Il suicidio dopo umiliazioni e turni massacranti diventa una responsabilità aziendale

A cura della Redazione

La recente sentenza riportata oggi, dalla stampa nazionale sul caso del lavoratore che si è tolto la vita dopo un lungo periodo caratterizzato da presunte umiliazioni professionali e carichi di lavoro eccessivi riporta al centro dell'attenzione un tema sempre più rilevante per aziende, RSPP, HSE Manager e professionisti delle risorse umane: la gestione dei rischi psicosociali. La decisione del giudice evidenzia come il benessere psicologico non possa più essere considerato un elemento secondario della prevenzione, ma un fattore integrante della salute e sicurezza sul lavoro, con precise responsabilità organizzative e gestionali.

COSA TRATTA

La vicenda riportata dai quotidiani di oggi, racconta una storia che va oltre il singolo caso giudiziario. Al centro della sentenza vi è la morte di un lavoratore che, secondo quanto emerso nel procedimento, avrebbe subito nel tempo una serie di situazioni caratterizzate da umiliazioni professionali, pressioni lavorative eccessive e condizioni organizzative tali da generare un profondo deterioramento del proprio equilibrio psicologico.La decisione del tribunale di Torino assume una particolare rilevanza perché riconosce un collegamento tra il contesto lavorativo e l'evento tragico, attribuendo responsabilità ai vertici aziendali. Si tratta di un passaggio importante che richiama tutte le organizzazioni a una riflessione concreta: la sicurezza non riguarda soltanto macchine, impianti, sostanze pericolose o procedure operative, ma comprende anche la tutela della dignità, del rispetto e del benessere mentale delle persone.

Il processo

Il procedimento inizia a seguito della denuncia della moglie e prende forma sulle dichiarazioni e il disagio che il lavoratore, riportava in famiglia a cena. Parliamo di turni anche di 14 ore, insulti e mortificazioni anche davanti ai colleghi, che hanno trovato conferma nelle indagini degli investigatori dell’ Ispettorato del Lavoro di Torino e dallo SPRESAL della Asl TO3. Negli ultimi anni il tema dei rischi psicosociali è diventato una delle principali sfide della prevenzione:

  • Carichi di lavoro eccessivi,
  • Turnazioni particolarmente gravose,
  • Isolamento professionale,
  • Conflitti organizzativi,
  • Mancanza di riconoscimento,
  • Comunicazione aggressiva
  • Stili manageriali inadeguati

possono generare effetti profondi sulla salute dei lavoratori. In molti casi i segnali si manifestano inizialmente sotto forma di :

  • stress,
  • irritabilità,
  • calo della concentrazione
  • disturbi del sonno
  • malattie (organi bersaglio)
  • depressione
  • aumento degli errori operativi
  • infortuni

Quando tali situazioni vengono ignorate, il rischio può trasformarsi in un problema sanitario, organizzativo e persino giudiziario.Per gli RSPP e gli HSE Manager emerge con forza la necessità di superare una visione tradizionale della sicurezza concentrata esclusivamente sui rischi fisici. L'evoluzione normativa europea e italiana ha progressivamente ampliato il concetto di tutela includendo la salute nella sua accezione più ampia, comprensiva del benessere psicologico e sociale.La gestione dei rischi psicosociali richiede un approccio multidisciplinare.

Non basta individuare formalmente un rischio nel DVR.

Occorre comprendere il funzionamento reale dell'organizzazione, monitorare il clima aziendale e gli eventi sentinella, valutare gli effetti delle scelte organizzative e verificare costantemente l'efficacia delle misure adottate.Un ruolo fondamentale è svolto anche dalla funzione HR. Le segnalazioni di disagio, i conflitti ripetuti, l'aumento dell'assenteismo, i frequenti cambi di personale o il deterioramento delle relazioni interne possono rappresentare indicatori precoci di criticità (eventi sentinella) che non devono essere sottovalutati.

La capacità di ascolto dell'organizzazione diventa quindi uno strumento di prevenzione tanto importante quanto una procedura tecnica o un dispositivo di protezione.In questo scenario, la digitalizzazione può offrire un supporto significativo. Sistemi di monitoraggio del clima organizzativo, piattaforme per la segnalazione riservata delle criticità, analisi dei dati relativi a turnazioni, straordinari, assenze e infortuni consentono di individuare tempestivamente situazioni di rischio che potrebbero altrimenti rimanere invisibili. Tuttavia, la tecnologia da sola non è sufficiente: deve essere accompagnata da leadership responsabile, cultura organizzativa e processi realmente orientati alla tutela delle persone.

La sentenza è un forte richiamo al concetto di responsabilità sociale dell'impresa.

Un ambiente di lavoro rispettoso non è soltanto un obbligo giuridico, ma un fattore strategico che incide sulla produttività, sulla reputazione aziendale, sulla capacità di attrarre talenti e sulla sostenibilità complessiva dell'organizzazione. Oggi più che mai la prevenzione richiede di guardare alle persone nella loro interezza. Un lavoratore non porta sul luogo di lavoro soltanto competenze e capacità operative, ma anche fragilità, aspettative, relazioni e bisogni che meritano attenzione. Quando il rispetto viene meno, il rischio non riguarda soltanto il singolo individuo, ma l'intero sistema aziendale.

A chiudere

Questa sentenza potrebbe rappresentare un punto di svolta nella cultura della prevenzione: il disagio psicologico generato da stress, pressioni organizzative, umiliazioni e carichi di lavoro non può più essere considerato un tema marginale, ma un rischio da valutare e gestire al pari di tutti gli altri rischi aziendali. Per le organizzazioni significa assumersi una responsabilità più ampia, che comprende la tutela della salute mentale oltre a quella fisica. Prevenire vuol dire riconoscere tempestivamente i segnali di sofferenza, intervenire sull'organizzazione del lavoro e attivare tutte le misure di tutela necessarie, compresa la sorveglianza sanitaria quando richiesta. E’ inevitabile pensare che se questa vicenda contribuirà a evitare anche una sola tragedia simile in futuro, avrà già lasciato un segno profondo nel mondo del lavoro e nella storia della sicurezza del nostro Paese.

Riproduzione riservata ©