Movimenti ripetitivi: cambia la norma e la valutazione del rischio

A cura della Redazione

Le nuove indicazioni della norma ISO 11228-3:2026 segnano un passo evolutivo nella valutazione dei movimenti ripetitivi degli arti superiori. Cambiano soglie, criteri e modalità di lettura delle attività lavorative. Per RSPP, HSE Manager e HR si apre una fase concreta di aggiornamento delle valutazioni e delle strategie di prevenzione, con un approccio più aderente alla realtà operativa e ai ritmi contemporanei del lavoro.

COSA TRATTA

La gestione del rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori entra in una nuova fase. Con l’aggiornamento della ISO 11228-3, dedicata ai movimenti ripetitivi e agli sforzi sostenuti, si rafforza l’attenzione verso attività che fino a ieri potevano apparire marginali o difficili da classificare. Non si tratta di un semplice aggiornamento tecnico, ma di un cambio di prospettiva che impatta direttamente sulla valutazione dei rischi, sull’organizzazione del lavoro e sulla cultura della prevenzione.Il primo elemento di novità riguarda la domanda cardine che guida la valutazione preliminare: non è più sufficiente verificare se un compito comporta movimenti ripetitivi per almeno un’ora. Oggi entra in gioco anche la dimensione qualitativa dello sforzo.

Anche attività di durata inferiore possono rappresentare un rischio se accompagnate dall’applicazione di forza. Questo passaggio è fondamentale perché riconosce una realtà ben nota a chi opera sul campo: non è solo il tempo a determinare il rischio, ma il modo in cui il corpo viene sollecitato.Altro cambiamento significativo riguarda la definizione stessa di “compito ripetitivo”.

La soglia è stata ridotta: se prima si considerava ripetitiva un’attività quando almeno il 50% del tempo era occupato da movimenti analoghi degli arti superiori, oggi si scende al 30%. Una modifica apparentemente semplice che, in realtà, amplia notevolmente il perimetro delle situazioni da monitorare. Molte attività ibride, tipiche dei contesti produttivi moderni, entrano ora a pieno titolo nella valutazione.

Le novità si riflettono anche nei criteri della valutazione rapida.

Si alza il livello di attenzione rispetto alla postura: gli arti superiori devono rimanere sotto la linea delle spalle per il 95% del tempo, segnalando una maggiore sensibilità verso le condizioni ergonomiche prolungate.

Allo stesso modo, le pause diventano più strutturate: almeno dieci minuti ogni due ore, includendo anche la pausa pranzo. Non è solo una questione di tempo, ma di recupero fisiologico reale.

Un ulteriore elemento di forte impatto è legato alla velocità delle azioni tecniche. Non conta più solo la ripetitività, ma anche la percezione operativa: se i movimenti sono così rapidi da non poter essere facilmente conteggiati o da mettere in difficoltà il lavoratore nel mantenere il ritmo, il rischio viene considerato più rilevante.

È un riconoscimento importante delle dinamiche produttive contemporanee, spesso caratterizzate da ritmi serrati e da una crescente pressione sui tempi.Per chi si occupa di prevenzione, questo aggiornamento rappresenta un’opportunità. Non solo per adeguare strumenti e metodologie, ma per rafforzare una visione più concreta e aderente al lavoro reale.

La valutazione non può più essere un esercizio teorico: deve entrare nel cuore dei processi, osservare, comprendere e tradurre le condizioni operative in azioni preventive efficaci.In questo contesto, le soluzioni digitali assumono un ruolo sempre più strategico.

Sistemi di raccolta dati, analisi dei carichi, simulazioni ergonomiche e monitoraggio continuo dei parametri lavorativi permettono oggi di trasformare una valutazione statica in un processo dinamico, capace di evolversi insieme al lavoro stesso.

È qui che la cultura della sicurezza fa un salto di qualità: quando diventa parte integrante dell’organizzazione.

MODIFICHE AL DVR

Le novità introdotte richiedono una revisione puntuale del Documento di Valutazione dei Rischi, in particolare per tutte le mansioni che coinvolgono attività manuali ripetitive o sforzi degli arti superiori.

È necessario aggiornare i criteri di identificazione del rischio, includendo:

  1. attività di durata inferiore ma con applicazione di forza
  2. mansioni con ripetitività anche parziale (≥30%)
  3. situazioni caratterizzate da elevata velocità operativa

La revisione del DVR diventa quindi un momento fondamentale per riallineare l’analisi al contesto reale.

PROCEDURE DI SICUREZZA

L’aggiornamento normativo suggerisce una revisione delle procedure operative, con particolare attenzione a:

  • organizzazione delle pause e dei tempi di recupero
  • rotazione delle mansioni per limitare la ripetitività
  • formazione specifica sulla percezione dello sforzo e dei segnali precoci di affaticamento

Integrare questi aspetti nelle procedure significa passare da una prevenzione formale a una prevenzione vissuta.

COSA DICE LA LEGGE
Il D.Lgs. 81/2008 impone la valutazione dei rischi da sovraccarico biomeccanico (Titolo VI e Allegato XXXIII)

Le norme tecniche come la ISO 11228 rappresentano riferimento per la valutazione del rischio ergonomicoIl datore di lavoro deve adottare misure organizzative e tecniche per ridurre il rischio, privilegiando interventi alla fonte

È obbligatorio aggiornare il DVR in caso di modifiche significative delle condizioni di lavoro o delle metodologie di valutazione

La sorveglianza sanitaria deve essere coerente con i rischi individuati

INDICAZIONI OPERATIVE

  1. Analizzare le attività reali, non solo quelle descritte nelle procedure
  2. Verificare subito la presenza di forza anche in compiti brevi
  3. Ridurre la ripetitività organizzando il lavoro su micro-variazioni
  4. Introdurre pause efficaci e realmente fruibili
  5. Monitorare i ritmi produttivi e il loro impatto fisico
  6. Coinvolgere i lavoratori nell’osservazione delle criticità
  7. Utilizzare strumenti digitali per raccogliere dati e migliorare le decisioni

Il 20% che conta (per l’80% dei risultati)

La prevenzione del rischio da movimenti ripetitivi oggi si gioca su pochi elementi chiave:

  • riconoscere che anche attività brevi possono essere rischiose,
  • osservare davvero il lavoro e non solo descriverlo,
  • ridurre la ripetitività anche parziale,
  • garantire pause adeguate e tenere sotto controllo ritmi e velocità.

Chi interviene su questi fattori, incide in modo decisivo sulla salute delle persone e sull’efficacia del sistema di prevenzione.

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