Appalti, sicurezza e responsabilità: la lezione della Procura di Milano per gli HSE Manager
A cura della Redazione
E’ importante analizzare l’impatto delle recenti inchieste della Procura di Milano sulla gestione degli appalti, con una particolare attenzione alle implicazioni per la salute e sicurezza sul lavoro, alle sanzioni applicate e alle nuove responsabilità del committente. Giusto quindi, provare a fornire nuove indicazioni operative per i professionisti HSE.
COSA TRATTA
Negli ultimi anni la Procura di Milano ha rivoluzionato il modo di leggere gli appalti, trasformandoli in un tema centrale di responsabilità aziendale, anche sotto il profilo della salute e sicurezza. Tra sequestri milionari, amministrazioni giudiziarie e nuove interpretazioni della responsabilità del committente, emerge un modello che impone a RSPP e HSE manager un cambio di paradigma: la sicurezza va governata lungo tutta la filiera, non solo entro i confini aziendali.In questi anni infatti, la gestione degli appalti è diventata uno dei terreni più critici – e più esposti – per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. A dimostrarlo non sono soltanto i dati sugli infortuni, ma soprattutto l’azione incisiva della Procura di Milano, che ha trasformato il tema da questione tecnico-organizzativa a vera emergenza di legalità, con effetti diretti sulle strategie HSE delle aziende.
Il “modello Milano”: quando l’appalto diventa rischio sistemico
Le inchieste milanesi hanno acceso i riflettori su un fenomeno che gli addetti ai lavori conoscono bene: la frammentazione delle filiere produttive attraverso appalti e subappalti.
Una catena spesso lunga, complessa e opaca, dove le responsabilità si disperdono e i rischi – anche quelli legati alla sicurezza – aumentano in modo esponenziale.Secondo quanto emerso da diverse indagini, il meccanismo ricorrente è quello delle cosiddette “società filtro” o cooperative, utilizzate come serbatoi di manodopera, con violazioni che spaziano dall’evasione fiscale alla mancata tutela dei lavoratori, fino a condizioni di sfruttamento e carenze gravi in materia di sicurezza. Il quadro che emerge è chiaro: l’appalto non è più solo una scelta organizzativa o economica, ma un nodo critico della governance aziendale, soprattutto sotto il profilo HSE.
Sanzioni e numeri: una pressione senza precedenti
Negli ultimi anni, la Procura di Milano ha imposto sequestri preventivi per cifre impressionanti, arrivando a sfiorare complessivamente i 600 milioni di euro nei confronti di aziende operanti in logistica, GDO, sicurezza privata e altri settori. Solo nell’ultimo filone di indagini:
- oltre 46,8 milioni di euro sono stati sequestrati a DHL Express Italy per presunte frodi legate agli appalti di manodopera
- diverse multinazionali (Amazon, Esselunga, GLS, BRT, Uber, tra le altre) sono state coinvolte in procedimenti analoghi
- i risultati investigativi hanno portato anche a 14.000 assunzioni regolarizzate e al recupero di centinaia di milioni per l’erario
Accanto alle sanzioni economiche, si è affermata una leva ancora più incisiva: l’amministrazione giudiziaria delle aziende, applicata anche in assenza di responsabilità penale diretta, ma per una responsabilità “organizzativa” nella gestione della filiera.
Dal caporalato alla sicurezza: il salto di paradigma
Le indagini inizialmente concentrate su evasione e caporalato si sono progressivamente intrecciate con il tema della sicurezza sul lavoro.In alcuni casi, i controlli hanno evidenziato:
- violazioni sistematiche delle norme di sicurezza
- assenza di formazione e DPI
- ambienti di lavoro non conformi
- turni massacranti incompatibili con qualsiasi standard prevenzionistico. Non si tratta di episodi isolati: il fenomeno attraversa settori diversi, dalla logistica alla moda, dove sono emersi casi di lavoratori impiegati in opifici clandestini con gravi deficit di sicurezza e condizioni al limite della “paraschiavitù”.
La nuova responsabilità del committente
Il vero elemento di rottura introdotto dalla Procura di Milano è il principio – sempre più consolidato – secondo cui:
il committente non può dirsi estraneo ai rischi generati nella propria filiera di appalto
In altre parole, non è sufficiente rispettare formalmente i requisiti contrattuali:
la responsabilità si estende alla verifica concreta delle condizioni di lavoro lungo tutta la catena produttiva.Questo approccio si inserisce perfettamente nel quadro normativo italiano, dove:
- l’art. 2087 c.c. impone la tutela dell’integrità dei lavoratori
- il D.Lgs. 81/2008 attribuisce obblighi stringenti anche nei rapporti di appalto
- la responsabilità può diventare penale e amministrativa (D.Lgs. 231/2001)
Impatti operativi per HSE Manager e RSPP
Per chi si occupa di salute e sicurezza, queste inchieste segnano un punto di non ritorno.
La gestione degli appalti non può più essere delegata esclusivamente a procurement o ufficio legale.Diventa necessario un salto di qualità nella governance HSE:
1. Qualificazione reale dei fornitori : Non basta il DURC o l’autocertificazione:
- audit HSE strutturati
- verifiche sul campo
- analisi della filiera anche indiretta
2. Controllo dei subappalti : Le criticità emergono soprattutto nei livelli più bassi della catena:
- mappatura completa dei subappalti
- clausole stringenti sui livelli di sicurezza
- divieto o limitazione del subappalto a cascata
3. Integrazione HSE nei contratti:Le clausole di sicurezza devono essere:
- specifiche e misurabili
- controlli documentali automatizzati
- collegate a KPI e penali
- integrate con modelli 231 e sistemi di compliance
4. Vigilanza continua : Non più controlli una tantum, ma:
- monitoraggio continuo
- reporting HSE della filiera
- sistemi di whistleblowing anche per lavoratori esterni
Una sfida culturale prima che normativa
Il messaggio che arriva dalle aule giudiziarie di Milano è inequivocabile:
la sicurezza negli appalti non è solo una questione di adempimenti, ma di modello organizzativo.Le aziende che continueranno a vedere l’appalto come leva di riduzione dei costi, senza presidio HSE, si esporranno sempre più a:
- rischi penali
- sanzioni milionarie
- danni reputazionali
- misure straordinarie come il commissariamento
Al contrario, chi investirà in una gestione integrata e trasparente della filiera potrà trasformare un rischio in un vantaggio competitivo.La “battaglia” della Procura di Milano ha ridefinito il perimetro della responsabilità negli appalti.
Per gli HSE Manager non è più sufficiente guardare dentro i cancelli aziendali: la sicurezza va governata lungo tutta la filiera.Perché oggi, più che mai, la vera domanda non è:
“Chi esegue il lavoro?”
ma:
“In quali condizioni viene svolto, e chi ne risponde davvero?”
COSA DICE LA LEGGE
Nel contesto italiano ed europeo, la gestione degli appalti è regolata da un sistema normativo articolato che attribuisce obblighi precisi al datore di lavoro e al committente.Il decreto legislativo 81/2008 stabilisce che, in caso di appalto, il datore di lavoro:
- deve verificare l’idoneità tecnico-professionale delle imprese appaltatrici
- deve cooperare e coordinarsi per la gestione della sicurezza
- deve redigere e aggiornare il DUVRI nei casi previsti
Il codice civile, all’articolo 2087, impone all’imprenditore l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità dei lavoratori.Il sistema si rafforza con:
- la responsabilità solidale negli appalti, che può coinvolgere il committente
- il decreto legislativo 231/2001, che introduce la responsabilità amministrativa dell’ente
- il codice dei contratti pubblici, che impone l’indicazione degli oneri della sicurezza
A livello europeo, le direttive in materia di sicurezza sul lavoro e due diligence rafforzano ulteriormente il principio di responsabilità lungo la filiera.
INDICAZIONI OPERATIVE
- Mappare l’intera filiera degli appalti e subappalti, evitando zone d’ombra organizzative
- Verificare direttamente sul campo le condizioni di lavoro, non limitarsi alla documentazione
- Integrare requisiti di sicurezza nei contratti con indicatori misurabili e verificabili
- Limitare il ricorso al subappalto a cascata o introdurre vincoli stringenti
- Attivare audit periodici sui fornitori, anche non di primo livello
- Creare sistemi di segnalazione accessibili anche ai lavoratori delle imprese appaltatrici
- Monitorare formazione, orari di lavoro, utilizzo dei DPI e condizioni ambientali
- Allineare la gestione appalti con il modello organizzativo 231
- Prevedere meccanismi automatici di sospensione in caso di non conformità gravi
- Coinvolgere attivamente la funzione HSE nelle decisioni di affidamento
Il 20% che conta (per l’80% dei risultati)
Il fattore decisivo nella gestione degli appalti non è la quantità di controlli, ma la qualità del presidio.Concentrarsi su pochi elementi chiave produce il massimo risultato:
- conoscere davvero la propria filiera
- verificare le condizioni reali di lavoro
- attribuire responsabilità chiare e non delegabili
Chi governa questi tre aspetti riduce drasticamente il rischio di sanzioni, infortuni e crisi reputazionali.
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