Posture statiche al lavoro: quando diventano un rischio

A cura della Redazione

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha diffuso una nuova pubblicazione europea dedicata ai rischi connessi alla permanenza prolungata in posizione seduta o in piedi. Il documento, elaborato dal gruppo EMEX dello SLIC, è rivolto principalmente agli ispettori del lavoro, ma offre indicazioni utili anche a datori di lavoro, RSPP e professionisti della prevenzione per valutare le posture statiche e organizzare attività più dinamiche.

Di cosa tratta:

L’INL ha pubblicato la scheda informativa “Postura prolungata seduta e in piedi durante il lavoro”, predisposta dal gruppo EMEX, dedicato ai rischi emergenti, nell’ambito dello SLIC, il Comitato europeo degli alti responsabili degli ispettorati del lavoro.

La pubblicazione mira in particolare a rafforzare le competenze degli ispettori nell’analisi delle valutazioni dei rischi e delle misure adottate dalle organizzazioni, con attenzione anche alla prevenzione delle malattie cardiovascolari associate alle posture statiche prolungate. Accanto alla scheda è stata resa disponibile un’infografica che riassume le principali indicazioni operative.

Quando una postura è considerata prolungata?

Il documento considera prolungata la postura seduta quando il lavoratore rimane seduto per almeno due ore consecutive o per più di cinque ore complessive nella giornata.

La postura in piedi è invece considerata prolungata quando supera un’ora continuativa o quattro ore complessive al giorno. Particolarmente critica è la posizione in piedi costretta, nella quale il lavoratore non può spostarsi, camminare o sedersi temporaneamente.

Tra le attività maggiormente interessate rientrano il lavoro d’ufficio e da remoto, la guida, i call center, le sale di controllo, le linee di produzione, il commercio, la ristorazione, le reception e i servizi alla persona.

I rischi non sono soltanto muscolo-scheletrici

La pubblicazione evidenzia che la permanenza prolungata nella stessa posizione non è associata esclusivamente a lombalgie, dolori cervicali o disturbi degli arti inferiori.Il lavoro sedentario può concorrere al rischio di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, obesità e altri problemi di salute. La permanenza prolungata in piedi può invece favorire affaticamento, gonfiore, vene varicose, alterazioni della circolazione e patologie cardiache.Stare in piedi non rappresenta quindi, di per sé, la soluzione al lavoro sedentario. Il principio centrale è l’alternanza tra seduta, posizione eretta e movimento.

Indicazioni operative:

  • interrompere la posizione seduta ogni 20-30 minuti;
  • non superare complessivamente cinque ore al giorno da seduti;
  • alzarsi per almeno dieci minuti dopo due ore consecutive di seduta;
  • evitare di rimanere in piedi per più di un’ora senza interruzioni;
  • non superare quattro ore complessive al giorno in piedi;
  • organizzare il lavoro alternando seduta, stazione eretta e movimento;
  • valutare il rischio e cercare di ridurlo mediante eliminazione o sostituzione, soluzioni tecniche e ergonomiche, organizzazione del lavoro, informazione e formazione.

Conclusioni:

La diffusione della scheda da parte dell’INL rafforza l’attenzione verso un rischio spesso trattato soltanto sotto il profilo ergonomico. La prevenzione richiede invece un intervento organizzativo, fondato sulla valutazione dei rischi e sulla possibilità effettiva di alternare le posture.

Il messaggio finale del documento sintetizza l’intero approccio: la soluzione alla postura seduta prolungata non è stare in piedi, ma muoversi.

 

Per maggiori approfondimenti si allega il documento integrale.

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