Rischio aggressioni nei servizi sanitari INAIL, quali sono i numeri 2026?

A cura della Redazione

Quasi un operatore su due ha subito aggressioni, un fenomeno in crescita nei servizi sanitari

 

Cosa tratta?

L’Inail ha sviluppato nel tempo specifiche attività di studio e monitoraggio del fenomeno sia con riguardo agli eventi nazionali denunciati come infortuni sul lavoro sia a quelli relativi alla propria popolazione sanitaria e socio-sanitaria.

La survey realizzata nel 2026, che analizzeremo di seguito, con la Direzione centrale risorse umane e la Direzione centrale organizzazione digitale, si colloca in un percorso di continuità istituzionale finalizzato ad aggiornare il quadro conoscitivo disponibile e a supportare la programmazione delle strategie di prevenzione.

La survey ha interessato l’intera platea degli operatori sanitari e socio-sanitari operanti in Inail, composta da 2.128 unità appartenenti a differenti profili professionali, tra cui medici, infermieri, fisioterapisti, tecnici ortopedici, tecnici sanitari di radiologia medica, assistenti sociali, ecc..

La rilevazione è stata condotta mediante questionario anonimo somministrato in modalità digitale tra il 28 gennaio e il 18 febbraio 2026.

Hanno partecipato all’indagine 1.145 operatori (pari 54% dei professionisti contattati), consentendo di acquisire una base informativa ampia e rappresentativa delle diverse realtà professionali e territoriali dell’Istituto.

Per quanto riguarda il genere, il campione è composto prevalentemente da donne, che rappresentano il 70% dei rispondenti. Analizzando la distribuzione per fascia d'età, emerge una maggiore concentrazione nella classe 50-59 anni, che raccoglie il 48% degli intervistati. In relazione ai profili professionali, la categoria maggiormente rappresentata è quella degli infermieri, che costituiscono il 41% del totale dei partecipanti all'indagine.

Analizzando invece i risultati degli intervistati, è emerso che 527 (46%) hanno dichiarato di aver subito almeno un episodio di violenza nel corso degli ultimi cinque anni di attività lavorativa, Il dato evidenzia come le aggressioni rappresentino un fenomeno rilevante nei servizi sanitari dell’Istituto e interessino trasversalmente i diversi contesti operativi.

La violenza riferita dagli operatori assume prevalentemente una connotazione verbale e relazionale. Le aggressioni verbali rappresentano il 98% degli episodi dichiarati e si manifestano principalmente attraverso insulti, offese, minacce e molestie verbali. Le aggressioni fisiche (1%) e quelle perpetrate mediante strumenti digitali o attraverso il web (1%) risultano invece numericamente contenute.

Gli episodi di violenza si verificano prevalentemente all’interno delle strutture sanitarie dell’Istituto e nei contesti caratterizzati da interazione diretta con l’utenza. Gli ambulatori costituiscono il principale luogo di accadimento degli eventi segnalati (327 episodi; 62%).

Con riferimento alle attività svolte al momento dell’evento, oltre la metà delle aggressioni segnalate (294 casi; 56%) si verifica nel corso delle attività di accertamento medico-legale.

Nell’87% dei casi l’autore dell’episodio aggressivo è il lavoratore che accede agli ambulatori Inail per controlli e accertamento del danno indennizzabile. Quest’ultimo riguarda sia la verifica medico-legale dei periodi di assenza dal lavoro conseguenti all’infortunio o alla malattia professionale sia la stima del danno permanente conseguito e indennizzabile.

Tra gli aspetti che maggiormente determinano gli episodi di violenza sono annoverabili: le aspettative economiche dell’utenza (29,5%).

Il confronto con la precedente rilevazione, effettuata nel 2019, evidenzia un incremento della quota di operatori che dichiara di aver subito comportamenti violenti nell’ambito dell’attività lavorativa, passata dal 39% al 46% nel 2026.

I risultati dell'indagine evidenziano come il rischio aggressioni rappresenti una criticità concreta e in crescita nei servizi sanitari. La prevenzione richiede pertanto un approccio integrato che combini misure organizzative, formazione degli operatori, analisi sistematica degli eventi e miglioramento della comunicazione con l'utenza, in linea con quanto previsto dalla legislazione vigente e dalle più recenti indicazioni ministeriali.

 

Cosa dice la legge?

  • D.Lgs. 81/2008, in particolare l'art. 28 relativo alla valutazione di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori, inclusi quelli derivanti da aggressioni, violenze e fattori organizzativi.
  • Legge 14 agosto 2020 n. 113, recante disposizioni per la sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, con l'istituzione dell'Osservatorio nazionale sulla sicurezza e il rafforzamento delle tutele per il personale sanitario.
  • Raccomandazione n. 8 del Ministero della Salute per la prevenzione degli atti di violenza a danno degli operatori sanitari e socio-sanitari, aggiornata nel 2025, che individua criteri e misure organizzative per la gestione del rischio aggressioni.
  • Legge 24/2017 (Gelli-Bianco), per gli aspetti correlati alla gestione del rischio clinico e alla sicurezza delle cure.

 

Indicazioni operative

  • Considerare il rischio aggressioni come un rischio specifico da valutare periodicamente: il fatto che quasi un operatore su due abbia dichiarato di aver subito episodi di violenza negli ultimi cinque anni evidenzia come il fenomeno non possa essere considerato occasionale. Le organizzazioni dovrebbero pertanto analizzare sistematicamente eventi, segnalazioni, aree critiche e attività maggiormente esposte, aggiornando periodicamente la valutazione dei rischi.
  • Rafforzare le misure di prevenzione nelle attività medico-legali: poiché oltre la metà delle aggressioni si verifica durante gli accertamenti medico-legali, occorre prestare particolare attenzione a questi contesti attraverso adeguate procedure di gestione dell'utenza, organizzazione degli appuntamenti, supporto del personale e gestione delle situazioni conflittuali.
  • Formare il personale sulla comunicazione e sulla gestione del conflitto: l'elevatissima prevalenza di aggressioni verbali suggerisce l'importanza di sviluppare competenze comunicative specifiche. Percorsi formativi dedicati possono aiutare gli operatori a riconoscere precocemente i segnali di tensione, adottare tecniche di de-escalation e gestire in modo efficace le situazioni potenzialmente critiche.
  • Migliorare i sistemi di segnalazione e analisi degli eventi: ogni episodio, anche se non determina conseguenze fisiche, dovrebbe essere registrato e analizzato. Un sistema di segnalazione semplice e privo di barriere consente di individuare le cause ricorrenti, monitorare l'andamento del fenomeno e pianificare azioni correttive mirate.
  • Agire sulle cause organizzative del conflitto con l'utenza: poiché tra i principali fattori scatenanti emergono le aspettative economiche degli utenti, risulta fondamentale migliorare la trasparenza delle informazioni fornite durante gli accertamenti, chiarire procedure e criteri decisionali e garantire una comunicazione tempestiva e comprensibile. Una corretta gestione delle aspettative può contribuire significativamente a ridurre tensioni e comportamenti aggressivi.

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