Come integrare i rischi climatici nella sicurezza sul lavoro: il progetto UNI1617390
A cura della Redazione
Un'iniziativa in fase di sviluppo per supportare le organizzazioni nella gestione dei rischi climatici
Cosa tratta?
Da pochi giorni si è conclusa l’inchiesta pubblica preliminare per il progetto UNI1617390, all'attenzione della Commissione Tecnica UNI/CT 042 Sicurezza. Nel sistema UNI (Ente Italiano di Normazione), i Progetti in Inchiesta Pubblica Preliminare (IPP) rappresentano la fase iniziale del processo di elaborazione di una nuova norma tecnica. Attraverso questa consultazione pubblica, UNI rende noto che è stato avviato un progetto normativo e offre agli stakeholder di conoscere in anticipo l'iniziativa normativa, formulare osservazioni e manifestare il proprio interesse a partecipare ai lavori della commissione tecnica.
Adesso spetta alla commissione tecnica esaminare le osservazioni e i contributi ricevuti e decide se proseguire, modificare o eventualmente abbandonare il progetto.
Tale progetto però, merita particolare interesse, poiché destinato a introdurre nel panorama normativo italiano indicazioni specifiche per la gestione dei rischi per la salute e sicurezza sul lavoro derivanti dai cambiamenti climatici.
Prevede infatti l'adozione della ISO/PAS 45007:2026, documento internazionale che fornisce una guida operativa alle organizzazioni per affrontare in modo strutturato gli effetti del clima sulla salute e sicurezza dei lavoratori.
Il documento è stato concepito per essere applicabile a qualsiasi organizzazione, indipendentemente dal settore produttivo o dalla dimensione aziendale.
Un aspetto particolarmente rilevante è l'esplicito riferimento alle piccole e medie imprese (PMI), che spesso dispongono di risorse limitate per affrontare problematiche emergenti come quelle legate al cambiamento climatico. L'obiettivo è fornire indicazioni pratiche e proporzionate che possano essere adottate anche dalle realtà di minori dimensioni.
L'approccio proposto non si limita agli effetti diretti del caldo o degli eventi meteorologici estremi. La norma prende in considerazione anche le conseguenze indirette dei cambiamenti climatici e delle misure adottate per contrastarli. Tra i possibili aspetti da valutare rientrano:
- stress termico e colpi di calore;
- peggioramento della qualità dell'aria;
- aumento dell'esposizione ad agenti biologici e vettori di malattie;
- impatti sulla salute mentale e sul benessere dei lavoratori;
- modifiche delle modalità operative dovute a strategie di adattamento climatico;
- rischi derivanti da emergenze e interruzioni delle attività produttive.
L'interesse crescente verso questi aspetti trova riscontro anche nelle iniziative delle istituzioni europee e nazionali, che stanno richiamando l'attenzione delle imprese sulla necessità di proteggere i lavoratori dagli effetti del cambiamento climatico.
Cosa dice la legge?
- D.Lgs. 81/2008: impone al datore di lavoro di valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, compresi quelli derivanti dall'evoluzione delle condizioni ambientali e organizzative.
- Strategia dell'Unione Europea in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2021-2027: ha più volte evidenziato come l'aumento delle temperature, la maggiore frequenza degli eventi meteorologici estremi, il peggioramento della qualità dell'aria e la diffusione di agenti biologici possano influire significativamente sulla salute dei lavoratori, in particolare nei settori esposti all'attività all'aperto.
- ISO/PAS 45007:2026: gestione della salute e sicurezza sul lavoro - Rischi derivanti dai cambiamenti climatici e dalle azioni per contrastarli - Guida per le organizzazioni
Indicazioni operative
In attesa dell'evoluzione del progetto UNI1617390, le organizzazioni possono già adottare alcune misure concrete per integrare il rischio climatico nella gestione della salute e sicurezza sul lavoro.
- Aggiornare la valutazione dei rischi considerando gli scenari climatici: la valutazione dei rischi dovrebbe includere gli effetti diretti e indiretti dei cambiamenti climatici sulle attività aziendali. Oltre al rischio da calore, è opportuno considerare eventi meteorologici estremi, allagamenti, interruzioni delle forniture, peggioramento della qualità dell'aria e aumento dell'esposizione ad agenti biologici.
- Identificare i lavoratori maggiormente esposti: non tutte le mansioni presentano lo stesso livello di vulnerabilità. Occorre individuare i lavoratori che operano all'aperto, in ambienti non climatizzati o in condizioni che possono amplificare lo stress termico. Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta ai lavoratori fragili e a coloro che svolgono attività fisicamente impegnative.
- Integrare il rischio climatico nella pianificazione operativa: la programmazione delle attività dovrebbe tenere conto delle condizioni meteorologiche previste. Ciò può tradursi nella rimodulazione degli orari di lavoro, nell'organizzazione di pause aggiuntive, nell'adozione di procedure per la gestione delle emergenze climatiche e nella predisposizione di adeguati sistemi di allerta.
- Formare dirigenti, preposti e lavoratori: la consapevolezza rappresenta uno degli strumenti più efficaci di prevenzione. La formazione dovrebbe riguardare il riconoscimento precoce dei sintomi associati allo stress termico, le corrette misure di protezione, le procedure di emergenza e gli effetti che i cambiamenti climatici possono avere sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori.
- Integrare il tema nei sistemi di gestione aziendali: le organizzazioni che adottano sistemi di gestione della salute e sicurezza, come quelli basati sulla ISO 45001, possono iniziare a considerare il cambiamento climatico come un fattore da monitorare nel contesto aziendale. Definire obiettivi, indicatori e piani di miglioramento dedicati consente di passare da una gestione emergenziale a un approccio preventivo e strategico.
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