Rischi psicosociali: fattori di successo e criticità nella prevenzione
A cura della Redazione
L’EU-OSHA ha pubblicato il report “Preventing psychosocial risks in Europe: strategies, legislation and lessons from practice”, dedicato alle modalità con cui i rischi psicosociali possono essere prevenuti e gestiti nei luoghi di lavoro. Il documento analizza nove casi di studio, sei relativi a iniziative nazionali o settoriali e tre sviluppati a livello aziendale, individuando criticità, fattori di successo e indicazioni trasferibili ad altri contesti organizzativi.
Di cosa tratta:
Il report evidenzia come i rischi psicosociali siano sempre più influenzati dai cambiamenti nell’organizzazione del lavoro, dalla digitalizzazione, dall’intensificazione dei carichi, dalle trasformazioni demografiche e dalle nuove modalità di lavoro. In diversi settori analizzati emergono criticità legate a pressione lavorativa, difficoltà di disconnessione digitale, violenza e molestie, scarsa autonomia, problemi di comunicazione e conciliazione vita-lavoro.
Uno degli elementi centrali del documento è il passaggio da interventi prevalentemente reattivi a una prevenzione organizzativa e sistematica. L’EU-OSHA sottolinea come i risultati più solidi si ottengono quando i rischi psicosociali vengono inseriti nei normali processi di gestione della salute e sicurezza, attraverso valutazioni periodiche, procedure, strumenti di monitoraggio e responsabilità chiaramente attribuite.
I nove casi di studio consentono di osservare come questo approccio venga tradotto nella pratica. Tra gli esempi analizzati rientrano il progetto austriaco MEGAP, che ha formato 249 ispettori del lavoro e coinvolto circa 700 aziende per integrare genere e diversità nella prevenzione, e No Respect – No Service, sviluppato nel settore alberghiero e della ristorazione di Vienna per contrastare molestie sessuali e aggressioni da parte della clientela.
In Belgio, il progetto Building Mental Resilience ha coinvolto imprese di costruzioni attraverso percorsi personalizzati di formazione e coaching, mentre PrePS in Wood ha sviluppato strumenti pratici come una Quickscan, guide per il confronto con i lavoratori e supporti alla leadership. In Danimarca, il modello TEKSAM utilizza visite aziendali, questionari, formazione e confronto tra parti sociali per supportare circa 6.000 imprese manifatturiere.
A livello aziendale, il report richiama anche il sistema confidenziale di segnalazione FOKUS Psyche adottato da Takeda Austria, le survey periodiche utilizzate da Swedbank Estonia per individuare criticità legate a stress e carichi di lavoro e il modello partecipativo di La Fageda in Spagna, che integra adattamento delle mansioni, formazione e coinvolgimento dei lavoratori.
I casi analizzati mostrano inoltre l’importanza del coinvolgimento della direzione, dei responsabili intermedi, delle funzioni HSE e HR e dei lavoratori. La partecipazione dei lavoratori, attraverso questionari, focus group, sistemi di segnalazione e momenti strutturati di confronto, consente di individuare criticità che difficilmente emergono attraverso una valutazione esclusivamente formale.
Tra le principali difficoltà riscontrate figurano invece la limitata disponibilità di risorse, la scarsa integrazione delle iniziative nelle politiche aziendali, la difficoltà di misurare nel tempo l’efficacia degli interventi e la persistente tendenza, soprattutto nelle realtà di minori dimensioni, a considerare i rischi psicosociali secondari rispetto ai rischi fisici.
Indicazioni operative:
Le esperienze analizzate dall’EU-OSHA suggeriscono alcune direttrici operative:
- integrare i rischi psicosociali nei processi ordinari di valutazione e gestione della SSL;
- definire procedure per segnalazione, analisi, monitoraggio e follow-up;
- utilizzare strumenti di valutazione adeguati al contesto organizzativo e al settore;
- coinvolgere lavoratori e rappresentanti nella fase di individuazione e definizione delle misure;
- formare dirigenti, responsabili, HSE, HR e lavoratori sui fattori di rischio psicosociale;
- monitorare periodicamente l’efficacia delle misure e aggiornare gli interventi in funzione dei cambiamenti organizzativi.
Conclusioni:
Il report conferma che la prevenzione dei rischi psicosociali non può essere affidata esclusivamente a iniziative sul benessere individuale. L’approccio più efficace è quello che interviene sull’organizzazione del lavoro, integra la prevenzione nei sistemi aziendali esistenti e utilizza dati, partecipazione e monitoraggio per individuare tempestivamente le criticità.
L’elemento decisivo è la capacità dell’organizzazione di trasformare la valutazione del rischio psicosociale in un processo continuativo, collegato alle decisioni organizzative e alla gestione ordinaria della salute e sicurezza.
Per maggiori approfondimenti si allega il documento integrale in lingua inglese.
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