Formazione, rischi psicosociali e stress termico: le priorità del nuovo PNP 2026-2031

A cura della Redazione

La Conferenza Stato-Regioni del 21 maggio 2026 ha sancito l’intesa sul Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031, che definisce le priorità strategiche per la prevenzione sanitaria e per la tutela della salute nei diversi contesti di vita e di lavoro. Il Piano conferma l’approccio integrato “One Health” e dedica specifica attenzione alla salute e sicurezza dei lavoratori, con programmi mirati su formazione, rischi professionali, edilizia, agricoltura, macchine e attrezzature.

Di cosa tratta:

Con l’intesa del 21 maggio 2026 è stato approvato il nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031, strumento di programmazione centrale degli interventi di prevenzione e promozione della salute. Il Piano dovrà essere recepito dalle Regioni e dalle Province autonome, che saranno chiamate ad adottare i rispettivi Piani Regionali della Prevenzione e a documentarne l’attuazione attraverso la piattaforma web-based dedicata.

Il nuovo PNP si muove in continuità con il precedente ciclo 2020-2025, ma rafforza alcuni assi di intervento: integrazione tra prevenzione e assistenza, approccio One Health, riduzione delle disuguaglianze, uso dei dati e degli strumenti digitali, raccordo tra livello nazionale, regionale e locale. La prevenzione viene quindi letta non solo come insieme di prestazioni sanitarie, ma come sistema organizzato di politiche pubbliche, azioni territoriali, monitoraggio e valutazione.

Per quanto riguarda la salute e sicurezza sul lavoro, il Piano individua uno specifico macro-obiettivo, dedicato alla “salute, sicurezza e benessere dei lavoratori”. In tale ambito vengono richiamati temi di particolare rilievo operativo: qualità della formazione, vigilanza e assistenza alle imprese, prevenzione dei rischi cancerogeni e reprotossici, sovraccarico biomeccanico, rischi psicosociali, sicurezza nei settori edilizia e agricoltura, utilizzo sicuro di macchine e attrezzature.

Una parte significativa riguarda i Programmi Predefiniti, cioè programmi che tutte le Regioni devono implementare e monitorare attraverso indicatori comuni. In materia di lavoro assumono particolare rilievo:

  • il PP5, dedicato al monitoraggio della qualità e dell’efficacia della formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro;
  • il PP6, relativo alla prevenzione del rischio cancerogeno e reprotossico, del sovraccarico biomeccanico e dei rischi psicosociali;
  • il PP7, centrato sulla prevenzione in edilizia, agricoltura e nell’utilizzo sicuro di macchine e attrezzature.

Il Piano richiama anche l’esigenza di intervenire sui rischi emergenti e trasversali. In particolare, viene evidenziata la necessità di rafforzare la prevenzione dei rischi psicosociali, anche attraverso strumenti semplici e pratici per le imprese, con attenzione alle PMI, dove tali rischi tendono spesso a essere sottostimati. Allo stesso tempo, il documento richiama il tema degli eventi meteorologici estremi e dello stress da calore, con particolare riferimento ai lavoratori outdoor.

Sul fronte infortunistico, il PNP conferma l’attenzione verso i settori a maggiore criticità: in edilizia, per i rischi legati a scavi e lavori in quota; in agricoltura, per il ribaltamento dei trattori e il contatto con organi di lavoro non protetti; nei settori manifatturieri e logistici, per l’impiego di macchine e attrezzature, soprattutto nelle attività di movimentazione e immagazzinaggio. Il Piano evidenzia inoltre l’importanza delle verifiche periodiche previste dall’art. 71 del D.Lgs. 81/2008 e dell’integrazione tra normativa di prodotto e normativa di tutela del lavoro.

Indicazioni operative:

Il PNP 2026-2031 non introduce direttamente nuovi obblighi, ma orienta le future attività di programmazione, assistenza e vigilanza delle Regioni e delle ASL. È quindi opportuno considerarlo come un riferimento strategico per comprendere su quali ambiti potranno concentrarsi controlli, piani mirati e iniziative territoriali nei prossimi anni.

In particolare, sarà utile:

  • verificare la qualità reale della formazione, non limitandosi alla presenza degli attestati, ma valutando coerenza dei contenuti, efficacia, aggiornamento e tracciabilità dei percorsi;
  • riesaminare la valutazione dei rischi psicosociali, soprattutto nei contesti caratterizzati da carichi organizzativi elevati, conflittualità, aggressioni, violenze o forte esposizione a stress lavoro-correlato;
  • rafforzare la gestione dei rischi da sovraccarico biomeccanico, movimentazione manuale dei carichi, posture incongrue e movimenti ripetitivi;
  • aggiornare la valutazione dei rischi connessi ad agenti cancerogeni e reprotossici, assicurando coerenza tra DVR, misure tecniche, sorveglianza sanitaria e registrazioni previste;
  • verificare la sicurezza di macchine e attrezzature, con particolare attenzione a conformità, manutenzione, protezioni, verifiche periodiche e gestione delle modifiche;
  • per edilizia e agricoltura, presidiare in modo specifico i rischi storicamente più rilevanti: cadute dall’alto, scavi, ribaltamento mezzi, organi in movimento, attrezzature non protette e lavori stagionali;
  • integrare nei DVR e nelle procedure operative la gestione del calore, delle radiazioni solari e degli eventi climatici estremi, soprattutto per attività all’aperto.

Conclusioni:

Il PNP 2026-2031 conferma una direzione chiara: la prevenzione dovrà essere sempre più programmata, misurabile, integrata e fondata su indicatori comuni. Per la salute e sicurezza sul lavoro, il documento rafforza il ruolo dei Piani Mirati di Prevenzione e concentra l’attenzione su ambiti ad alto impatto come formazione, rischi psicosociali, cancerogeni e reprotossici, sovraccarico biomeccanico, edilizia, agricoltura, macchine e attrezzature.

Per le organizzazioni, il valore operativo del Piano sta soprattutto nell’anticipare le aree che potranno diventare prioritarie nelle attività regionali di assistenza, controllo e vigilanza. Adeguare oggi DVR, formazione, sorveglianza sanitaria, gestione delle attrezzature e procedure operative significa ridurre il rischio di non conformità e rafforzare la capacità aziendale di prevenire infortuni e malattie professionali.

 

Per maggiori approfondimenti si allega il testo integrale pubblicato dal Ministero della Salute.

 

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