Dalla crisi climatica ai rischi sul lavoro: le nuove sfide delle imprese in Europa

A cura della Redazione

Uno studio EU-OSHA analizza come il cambiamento climatico influenzerà la salute e sicurezza sul lavoro nei prossimi decenni, generando nuovi rischi diretti e indiretti. Dall’analisi degli scenari emergono criticità organizzative, tecnologiche e sociali che richiedono strategie integrate tra sicurezza e transizione ecologica.

Cosa tratta:

Lo studio pubblicato a maggio 2026 dall’Agenzia europea per la salute e sicurezza sul lavoro (EU-OSHA) esamina gli impatti del cambiamento climatico sulla salute e sicurezza sul lavoro in Europa nel medio-lungo periodo (10–25 anni). In questo contesto, il testo evidenzia come la transizione ecologica porterà da una parte a modificare il mercato del lavoro e l’organizzazione delle attività, comportando anche nuovi rischi, dall’altra sarà essenziale per mitigare le conseguenze del cambiamento climatico

I rischi legati al cambiamento climatico

Il cambiamento climatico genera rischi diretti già osservabili:

  • stress termico e ondate di calore;
  • esposizione a radiazioni UV;
  • inquinamento dell’aria;
  • eventi climatici estremi (alluvioni, incendi);
  • aumento di malattie trasmesse da vettori quali zanzare e zecche.

A questi si aggiungono rischi indiretti più complessi da individuare:

  • rischio di incidenti legato alla possibile difficoltà ad adeguarsi alla trasformazione dei modelli produttivi e delle filiere;
  • introduzione di nuove tecnologie “green” con rischi non ancora valutati;
  • aumento di stress, insicurezza occupazionale e rischi psicosociali.

I fattori a maggior impatto

Lo studio individua 24 fattori principali che determinano il crescente impatto del cambiamento climatico sulla sicurezza, tra cui:

  • economici (inflazione verde, scarsità di risorse, interruzioni delle forniture);
  • tecnologici (digitalizzazione, AI);
  • normativi (nuovi obblighi e costi di compliance);
  • sociali (migrazione, disuguaglianze, nuove competenze richieste).

Fra questi, vengono riconosciuti come più impattanti:

  • disuguaglianze socio-economiche;
  • migrazioni;
  • miopia politica.

Le soluzioni

Il testo analizza i possibili scenari futuri, individuando come ideale la condizione nella quale viene favorita un’integrazione elevata fra politiche climatiche, sociali e di sicurezza. Anche per affrontare il cambiamento climatico, una gestione guidata dalla sostenibilità (economica, sociale, ambientale) appare come vincente. Serve inoltre impostare da subito un sistema di prevenzione dei rischi emergenti, dove la formazione e l’innovazione tecnologica e green siano al centro.

Conclusioni

Lo studio EU-OSHA analizza l’impatto sulla sicurezza occupazionale del cambiamento climatico e rischi ed opportunità della transizione ecologica, mettendo in luce possibili strategie comuni da adottare per arginare gli scenari più catastrofici. La sostenibilità rimane la chiave per garantire uno sviluppo etico, attuabile e attento alla sicurezza dei lavoratori.

In allegato la pubblicazione originale EU-OSHA in lingua inglese.

COSA DICE LA LEGGE

  • Direttiva quadro 89/391/CEE: obbligo generale di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori;
  • D.Lgs. 81/08;
  • Strategia UE sulla salute e sicurezza 2021‑2027: integra i rischi emergenti, inclusi quelli climatici;
  • Green Deal europeo;
  • Direttiva CSRD: obblighi di reporting su sostenibilità e impatti su lavoratori e ambiente;
  • Sistema ETS (Emission Trading): influenza le strategie aziendali con effetti anche su salute e sicurezza sul lavoro.

INDICAZIONI OPERATIVE

  1. Aggiornare il DVR includendo rischi emergenti legati a clima (calore, eventi estremi, qualità dell’aria) e innovazione;
  2. Integrare la sicurezza nei piani di sostenibilità e transizione ecologica;
  3. Adottare soluzioni improntate alla sicurezza già nella fase di progettazione di tecnologie e processi;
  4. Utilizzare tecnologie digitali per monitoraggio e prevenzione, nel rispetto della privacy;
  5. Formare i lavoratori su rischi climatici e psicosociali, uso di tecnologie e misure preventive;
  6. Fornire DPI adeguati alle nuove condizioni (es. caldo estremo);
  7. Prevedere misure organizzative per la gestione del rischio climatico (pause, orari flessibili);
  8. Tutelare i lavoratori vulnerabili, ad esempio gli anziani, con misure specifiche;
  9. Coinvolgere i lavoratori nei sistemi di segnalazione dei rischi e miglioramento continuo;
  10. Investire in salute mentale e benessere organizzativo.

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