I rischi organizzativi legati all’età nei lavoratori anziani
A cura della Redazione
Il cambiamento demografico, con il prolungamento dell’aspettativa di vita e della vita lavorativa, contemporaneamente all’ingresso nel mondo del lavoro delle nuove generazioni, rendono sempre più importante valutare i rischi legati all’età della popolazione lavoratrice.
L’attenzione è soprattutto posta sui lavoratori anziani, i quali sono potenzialmente più soggetti ad incidenti gravi se impiegati in attività a rischio, ma anche perché l’invecchiamento della popolazione, inclusa quella lavorativa, è un dato di fatto del nostro paese e globale. L’OMS definisce come lavoratore che invecchia (aging o ageing) colui che ha superato l’età di 45 anni e come lavoratore anziano (aged) chi ha oltre 55 anni.
Nei paesi OCSE circa l’80% delle persone fra i 25 e 49 anni ha un’occupazione, mentre nella fascia 50-64 anni il tasso di occupazione è attorno al 60%: in alcuni paesi il tasso di occupazione degli over 50 supera il 70%. In Italia il dato è inferiore, ma si registra un andamento in aumento dell’occupazione nelle fasce più alte d’età.
L’incremento della percentuale di lavoratori con più di 50 anni, insieme al dato dell’invecchiamento della popolazione e alla posticipazione dell’età pensionabile, mettono ancora più in luce l’importanza di valutare con attenzione come può variare e aggravarsi la valutazione dei rischi con soggetti di età avanzata e quali misure specifiche intraprendere.
Sebbene alcune mansioni anche psicofisicamente impegnative possano essere svolte da personale in una fascia di età avanzata in buona salute, spesso mancano i protocolli sanitari specifici per verificare l’effettiva idoneità. Allo stesso tempo può mancare la flessibilità organizzativa necessaria a rivedere i ruoli e integrare personale più giovane e più anziano, sia in termini di età anagrafica che di esperienza, in modo da sfruttare al massimo le competenze di tutti e creare un ambiente in cui sia riconosciuto il valore di ciascuno.
In questo approfondimento vedremo cosa è attualmente previsto dalla normativa e cosa è opportuno fare per valutare correttamente i rischi legati all’allargamento della forbice di età nella popolazione lavorativa delle organizzazioni e introdurre azioni che permettano non sono di prevenire infortuni e patologie, ma anche di valorizzare le diverse caratteristiche delle generazioni di lavoratori.
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