ISPRA 2026: la fotografia dell’Italia che deve guidare le imprese
A cura della Redazione
Il rapporto “Ambiente in Italia: uno sguardo d’insieme. Annuario dei dati ambientali 2025” restituisce una fotografia ampia e concreta dello stato ambientale del Paese. Clima, qualità dell’aria, industria, rifiuti, sostanze chimiche, energia e consumo di suolo non sono temi separati dalla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro: entrano ogni giorno nelle valutazioni dei rischi, nelle scelte organizzative, nella formazione e nella responsabilità di RSPP, HSE manager, HR e datori di lavoro. Il messaggio è chiaro: la prevenzione moderna nasce dall’integrazione tra dati, cultura, processi e capacità decisionale.
COSA TRATTA
Il nuovo quadro ambientale italiano elaborato da ISPRA non è soltanto un documento tecnico. È, di fatto, una mappa del Paese reale: quello che produce, consuma energia, genera rifiuti, emette sostanze in atmosfera, affronta eventi climatici estremi, gestisce sostanze chimiche, tutela acqua e suolo, prova a rendere compatibili sviluppo economico, sicurezza e ambiente.
Per chi si occupa di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, questo rapporto ha un valore particolare. Non parla direttamente solo di aziende, cantieri, fabbriche, magazzini o uffici, ma descrive il contesto in cui tutte queste realtà operano. E oggi nessuna valutazione dei rischi può più essere letta in modo isolato. Il rischio chimico è collegato alla gestione ambientale delle sostanze. Il rischio da calore è collegato al cambiamento climatico. La qualità dell’aria esterna dialoga con quella degli ambienti di lavoro. I rifiuti speciali, le emissioni, le autorizzazioni ambientali, la logistica e l’energia incidono sulle responsabilità organizzative e sulla continuità operativa delle imprese.
Il rapporto ISPRA 2025 conferma un’Italia attraversata da segnali contrastanti. Da un lato emergono miglioramenti importanti: la riduzione delle emissioni di gas serra rispetto al 1990, l’aumento del ricorso alle fonti rinnovabili, il rafforzamento di alcuni indicatori dell’economia circolare, la crescita delle certificazioni ambientali e una maggiore disponibilità di dati. Dall’altro lato restano criticità significative: qualità dell’aria ancora problematica, temperature in aumento, consumo di suolo in crescita, pressione dei trasporti, investimenti ambientali industriali non sempre stabili e presenza diffusa di stabilimenti a rischio di incidente rilevante.
Il punto centrale, per RSPP e HSE manager, è che questi dati non devono restare confinati nei report. Devono diventare strumenti di lavoro. La cultura della sicurezza e dell’ambiente cresce quando le informazioni vengono trasformate in procedure, controlli, formazione, manutenzione, indicatori interni e decisioni aziendali. La prevenzione non vive nei documenti: vive nel modo in cui i documenti diventano comportamenti.
Nel settore industriale, il rapporto evidenzia un percorso di miglioramento dell’intensità emissiva, con una riduzione significativa della CO₂ per unità di valore aggiunto rispetto al passato. È un segnale importante, perché dimostra che una parte del sistema produttivo sta riuscendo a produrre con minori pressioni ambientali. Tuttavia, il quadro non consente letture semplicistiche. Alcuni comparti, come chimica, metallurgia, cartario e lavorazione dei minerali non metalliferi, presentano ancora profili emissivi rilevanti, soprattutto per la CO₂. Questo significa che l’efficienza tecnologica è fondamentale, ma non basta se non viene accompagnata da una revisione dei processi, da una gestione più attenta dell’energia e da sistemi di controllo capaci di intercettare le anomalie prima che diventino non conformità.
Nel ragionamento aziendale, ambiente e sicurezza devono procedere insieme. Una cattiva gestione delle emissioni, degli impianti, delle sostanze o dei rifiuti non è mai solo un problema ambientale: può diventare anche un problema di esposizione professionale, incendio, esplosione, incidente rilevante, responsabilità organizzativa e reputazione. Per questo il ruolo dell’HSE non può essere ridotto a un presidio documentale. Deve diventare una funzione di governo dei rischi, capace di leggere i segnali deboli e di collegare ciò che accade nel reparto produttivo con ciò che impone la normativa e ciò che raccontano i dati ambientali.
Un altro tema decisivo riguarda la qualità dell’aria. Il rapporto mostra che, pur in presenza di miglioramenti su alcuni inquinanti, permangono superamenti diffusi rispetto ai valori di riferimento sanitari, in particolare per particolato, ozono e biossido di azoto. Per le aziende questo significa considerare con maggiore attenzione esposizioni combinate, microclima, ventilazione, attività outdoor, cantieri, trasporti interni ed esterni, uso di mezzi diesel, movimentazione merci e ricadute nei luoghi di lavoro. La prevenzione non può limitarsi alla misurazione puntuale: deve diventare capacità di interpretare il contesto.
Il cambiamento climatico è forse il tema che più chiaramente sta entrando nella sicurezza sul lavoro quotidiana. L’aumento delle temperature, la crescita dei giorni torridi, delle notti tropicali e delle ondate di calore non costituiscono più un tema ambientale distante. Sono fattori che incidono su cantieri, agricoltura, logistica, manutenzione esterna, trasporti, imprese di pulizia, emergenza, sanità, magazzini e attività industriali. Il rischio da calore va gestito con pianificazione, turnazioni, pause, idratazione, sorveglianza sanitaria, formazione mirata e procedure dinamiche. Qui la tecnologia può aiutare molto: sistemi di allerta, sensori, monitoraggi meteo-locali, piattaforme di gestione delle attività e strumenti digitali di comunicazione interna permettono di passare da una prevenzione generica a una prevenzione tempestiva.
Anche il tema dei rifiuti conferma la necessità di una visione integrata. L’Italia mostra buone performance in diversi indicatori di economia circolare, ma la quantità complessiva di rifiuti, in particolare speciali, resta elevata. Per un HSE manager questo significa presidiare classificazione, deposito temporaneo, tracciabilità, formazione degli addetti, scelta dei fornitori, gestione documentale e controllo degli appalti. Un errore nella gestione dei rifiuti non è solo una violazione ambientale: può comportare rischi chimici, biologici, incendio, interferenze operative e responsabilità penali.
Le sostanze chimiche rappresentano un ulteriore punto di contatto tra ambiente e sicurezza. Il rapporto richiama il peso delle sostanze, degli agenti chimici, dei pesticidi, dei fitosanitari e degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante. In azienda questo si traduce in un’esigenza concreta: conoscere davvero ciò che entra, viene utilizzato, trasformato, stoccato, smaltito o trasportato. La scheda dati di sicurezza non può essere un allegato dimenticato in una cartella; deve essere uno strumento vivo, collegato alla valutazione del rischio chimico, alle procedure operative, alla formazione, ai DPI, alle emergenze e agli aggiornamenti normativi.
Il rapporto ISPRA conferma anche l’importanza della qualità del dato. Senza dati affidabili non ci sono buone decisioni. Questo vale per le politiche pubbliche, ma anche per le imprese. Un’organizzazione che non misura consumi, emissioni, rifiuti, near miss, esposizioni, manutenzioni, formazione e non conformità lavora al buio. La digitalizzazione, quando ben progettata, non è un esercizio amministrativo: è memoria aziendale, presidio della conformità, rapidità di risposta e capacità di apprendere dagli errori. Ma funziona solo se migliora i processi e se le persone la percepiscono come uno strumento di lavoro utile, non come un ulteriore adempimento.
Per RSPP, HSE manager e HR il messaggio più importante è culturale. Ambiente, salute e sicurezza non sono tre mondi separati. Sono tre dimensioni della stessa responsabilità: proteggere le persone, rendere sostenibili i processi e garantire continuità all’impresa. Una cultura HSE matura non nasce dalla paura della sanzione, ma dalla consapevolezza che ogni dato ambientale può diventare una domanda organizzativa:
- siamo pronti?
- abbiamo procedure adeguate?
- i lavoratori sono informati?
- i fornitori sono controllati?
- i nostri sistemi ci avvisano in tempo?
- sappiamo dimostrare ciò che facciamo?
È qui che il rapporto ISPRA diventa uno strumento prezioso anche per chi lavora dentro le aziende. Non va letto solo come fotografia dell’ambiente italiano, ma come agenda di priorità per la prevenzione. Aria, clima, energia, suolo, rifiuti, sostanze chimiche e autorizzazioni ambientali devono entrare con maggiore forza nei sistemi di gestione, nei DVR, nei piani di formazione, nei modelli organizzativi, nei piani di emergenza e nelle scelte di investimento.
La sicurezza del futuro sarà sempre più capace di collegare dati ambientali e organizzazione del lavoro. Non per complicare la vita alle imprese, ma per renderle più solide, più preparate e più responsabili. E anche più attrattive: perché le aziende che curano ambiente e sicurezza comunicano, prima ancora che con le parole, un’idea precisa di rispetto per le persone e per il territorio.
In allegato la guida ISPRA.
COSA DICE LA LEGGE
- Il D.Lgs. 81/2008 resta il riferimento centrale per la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Impone al datore di lavoro la valutazione di tutti i rischi, compresi quelli collegati ad agenti chimici, fisici, biologici, microclima, atmosfere pericolose, interferenze, appalti, emergenze e organizzazione del lavoro.
- Il D.Lgs. 152/2006 disciplina la tutela ambientale in Italia, con riferimento a rifiuti, acque, emissioni in atmosfera, bonifiche, VIA, VAS e autorizzazioni ambientali. Per le imprese rappresenta il quadro di riferimento per collegare gestione ambientale, responsabilità aziendale e controllo operativo.
- Il Regolamento REACH (CE n. 1907/2006) e il Regolamento CLP (CE n. 1272/2008) definiscono gli obblighi europei su registrazione, valutazione, autorizzazione, restrizione, classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze chimiche. Hanno un impatto diretto sulla valutazione del rischio chimico e sulla gestione delle schede dati di sicurezza.
- Il D.Lgs. 105/2015, attuativo della Direttiva Seveso III, disciplina il controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose. È particolarmente rilevante per stabilimenti chimici, depositi, impianti di stoccaggio e attività industriali con quantitativi significativi di sostanze pericolose.
- Il D.Lgs. 155/2010, in attuazione della normativa europea sulla qualità dell’aria, regola la valutazione e la gestione della qualità dell’aria ambiente. Pur rivolto alla tutela della popolazione, offre un quadro utile anche per valutare il contesto in cui operano lavoratori esposti ad attività outdoor, traffico, cantieri e aree industriali.
- Le autorizzazioni ambientali, tra cui AIA e procedure VIA, costituiscono strumenti centrali per prevenire e controllare gli impatti delle attività produttive. Per le imprese non sono solo adempimenti formali, ma presidi di gestione, monitoraggio, manutenzione e miglioramento continuo.
INDICAZIONI OPERATIVE
- Integrare nel DVR i fattori ambientali che possono incidere sui rischi lavorativi: caldo estremo, qualità dell’aria, sostanze chimiche, emissioni, rifiuti, rumore, eventi meteo, incendi, alluvioni e interruzioni operative.
- Aggiornare la valutazione del rischio chimico partendo da inventario sostanze, schede dati di sicurezza, classificazione CLP, scenari di esposizione, modalità di stoccaggio, incompatibilità e procedure di emergenza.
- Collegare gestione ambientale e sicurezza: rifiuti, emissioni, scarichi, sostanze pericolose e autorizzazioni devono essere presidiati anche come possibili fonti di rischio per lavoratori, appaltatori e manutentori.
- Utilizzare strumenti digitali per archiviare schede di sicurezza, scadenze autorizzative, controlli, manutenzioni, formazione, audit e non conformità, così da rendere tracciabili le decisioni e più rapida la risposta in caso di verifica.
- Rafforzare la formazione di preposti, manutentori, addetti al magazzino, acquisti e logistica, perché molte criticità ambientali e di sicurezza nascono prima del reparto produttivo: nella scelta delle sostanze, dei fornitori, dei trasportatori e delle procedure operative.
- Pianificare la gestione del caldo e degli eventi estremi con procedure stagionali, soglie di attivazione, turnazioni, pause, acqua disponibile, monitoraggio meteo e comunicazioni tempestive ai lavoratori.
- Verificare periodicamente appalti e fornitori collegati a rifiuti, manutenzioni, trasporti, pulizie industriali, gestione chimica e servizi ambientali, perché la responsabilità organizzativa non si ferma ai confini formali dell’azienda.
- Trasformare gli indicatori ambientali in indicatori HSE interni: consumi energetici, produzione rifiuti, near miss ambientali, anomalie impiantistiche, esposizioni, segnalazioni, non conformità e tempi di chiusura delle azioni correttive.
Il 20% che conta (per l’80% dei risultati)
- Il primo insegnamento è che ambiente e sicurezza non possono più essere gestiti come ambiti separati. Ogni emissione, sostanza, rifiuto, evento climatico o criticità autorizzativa può avere una ricaduta diretta sull’organizzazione del lavoro e sulla tutela delle persone.
- Il secondo punto è il valore dei dati. Le aziende che misurano meglio decidono meglio. La prevenzione efficace non nasce dall’intuizione, ma da informazioni aggiornate, procedure coerenti e responsabilità chiare.
- Il terzo elemento riguarda il rischio climatico. Calore, eventi estremi e variazioni ambientali devono entrare stabilmente nella valutazione dei rischi, soprattutto per attività outdoor, logistica, cantieri, manutenzioni e reparti non climatizzati.
- Il quarto punto è la gestione delle sostanze chimiche. Inventario, SDS, classificazione, stoccaggio, formazione e procedure di emergenza devono essere collegati in modo continuo, non gestiti come documenti separati.
- Il quinto insegnamento è organizzativo: la cultura HSE cresce quando sicurezza, ambiente, HR, acquisti, manutenzione e produzione lavorano sugli stessi dati e sugli stessi obiettivi. La tecnologia aiuta, ma solo se rende più semplici, controllabili e condivisi i processi.
Riproduzione riservata ©
Allegati
- ambiente-in-italia-2025 - Scarica