Un modello OT23 più vicino alle PMI
A cura della Redazione
Conflavoro ha reso noto che il 17 giugno 2026 ha tenuto un incontro con l’INAIL, avente ad oggetto la revisione del Modello OT23, per il 2027, dove ha chiesto di semplificarne il contenuto soprattutto per le piccole e medie imprese, prestando particolare attenzione a formazione, promozione della salute, molestie e violenze nei luoghi di lavoro, sistemi di gestione, near miss, prevenzione incendi e nuove tecnologie.
Si ricorda che il Modello OT23 rappresenta lo strumento con cui l’INAIL premia, attraverso una riduzione del tasso medio di tariffa, le imprese che adottano interventi di prevenzione aggiuntivi rispetto agli obblighi di legge.
La necessità della revisione trova fondamento nel fatto che se il Modello OT23 è troppo tecnico, costoso o complesso, rischia di restare lontano dalla maggioranza delle piccole realtà produttive, ossia proprio quelle che dovrebbero esserne le prime beneficiarie.
Infatti, una microimpresa non dispone degli stessi mezzi di una grande azienda: spesso non ha un ufficio HSE, non possiede sistemi certificati, non conta su strutture tecniche interne. Ha però bisogno di misure semplici, intelligenti, verificabili e capaci di cambiare davvero il modo di lavorare.
La proposta di Conflavoro è quella di prevedere un modello OT23 che non sia costruito soltanto attorno a grandi investimenti, certificazioni o impianti, ma riconosca anche le azioni quotidiane di prevenzione: formazione continua, correzione delle situazioni critiche, gestione del caldo, mobilità sicura, prove pratiche di emergenza, uso responsabile della tecnologia e maggiore attenzione ai rischi emergenti.
Riguardo alla formazione, la proposta è diretta a non premiare la singola pillola formativa, bensì un vero piano formativo annuale di rinforzo, con più momenti brevi distribuiti durante l’anno, collegati ai rischi reali dell’impresa e con verifica dell’efficacia sul campo.
Sulla promozione della salute e sulle malattie professionali, Conflavoro ha chiesto un passaggio in più: non solo screening o iniziative sanitarie generali, ma misure mirate ai rischi che le imprese vivono ogni giorno.
Tra le proposte, strumenti semplici per prevenire disturbi muscolo-scheletrici, esposizione a prodotti chimici e rumore, posture scorrette e, soprattutto, stress termico outdoor. Il caldo estremo non è più un tema eccezionale: per edilizia, agricoltura, logistica esterna, manutenzioni, servizi ambientali e turismo è ormai un rischio da gestire con turni, pause, acqua, ombra, formazione dei preposti e procedure di sospensione delle attività nei momenti critici.
Sul capitolo dei rischi psicosociali, l’associazione ha condiviso l’importanza della misura su molestie e violenze, chiedendo però di allargare lo sguardo anche a stress lavoro-correlato, aggressioni da parte dell’utenza, turni, carichi di lavoro, isolamento, lavoro agile e fatica mentale. La sicurezza, è stato ribadito, non è solo macchina, impianto o DPI: è anche organizzazione del lavoro.
Quanto al rischio in itinere, Conflavoro ha osservato che la sezione stradale del modello è poco utilizzata, mentre il fenomeno resta molto rilevante. Per le microimprese non è realistico ragionare solo in termini di navette o grandi interventi infrastrutturali; servono misure più leggere, come una scheda casa-lavoro sicura, la flessibilità di ingresso e uscita, la gestione delle allerte meteo, un kit mobilità per chi si sposta in bici, moto o monopattino e indicazioni sui percorsi e sulle aree di accesso più critiche.
Sulla prevenzione incendi è stato discusso il nuovo intervento relativo ai fumi freddi sotto i 72 gradi. Conflavoro ne ha riconosciuto l’interesse tecnico in contesti specifici, ma ha anche evidenziato che per molte micro e piccole imprese rischia di rivelarsi poco funzionale e poco sostenibile. Per queste realtà è spesso più utile premiare un piano base antincendio: ordine e pulizia, controllo dei quadri elettrici, gestione di batterie e caricabatterie, vie di esodo libere, estintori accessibili e prova pratica di emergenza.
Infine, l’associazione ha proposto una misura dedicata all’uso dell’intelligenza artificiale e della sensoristica in ambito sicurezza. La linea è chiara: tecnologia sì, ma per prevenire, non per controllare i lavoratori. L’intelligenza artificiale può aiutare a gestire check-list, near miss, scadenze, sopralluoghi e azioni correttive, ma deve restare sotto controllo umano, con trasparenza, rispetto della privacy e divieto di utilizzo disciplinare.
Riproduzione riservata ©