Silice cristallina respirabile nei cantieri: dalla valutazione dell’esposizione alla prevenzione

A cura della Redazione

L’INAIL ha un focus tecnico dedicato all’individuazione e alla gestione del rischio nelle attività edili e di ingegneria civile. Il documento propone un approccio operativo che considera le caratteristiche dei materiali, le lavorazioni svolte, la dispersione delle polveri e le effettive condizioni di esposizione dei lavoratori, fornendo anche indicazioni per il campionamento e la verifica delle misure preventive.

Di cosa tratta:

La silice cristallina è presente in numerosi materiali utilizzati nei cantieri, tra cui rocce, sabbie, calcestruzzo, laterizi e malte. Il rischio si manifesta quando lavorazioni come taglio, perforazione, demolizione e levigatura generano particelle respirabili che possono raggiungere le regioni profonde dell'apparato respiratorio.

Il D.Lgs. 81/2008, Titolo IX, Capo II, ricomprende tra le attività soggette alla disciplina degli agenti cancerogeni quelle che comportano esposizione a polvere di silice cristallina respirabile generata da un procedimento di lavorazione. L'Allegato XLIII stabilisce un valore limite di esposizione professionale di 0,1 mg/m³, riferito a una media ponderata di otto ore.

Dalla presenza di silice alla valutazione dell’esposizione

La presenza di quarzo in un materiale non determina automaticamente un'esposizione professionale. Occorre ricostruire il percorso che porta dalla lavorazione alla formazione di polveri respirabili, considerando le modalità di dispersione e i lavoratori effettivamente presenti nelle aree interessate.

La valutazione deve comprendere anche i soggetti non direttamente coinvolti nelle lavorazioni, poiché le polveri possono diffondersi nelle zone circostanti o essere risollevate durante il transito dei mezzi e le operazioni di pulizia.

Quando non è possibile escludere l'esposizione, occorre procedere a campionamenti personali, rappresentativi delle condizioni operative effettive. Eventuali cambiamenti dei materiali o delle lavorazioni durante l'avanzamento del cantiere possono richiedere un aggiornamento della valutazione.

Scenari operativi e verifica delle misure preventive

Per tradurre questi criteri nella pratica, il focus esamina tre scenari di cantiere:

  • il taglio del calcestruzzo con sistemi a umido;
  • la perforazione o lo scavo in materiali eterogenei;
  • la risospensione delle polveri durante le operazioni di pulizia e transito.

Per ciascuno vengono individuati gli elementi da osservare, le possibili criticità e le verifiche da effettuare. Nel taglio a umido, ad esempio, non è sufficiente prevedere un sistema di abbattimento, ma occorre controllare che portata e orientamento dell'acqua siano adeguati e che non si verifichino dispersioni dalle zone non raggiunte dai getti.

La pubblicazione comprende inoltre una checklist per i sopralluoghi, articolata in sette ambiti: materiali, lavorazioni, dispersione, persone esposte, misure tecniche, organizzazione e verifica. Le domande proposte consentono di confrontare le condizioni osservate con quelle previste nella valutazione e individuare eventuali necessità di approfondimento.

Indicazioni operative:

  • Identificare preventivamente i materiali contenenti silice cristallina e le lavorazioni che possono generare polveri;
  • Considerare l'esposizione di tutti i lavoratori presenti nelle aree interessate, anche se non direttamente coinvolti nelle lavorazioni;
  • Effettuare campionamenti rappresentativi delle condizioni operative effettive, quando necessari;
  • Verificare periodicamente il funzionamento e l'efficacia dei sistemi di aspirazione e abbattimento delle polveri;
  • Organizzare le attività e i percorsi di cantiere per ridurre la diffusione delle polveri e il numero dei lavoratori esposti;
  • Riesaminare la valutazione del rischio in caso di variazioni dei materiali, delle lavorazioni o delle condizioni di esposizione.

Misure tecniche ed organizzative prioritarie

  • Interventi alla sorgente: prediligere lavorazioni a umido con un'adeguata portata d'acqua (verificando che il getto bagni correttamente la zona di taglio), oppure adottare utensili con sistemi d'aspirazione localizzata integrata;
  • Gestione della pulizia: evitare categoricamente la pulizia a secco o l'uso di aria compressa; impiegare sistemi di aspirazione con filtri idonei per prevenire la risospensione della polvere;
  • Misure organizzative: segregare le aree a maggior rischio, limitare l'accesso ai soli addetti autorizzati e contingentare i tempi di permanenza;
  • Campionamenti personali: qualora non sia possibile escludere l'esposizione, effettuare campionamenti personali nella zona respiratoria dei lavoratori in condizioni operative ordinarie e rappresentative. I DPI respiratori (DPI-VR) rappresentano l'ultima linea di difesa e non sostituiscono il controllo sulla sorgente.

 

Per maggiori approfondimenti si allega il documento pubblicato da INAIL.

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