, con il calcolo delle distanze;
  • la consegna e la restituzione dell'impianto tra RI e RLE e il cambio di RLE durante il lavoro;
  • la redazione del piano di lavoro e del piano di intervento;
  • l'attribuzione, il riesame e la revoca delle qualifiche PES e PAV e dell'idoneità ai lavori sotto tensione;
  • la verifica dei requisiti delle imprese appaltatrici prima dell'accesso agli impianti.

Dove i lavori sotto tensione sono vietati, la procedura deve dirlo in modo esplicito.

INDICAZIONI OPERATIVE

  1. Mappare entro 60 giorni tutte le tipologie di lavoro elettrico svolte in azienda e, per ciascuna, i lavoratori che le eseguono.
  2. Riesaminare tutte le lettere di attribuzione PES e PAV esistenti. Traguardo: 100% delle lettere con tipologie di lavoro esplicitate e firmate entro 6 mesi.
  3. Decidere e scrivere nel DVR se i lavori sotto tensione in bassa tensione sono ammessi. Se sì, rilasciare idoneità solo per lavori specificati e programmare il riesame annuale. Indicatore: 100% delle idoneità riesaminate entro 12 mesi dal rilascio.
  4. Verificare i programmi dei corsi in uso. Devono prevedere almeno 10 ore di teoria per il livello 1A, 4 ore aggiuntive per il livello 2A, teoria in presenza o in sincrono e una prova di verifica finale. Escludere i fornitori che propongono e-learning asincrono per queste parti.
  5. Definire una quota minima di addestramento pratico per ogni tipologia di lavoro, con affiancamento documentato a una PES.
  6. Nominare per iscritto RI, GL e RLE per gli impianti principali e verificare che chi ricopre i ruoli abbia la qualifica richiesta.
  7. Introdurre un modello unico di piano di lavoro e di piano di intervento e un modulo di consegna e restituzione dell'impianto, anche in formato digitale con firma e orario. Indicatore: 100% degli interventi su quadri e cabine con documento di consegna quando RI e RLE sono persone diverse.
  8. Prima che imprese esterne lavorino su impianti elettrici, acquisire le loro qualifiche o autocertificazioni con la relativa documentazione. Obiettivo: nessun accesso senza verifica.
  9. Programmare l'aggiornamento quinquennale di almeno 4 ore per tutte le PES e PAV. Indicatore: zero qualifiche con aggiornamento scaduto.
  10. Coinvolgere il medico competente nella valutazione dell'idoneità psicofisica di chi lavora sotto tensione e nel riesame delle qualifiche dopo un giudizio con limitazioni.
  11. Leva strategica: gestire qualifiche, formazione, idoneità e scadenze in un unico registro digitale collegato all'anagrafica delle mansioni, con avvisi automatici sulle scadenze. Obiettivo a 12 mesi: 100% del personale con rischio elettrico censito e aggiornato nel registro.
  12. Leva strategica: inserire infortuni e quasi incidenti di natura elettrica, compresi gli eventi da arco, tra gli indicatori del riesame della direzione, con analisi delle cause e verifica dell'efficacia della formazione. Obiettivo: 100% dei near miss elettrici analizzati entro 15 giorni.

IL 20% CHE CONTA (PER L'80% DEI RISULTATI)
A. PES e PAV sono qualifiche attribuite per iscritto dal datore di lavoro, per tipologie di lavoro precise, e possono essere revocate: il corso da solo non basta.

B. La teoria sul rischio elettrico si fa in aula o in sincrono, almeno 10 ore per il livello 1A, con aggiornamento ogni cinque anni.
C. I lavori sotto tensione in bassa tensione richiedono un'idoneità specifica, almeno 4 ore di teoria aggiuntiva, pratica documentata e un riesame annuale.
D. RI, GL e RLE devono esistere davvero, con nomi, qualifiche e documenti di consegna e restituzione dell'impianto.
E. Prima di far lavorare un'impresa esterna su un impianto elettrico si verificano le qualifiche, non solo gli attestati.

 

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