Valutare i rischi di esposizione professionale al radon soprattutto di inverno.

A cura della Redazione

Una ricerca francese chiarisce che tutte le aziende devono valutare il rischio di esposizione al radon, un gas radioattivo naturale presente ovunque. L'esposizione al radon è la seconda causa di cancro ai polmoni anche in Francia, e le misurazioni devono essere effettuate preferibilmente in inverno. L'INRS (ente statale paragonabile alla nostra INAIL) consiglia alle organizzazioni di iniziare la valutazione in aree geografiche con una maggiore concentrazione di radon. Se la valutazione delle aree e delle condizioni al contorno, rileva un rischio di superamento del livello di riferimento di 300 Bq/m3, devono essere effettuate misurazioni con appositi dispositivi e analisi presso un laboratorio accreditato. Se la concentrazione supera il livello di riferimento, l'organizzazione deve adottare azioni correttive.

Cosa tratta:

Il testo unico 81/08 è molto chiaro. Occorre valutare tutti i rischi. Tutte le organizzazioni devono valutare la presenza (o meno) del radon nei luoghi di lavoro, e includere nel proprio DVR (documento di valutazione dei rischi), la valutazione dei rischi legati all’ esposizione al radon, o in alternativa la giustificazione che il rischio è stato valutato come assente. In particolare nei locali di lavoro situati in piani seminterrati, sotterranei, ma anche al piano terra degli edifici.Il radon è un gas naturale, presente in molti territori del nostro paese, ed è un gas radioattivo. Sul sito del ISS è reperibile una mappa delle regioni italiane che fornisce indicazioni molto precise sulla quantità di radon prevista nei luoghi di lavoro, ma anche delle abitazioni e delle scuole in un apposito archivio nazionale Radon. Sempre ISS/ISTISAN però ricorda che l’unico modo affidabile per conoscere la concentrazione media del proprio luogo di lavoro è la misurazione con dispositivi e protocolli adeguati. Dalla mappa si può facilmente evincere che il radon è presente ovunque sul territorio nazionale, con regioni come la Lombardia, la Campania, il Friuli Venezia Giulia e il Lazio, in cui si riscontrano concentrazioni maggiori rispetto alle altre. In alcune zone quindi è più probabile che i livelli di concentrazione del radon siano più elevati, in particolare in specifici luoghi di lavoro come cavità sotterranee, ambienti confinati, strutture interrate, bunker, ecc.Facile infine reperirlo in alcune rocce impiegate in edilizia quali tufo, pozzolana, peperino, alcuni graniti ecc. Per quanto riguarda invece le mansioni e le attività, i lavoratori più esposti sono chiaramente coloro che svolgono attività in sottosuolo, cunicoli, gallerie, ma anche tutte le mansioni legate ad attività estrattive (anche di materiali normalmente non considerati radioattivi) e tutti i lavoratori delle strutture termali.

L’esposizione al radon, spesso inconsapevole, è come già detto la seconda causa di cancro ai polmoni, dopo il tabacco. Il rischio appare aumentato se associato al fumo. La radioattività può inoltre anche indurre in mutazioni genetiche che arrivano alla leucemia. Le misurazioni, dovrebbero essere effettuate preferibilmente di inverno, periodo in cui per forza di cose, il ricambio di aria è decisamente minore. Occorre infatti durante la misurazione, tenere conto di numerosi parametri quali l’efficacia del ricambio di aria, la presenza di fattori che favoriscono l’ingresso di radon (pavimenti, condotti, locali in depressione ecc) oltre alla già citata zona geografica (regione e comune).In Francia, come in Italia il riferimento legislativo è la Direttiva 2013/59/Euratom, (recepita in Italia dal D.lgs 101/2020) che ha introdotto le attuali disposizioni relative al controllo del Radon nei luoghi di lavoro ed il livello di riferimento è oggi pari a 300 Bq/m3, come concentrazione media annua di attività di radon in aria nei luoghi di lavoro e nelle abitazioni costruite prima del 31/12/2024. (per quelle dopo il 2024 scenderà a 200 Bq/m3). Le misurazioni atte a indirizzare la valutazione dei rischi, possono essere effettuate anche internamente all’ organizzazione a patto di utilizzare strumenti idonei che poi saranno analizzati da laboratori accreditati e/o organismi specializzati. I tempi di prelievo, sono notoriamente molto lunghi, anche se ridotti rispetto al passato, dove si richiedeva anche un anno di prelievo. Ad oggi è necessario posizionare un dispositivo nei luoghi da valutare e mandarlo in analisi, dopo un periodo minimo di almeno due mesi preferibilmente nel periodo invernale (ottobre - aprile), ma la tempistica più lunga fornisce ancora risposte più affidabili. Il dispositivo verrà poi inviato ad analizzare e fornirà risultati parametrati al livello di riferimento di legge.

Misure di prevenzione e protezione

Molto dipende dai risultati ottenuti. Se le analisi rivelano concentrazioni superiori ai limiti, l’organizzazione deve obbligatoriamente mettere in campo azioni immediate per ridurre l’esposizione dei lavoratori, come peraltro in presenza di qualsiasi altro agente cancerogeno. Spesso è sufficiente ripristinare o migliorare la ventilazione dei locali per ottenere sensibili miglioramenti in termini di volumi e concentrazioni di radon e riportare i livelli al di sotto delle soglie previste. In casi più complessi, è invece necessario realizzare veri e propri interventi di risanamento ambientale che possono comprendere miglioramenti dell’impermeabilizzazione di pareti, ambienti e strutture, oppure l’installazione di adeguato impianto di ventilazione forzata meccanica, o anche il trattamento del sottofondo.

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